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RISCHIO IN AGRICOLTURA: 8 FATTORI CHIAVE CHE DEVI ASSOLUTAMENTE CONOSCERE

Aggiornato il 22/10/2026
Rischio in agricoltura: Un agricoltore che indossa DPI completi (guanti, maschera, occhiali, tuta protettiva) mentre spruzza pesticidi su un campo, con un trattore moderno sullo sfondo.

Quali pericoli valutare davvero nel DVR di un’azienda agricola, come scegliere i DPI giusti e cosa succede quando la prevenzione resta solo sulla carta.

Il settore agricolo presenta una serie di rischi per la salute e la sicurezza degli agricoltori che spesso vengono sottovalutati. 

Comprendere i fattori di rischio in agricoltura è il primo passo per implementare efficaci strategie di prevenzione e garantire un ambiente di lavoro sicuro e salubre. 

La medicina del lavoro agricolo gioca un ruolo cruciale in questa protezione. 

In questo approfondimento, esploreremo in dettaglio le diverse tipologie di rischio in agricoltura, le patologie più comuni, le normative e le sanzioni per la mancata applicazione, analizzando anche gli ultimi dati INAIL per un quadro completo della situazione.

Il rischio in agricoltura

I numeri raccontano una storia a due facce. Nel 2023 l’INAIL ha registrato 26.546 infortuni denunciati nella gestione assicurativa Agricoltura, il 19,7% in meno rispetto ai 33.070 del 2019, e 138 decessi denunciati, il valore più basso del quinquennio 2019-2023 e in calo del 19,3% sui 171 di quattro anni prima.

Il dettaglio che ci colpisce ogni volta è un altro: il 94% degli infortuni avviene in occasione di lavoro, l’età media degli infortunati è di 49 anni contro i 43 dell’industria e il 40% dei decessi riguarda over 65, che sono però solo il 14% degli infortunati.

In agricoltura, insomma, ci si infortuna meno che in passato, ma l’evento coinvolge una popolazione più anziana e ne paga conseguenze molto più gravi.

Il quadro 2025 conferma che non si può abbassare la guardia: nel primo trimestre dell’anno i decessi in agricoltura sono passati da 15 a 19, con un aumento del 26,7% rispetto allo stesso periodo del 2024.

La causa più ricorrente ha un nome preciso, il ribaltamento del trattore: secondo le stime di settore di Federacma, riportate da AgroNotizie, in Italia un agricoltore perde la vita per questa dinamica ogni due o tre giorni, e circolerebbero oltre un milione di trattori privi di cintura e di arco o cabina di protezione ROPS (Roll-Over Protective Structure)2.

I pericoli legati alle macchine sono i primi che si analizzano in ogni sopralluogo, come abbiamo spiegato nell’articolo i Rischi Meccanici.

Rischio in agricoltura: Un trattore moderno con cabina di sicurezza e roll-bar evidenti, che simboleggia la protezione contro il rischio di ribaltamento e gli infortuni gravi.

I sei fattori di rischio in agricoltura da mappare nel DVR

Ci troviamo spesso davanti a valutazioni costruite come se l’azienda agricola fosse un’officina meccanica: tutta l’attenzione sulle macchine e quasi nulla sul resto. In realtà il rischio in agricoltura è multiforme, e le famiglie di pericoli da mappare sempre, una per una, sono sei:

  • Rischio meccanico: trattori e macchine operatrici, organi di trasmissione non protetti, ribaltamenti, cadute dall’alto durante la potatura o la raccolta, contatto con parti in movimento durante manutenzioni fatte “al volo” a motore acceso.
  • Rischio chimico: fitosanitari, diserbanti, fertilizzanti, disinfettanti per le stalle, gas di silo e carburanti. È il fattore che sottovalutiamo di più, perché l’esposizione è cronica e a bassa dose; ne abbiamo trattato criteri e misure nel nostro approfondimento sul Rischio Chimico.
  • Rischio fisico: rumore delle motoseghe e delle trattrici, vibrazioni al corpo intero e al sistema mano-braccio, microclima severo, radiazione solare ultravioletta durante le lavorazioni all’aperto. Sul primo rimandiamo a Rischio Rumore sul Lavoro.
  • Rischio biologico: zoonosi trasmesse dagli animali di allevamento, tetano, leptospirosi, punture di insetti, muffe e polveri organiche dei fienili. Noi di Medicolavoro.org abbiamo dedicato una guida ai 4 livelli di Rischio Biologico, utile per classificare correttamente gli agenti presenti in azienda.
  • Rischio ergonomico: posture incongrue prolungate, movimentazione manuale di carichi, movimenti ripetitivi nella raccolta. Per i limiti di riferimento rimandiamo a Peso Massimo Sollevabile e all’approfondimento Rischio Ergonomico: 8 aspetti da sapere.
  • Rischio psicosociale: stagionalità, isolamento delle aziende, orari dilatati nei periodi di picco, pressione economica sul conduttore. È l’unico che l’art. 28 del D.Lgs. 81/2008 impone di valutare nominandolo espressamente come stress lavoro-correlato.

Una revisione sistematica internazionale firmata da Espinosa e colleghi, pubblicata nel 2026 su Discover Social Science and Health, ha analizzato 205 articoli scientifici su 22 settori e ha confermato che nelle aree rurali i fattori di rischio più prevalenti sono proprio quello chimico, fisico e biologico, con fitosanitari, patogeni di origine animale e DPI insufficienti in cima all’elenco. Sul versante muscolo-scheletrico, un protocollo di revisione sistematica pubblicato nel 2023 su PMC si è concentrato sull’efficacia degli interventi ergonomici nella prevenzione dei disturbi muscolo-scheletrici dei lavoratori agricoli: un tema aperto e tutt’altro che marginale.

Rischio in agricoltura: Un medico competente che effettua una visita medica (es. audiometria o spirometria) su un agricoltore all'interno di un ambulatorio mobile o una struttura sanitaria, a sottolineare la sorveglianza sanitaria.

Il DVR agricolo: cosa deve contenere e quando va rielaborato

La valutazione di tutti i rischi con la conseguente elaborazione del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) è, insieme alla designazione del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP), uno dei due obblighi che l’art. 17 del D.Lgs. 81/2008 definisce non delegabili: il datore di lavoro agricolo può farsi assistere da chi vuole, ma la responsabilità resta sua.

L’art. 28 stabilisce che la valutazione deve riguardare tutti i rischi, compresi lo stress lavoro-correlato e quelli legati a genere, età e provenienza dei lavoratori: tre variabili che nel rischio in agricoltura pesano moltissimo, vista l’età media elevata e il largo impiego di manodopera stagionale straniera.

Lo stesso articolo impone al documento la data certa e alcuni contenuti minimi, il primo punto su cui si concentra un’ispezione:

  • la relazione sulla valutazione di tutti i rischi, con i criteri adottati;
  • le misure di prevenzione e protezione attuate e i DPI adottati;
  • il programma delle misure per il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza;
  • il nominativo del RSPP, del RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza) e del medico competente che ha partecipato alla valutazione.

Per le imprese di nuova costituzione il DVR va elaborato entro 90 giorni dall’inizio dell’attività. Quanto all’aggiornamento, l’art. 29 non fissa una scadenza periodica generica: impone di rielaborare la valutazione in caso di modifiche significative del processo produttivo o dell’organizzazione del lavoro, di evoluzione della tecnica e della prevenzione, di infortuni significativi, o quando i risultati della sorveglianza sanitaria ne evidenzino la necessità.

L’errore che vediamo più spesso è considerare il DVR un adempimento una tantum: acquistare una nuova macchina o cambiare coltura impone una rielaborazione tempestiva, senza indugio. Per la struttura completa del documento rimandiamo alla guida Documento Valutazione dei Rischi; sul metodo di identificazione dei pericoli, invece, a Rischio sul Lavoro.

DPI in agricoltura

C’è un equivoco che incontriamo in ogni azienda: pensare che consegnare guanti e mascherine metta al riparo da tutto. La logica del Testo Unico è opposta: l’art. 15, comma 1, lettera i) fissa la priorità delle misure di protezione collettiva su quelle individuali, e l’art. 75 chiarisce che i DPI vanno impiegati solo quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente ridotti da misure tecniche o da protezioni collettive.

In pratica: prima l’arco di protezione ROPS sul trattore, poi la cintura; prima il sistema chiuso di travaso dei fitosanitari, poi la maschera a filtro.

Quando i DPI servono, e nel rischio in agricoltura servono quasi sempre, l’art. 77 impone al datore di lavoro alcuni obblighi precisi:

  • scegliere DPI adeguati al rischio specifico e alle condizioni di lavoro, aggiornandone la scelta quando il rischio cambia;
  • fornirli, mantenerli in efficienza e provvedere a riparazioni e sostituzioni;
  • informare e formare i lavoratori sull’uso corretto;
  • garantire l’addestramento specifico, obbligatorio per i DPI di terza categoria e per i protettori dell’udito: quindi, in agricoltura, per le maschere a filtro usate nei trattamenti e per le cuffie usate con motoseghe e trattrici.

L’art. 18 aggiunge un passaggio che nella nostra esperienza viene quasi sempre saltato: i DPI vanno forniti sentiti il RSPP e il medico competente, la cui valutazione dice se quel lavoratore è in grado di indossare quel dispositivo. Su tipologie e categorie rimandiamo a DPI: Dispositivi di Protezione Individuale.

Rischio in agricoltura: Un gruppo di agricoltori che partecipa a un corso di formazione sulla sicurezza, con un istruttore che indica grafici o diapositive sui rischi specifici

FAQ

Quali sono i principali fattori di rischio in agricoltura?

Meccanico (trattori e macchine operatrici), chimico (fitosanitari e fertilizzanti), fisico (rumore, vibrazioni, microclima, UV), biologico (zoonosi, tetano, polveri organiche), ergonomico (posture e carichi) e psicosociale (stagionalità, isolamento, orari). Come abbiamo spiegato in Rischio sul Lavoro, vanno identificati tutti prima di essere valutati.

Il DVR è obbligatorio anche per una piccola azienda agricola?

Sì. La valutazione di tutti i rischi con elaborazione del DVR è un obbligo non delegabile del datore di lavoro ai sensi dell’art. 17 del D.Lgs. 81/2008, a prescindere dalle dimensioni. Per una nuova impresa il termine è di 90 giorni dall’avvio dell’attività. I dettagli sono nella nostra guida al Documento Valutazione dei Rischi.

Ogni quanto va aggiornato il DVR in agricoltura?

L’art. 29 non impone una scadenza fissa: la rielaborazione va fatta senza indugio in caso di modifiche significative del processo produttivo o dell’organizzazione, evoluzione della tecnica, infortuni significativi o quando lo indicano i risultati della sorveglianza sanitaria.

Bastano i DPI per mettersi in regola?

No. L’art. 75 li ammette solo quando il rischio non può essere eliminato o ridotto con misure tecniche o collettive, che l’art. 15 pone in via prioritaria. E vanno scelti sentiti il RSPP e il medico competente. Ne parliamo anche in DPI: Dispositivi di Protezione Individuale.

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