I rischi professionali degli infermieri: dal rischio biologico alle aggressioni: quali sono i rischi professionali degli infermieri, cosa dicono i dati INAIL 2025 e come si prevengono davvero.
I rischi professionali degli infermieri non sono un elenco astratto da compilare: sono la somma di gesti ripetuti migliaia di volte, di aghi maneggiati in emergenza, di farmaci preparati sotto pressione e di pazienti o familiari che alzano la voce.
Un dato ci colpisce ogni volta che lo rileggiamo: nel 2024 l’INAIL ha registrato nel settore sanità e assistenza sociale 4.395 denunce di malattia professionale, con un aumento del 23,9% rispetto al 2023 e il 77% dei casi a carico di donne. La sanità è tra i comparti più esposti a rischi professionali.
Rischio biologico professionale degli infermieri
Il rischio biologico, l’esposizione a virus, batteri e altri agenti patogeni durante l’assistenza al paziente, è quello che gli infermieri conoscono meglio e quello che sottovalutano di più.
Il D.Lgs. 81/2008 lo disciplina al Titolo X, articoli da 266 a 286, con obblighi di valutazione, classificazione e contenimento. Le vie di esposizione più frequenti in reparto sono:
- punture accidentali e ferite durante prelievi, accessi venosi e smaltimento dei rifiuti sanitari;
- contatto di sangue e fluidi biologici con mucose o cute non integra;
- trasmissione per via aerea o droplet nell’assistenza ravvicinata (aspirazione, intubazione, igiene del paziente);
- contaminazione indiretta di superfici, dispositivi e divise, il capitolo più trascurato.
Uno studio pubblicato nel 2025 sul Journal of Biomedical Practitioners dall’Università Politecnica delle Marche (sede di Pesaro) ha seguito 2.538 studenti di infermieristica tra il 2011 e il 2024: 173 hanno subito una lesione biologica, il 7% della popolazione osservata, nel 53% dei casi ferite da ago o tagliente e nel 46% contatti con fluidi biologici, concentrate nei reparti di chirurgia, emergenza e area medica.
Il rischio si concentra dove la manualità è alta e l’esperienza è bassa.
L’errore più comune che osserviamo è ridurre tutto ai dispositivi di protezione individuale, dimenticando l’organizzazione: contenitori per taglienti lontani dal punto d’uso, dispositivi di sicurezza non usati perché “rallentano”, procedure post-esposizione che nessuno ricorda a memoria.
La prevenzione efficace è una questione di percorsi e non di buona volontà. Su classificazione e livelli di contenimento rimandiamo alla nostra guida Rischio Biologico: i 4 livelli di rischio, mentre gli aspetti di igiene ambientale li abbiamo trattati in Rischi Igienico Sanitari.

Movimentazione dei pazienti
Se il rischio biologico domina gli infortuni, il rischio biomeccanico domina le malattie professionali. Sempre secondo i Dati INAIL n. 11/2025, oltre l’84% delle denunce del settore sanità riguarda il sistema osteomuscolare (dorsopatie e disturbi dei tessuti molli), l’8,5% la sindrome del tunnel carpale, e l’80% dei casi coinvolge lavoratori over 50.
Tra i rischi professionali degli infermieri questo è il più prevedibile e, ci permettiamo di dirlo, il meno perdonabile: si accumula lentamente e si vede arrivare da anni.
La movimentazione manuale dei carichi e dei pazienti è regolata dal Titolo VI, articoli 167-171, con l’Allegato XXXIII che indica i fattori di rischio dorso-lombare e rimanda ai criteri tecnici della serie ISO 11228 (non il XXXIV, spesso citato per errore). Pesano anche le posture incongrue e i gesti ripetitivi di reparto, temi trattati in Rischio Ergonomico: 8 aspetti da sapere e in Movimenti Ripetitivi Arti Superiori; per il quadro clinico più frequente abbiamo dedicato una guida specifica a Tunnel Carpale: 5 strategie efficaci per gestirlo.
Il rischio biomeccanico non va confuso con i rischi fisici del Titolo VIII, articoli 180-220, che riguardano rumore, vibrazioni, campi elettromagnetici (rilevanti in risonanza magnetica) e radiazioni ionizzanti.
Sono due famiglie distinte: vederle mescolate nello stesso capitolo del DVR è un segnale di valutazione fatta in fretta. Ne parliamo in Rischi Fisici: cosa sono e come tutelare la salute dei lavoratori.
Resta comunque un evento quotidiano: gli infermieri sono la categoria più colpita del comparto, con circa il 30% delle denunce, e nel 67% dei casi si tratta di contusioni e distorsioni agli arti inferiori, con un andamento stabile (+1,4%) nel quinquennio 2020-2024 al netto dell’effetto Covid.
Rischio chimico degli infermieri
È il capitolo che troviamo più spesso sottodimensionato. Il rischio chimico è disciplinato dal Titolo IX, Capo I, articoli 221-232: l’art. 223 impone la valutazione dell’esposizione, l’art. 227 informazione e formazione, l’art. 229 la sorveglianza sanitaria, mentre i valori limite di esposizione professionale (VLEP) sono raccolti nell’Allegato XXXVIII. In corsia significa farmaci antineoplastici preparati o somministrati, gas anestetici, disinfettanti e sterilizzanti come glutaraldeide e ossido di etilene, lattice e detergenti aggressivi per la cute.
Una novità normativa che molte strutture non hanno ancora recepito nel DVR: il D.Lgs. 4 settembre 2024 n. 135, in vigore dall’11 ottobre 2024, attua la Direttiva UE 2022/431 ed estende la tutela alle sostanze reprotossiche, tema centrale per il personale infermieristico che manipola chemioterapici.
Il decreto fissa un valore limite vincolante per l’ossido di etilene (1,8 mg/m3), rivede il limite del benzene (0,2 ppm) e sposta 12 sostanze, tra cui il mercurio, dall’Allegato XXXVIII al nuovo Allegato XLIII. Ne abbiamo scritto in Sostanze Cancerogene sul Lavoro, mentre per i concetti trasversali come classificazione CLP e VLEP rimandiamo a Rischio Chimico: le strategie essenziali.

Violenza e rischio psicosociale
Nel 2024 l’INAIL ha riconosciuto 2.464 infortuni da aggressione nel settore sanità: un infortunio su dieci in occasione di lavoro, il triplo rispetto a industria e servizi, con il 72% delle vittime di sesso femminile, quasi il 50% dei casi in ospedali e case di cura, oltre un terzo in strutture residenziali e circa il 17% nei servizi non residenziali.
Tre interventi normativi recenti rafforzano la tutela degli operatori:
- Legge 14 agosto 2020 n. 113: istituisce l’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie (ONSEPS) e i protocolli con le forze di polizia;
- D.L. 34/2023: inasprisce le pene per lesioni agli operatori sanitari (reclusione da 2 a 5 anni);
- Legge 18 novembre 2024 n. 171: introduce l’arresto obbligatorio in flagranza e un nuovo reato di danneggiamento di beni del servizio sanitario, punito con la reclusione da 1 a 5 anni.
Il costo psicologico è misurabile.
L’indagine MeND dell’OMS Europa con la Commissione Europea, pubblicata a ottobre 2025 su circa 90.000 questionari validi in 29 Paesi, ha rilevato in Italia sintomi depressivi nel 26% degli infermieri (media UE 24%), con ansia riportata da circa un quarto degli operatori e violenza, turni prolungati e lavoro notturno tra i fattori aggravanti.
Uno studio pubblicato nel 2025 su The Lancet Regional Health – Europe conferma che infermieri e personale di pronto soccorso e terapia intensiva riportano il maggior disagio psicologico, e che servono interventi organizzativi e non solo di supporto individuale.
Le misure che nella nostra esperienza funzionano, e che ritroviamo nelle linee guida per la prevenzione della violenza sugli operatori sanitari dell’ASP Trapani, sono poche e concrete:
- analisi degli eventi sentinella e delle aggressioni anche solo verbali, con segnalazione non punitiva;
- riprogettazione degli spazi di attesa e triage (visibilità, vie di fuga, controllo accessi);
- rinforzo degli organici nelle fasce orarie critiche, invece del solo appello alla resilienza;
- formazione sulla comunicazione e sulla gestione del conflitto (non citata alla lettera dall’art. 37, ma inseribile tra i contenuti specifici se il DVR la prevede);
- percorsi di supporto psicologico attivabili dopo l’evento.
Abbiamo trattato questi temi in Rischio Psicosociale: 7 aspetti da non ignorare, in Stress Lavoro Correlato: 9 aspetti chiave e nella guida alla Sindrome da Burnout.
Chi valuta i rischi professionali degli infermieri e con quali strumenti
La responsabilità della valutazione è del datore di lavoro, direzione generale o sanitaria, ai sensi dell’art. 28, con la collaborazione di RSPP (Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione) e medico competente e la consultazione del RLS. L’esito confluisce nel DVR, trattato in Documento Valutazione dei Rischi o DVR. La sorveglianza sanitaria è invece regolata dall’art. 41 (non dall’art. 40, che riguarda i rapporti del medico competente con il SSN): visita preventiva, periodica, su richiesta del lavoratore, al cambio mansione e al rientro dopo assenza prolungata per motivi di salute. Per i turni notturni valgono protocolli specifici descritti in Sorveglianza Sanitaria nel Lavoro Notturno.
Il consiglio che diamo alle direzioni sanitarie è leggere insieme infortuni, malattie professionali e giudizi di idoneità: la sintesi dei Dati INAIL n. 11/2025 mostrano un profilo di rischio del comparto che nessun reparto può considerare “un caso isolato”.
FAQ
Quali sono i rischi professionali degli infermieri più frequenti?
Nel settore sanità prevalgono i disturbi osteomuscolari da movimentazione dei pazienti (oltre l’84% delle malattie professionali denunciate all’INAIL nel 2024), seguiti da rischio biologico, rischio chimico e rischio psicosociale con violenza da parte di pazienti e familiari.
Gli infermieri sono soggetti a sorveglianza sanitaria obbligatoria?
Sì. L’art. 41 del D.Lgs. 81/2008 prevede visite preventive, periodiche, su richiesta, al cambio mansione e al rientro da assenze prolungate per salute. Il protocollo è definito dal medico competente in base al DVR: ne parliamo in dettaglio in La Visita Medica del Lavoro.
Cosa deve fare la struttura sanitaria contro le aggressioni?
Valutare il rischio nel DVR (art. 28), applicare le misure organizzative e di sicurezza previste dalla Legge 113/2020 e tenere conto dell’inasprimento sanzionatorio introdotto dalla Legge 171/2024.
L’esposizione a chemioterapici richiede misure specifiche?
Sì: valutazione ai sensi dell’art. 223, sorveglianza sanitaria ex art. 229 e applicazione del D.Lgs. 135/2024 per le sostanze reprotossiche, con i nuovi valori limite dell’Allegato XLIII.




2 commenti su “RISCHI PROFESSIONALI DEGLI INFERMIERI: Quali sono e come prevenirli (D.Lgs 81/2008)”
Salve, ho ritirato il DVR dopo visita periodica ed ho notato che tra i rischi infortunistici, alla voce “guida Autoveicoli”, è barrato il NO. La domanda: se come infermiere ambulatoriale esco con l’auto aziendale per visite domiciliari, il rischio dovrebbe essere positivo?
Buongiorno, se esce come infermieri, durante l’orario di lavoro con la macchina aziendale è esposto a rischi specifici e una Sorveglianza Sanitaria particolare, quindi deve essere indicato nel DVR, questa è una mancanza. Segnali al RSPP aziendale e al Datore di lavoro tale mancanza tramite PEC.