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RISCHI DELLA SALDATURA: PROTEZIONE E PREVENZIONE FONDAMENTALI PER LA SALUTE DEL LAVORATORE

Aggiornato il 19/10/2026
Rischi della saldatura: Il dettaglio delle mani di un saldatore che indossa guanti resistenti al calore mentre tiene un pezzo di metallo appena saldato. Il metallo emana calore e piccole scintille residue sono visibili intorno alla zona di lavoro.

Ultimo aggiornamento: 27/09/26

Rischi della saldatura: Fumi cancerogeni, radiazioni ottiche, manganese: come riconoscere i danni prima che diventino irreversibili e quali controlli pretendere davvero in azienda.

La saldatura è un’attività lavorativa che comporta diversi rischi per la salute dei lavoratori. Questo articolo approfondisce i pericoli legati all’esposizione a radiazioni ottiche artificiali, fumi di saldatura e altri agenti nocivi. 

Esploreremo la normativa di riferimento, come il D.Lgs. 81/08, e l’importanza dei dispositivi di protezione individuale (DPI) per garantire la sicurezza sul lavoro. Scopriremo anche cos’è la malattia dei saldatori e come la prevenzione gioca un ruolo fondamentale nella tutela dei lavoratori.

Perché la saldatura è un rischio per i lavoratori?

Il primo equivoco che spesso si riscontra nei Documenti di Valutazione dei Rischi (DVR): la saldatura compare come una riga sola, «rischi della saldatura», con un livello medio e due DPI a fianco, mentre il saldatore è esposto a più agenti insieme, che colpiscono organi diversi e richiedono misure diverse:

  • radiazioni ottiche artificiali (ROA): ultravioletto, infrarosso e luce visibile emessi dall’arco elettrico;
  • agenti chimici e cancerogeni: fumi metallici, gas di processo, polveri di molatura;
  • rumore: spesso non dalla saldatura in sé, ma dalla smerigliatura e dalla martellatura delle scorie;
  • vibrazioni mano-braccio: dagli utensili di preparazione e finitura del giunto;
  • rischi ergonomici e posturali: spazi confinati, posizioni fisse prolungate, sollevamento di manufatti;
  • microclima caldo e rischio elettrico: soprattutto in ambienti chiusi o su strutture metalliche.

Nel quadro provvisorio del 2025 l’INAIL ha registrato 98.463 denunce di malattia professionale (+11,3% sul 2024), mentre la Relazione annuale INAIL 2024 aveva già certificato 88.000 denunce di tecnopatia, il livello più alto dalla fine degli anni Settanta.

Nel comparto «fabbricazione di prodotti in metallo», nel quale rientrano i rischi della saldatura, il 2024 si è chiuso con 16.248 infortuni, 2.417 malattie professionali (+21,3%) e 38 decessi.

Nessuna statistica isola la mansione del saldatore: segno di quanto i rischi della saldatura restino sommersi, perché chi salda, nello stesso turno, mola, movimenta e a volte vernicia, sovrapposizione già affrontata parlando dei rischi sul lavoro nelle officine meccaniche, mentre il punto di partenza resta il Documento di Valutazione dei Rischi.

Rischi della saldatura: Primo piano dettagliato degli occhi di un saldatore protetti da una maschera da saldatura con filtro ottico avanzato, mentre osserva attentamente l'arco di saldatura. Le radiazioni UV e IR sono rappresentate come raggi luminosi che colpiscono la maschera

Rischi della saldatura: radiazioni ottiche artificiali

Tra i rischi della saldatura, la fotocheratite, il «colpo d’arco», è la lesione oculare più frequente: compare da sei a dodici ore dopo l’esposizione, tipicamente di notte.

Il lavoratore si sveglia con sabbia negli occhi, lacrimazione e fotofobia intensa, sintomi che nella maggior parte dei casi si risolvono in 24-48 ore, ma ogni episodio è un danno che si somma.

Il primo soccorso, allontanare dalla fonte, non strofinare gli occhi, impacchi freddi, valutazione oculistica se il dolore persiste.

Gli effetti cronici preoccupano di più. Una revisione sistematica con meta-analisi (gennaio 2026, Acta Ophthalmologica) ha confermato un aumento del rischio di cataratta nei lavoratori esposti alla saldatura dei metalli, più marcato nei paesi a reddito medio-basso, dove la protezione oculare è meno diffusa.

Sulla pelle, gli ultravioletti dell’arco producono eritemi simili a scottature solari, invecchiamento cutaneo precoce e reazioni fototossiche nei lavoratori che assumono farmaci fotosensibilizzanti, un dettaglio che chiediamo sempre in sorveglianza sanitaria.

La IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) classifica come cancerogene certe per l’uomo, Gruppo 1, non solo i fumi ma anche le radiazioni ultraviolette della saldatura.

Su questo il legislatore è esplicito: il Titolo VIII, Capo V del D.Lgs. 81/2008 (artt. 213-220), che recepisce la Direttiva 2006/25/CE, impone di valutare in modo specifico i rischi della saldatura legati alle ROA, non di richiamarli genericamente in una riga del DVR.

Fumi di saldatura: cancerogeni certi

Tra i rischi della saldatura, i fumi sono quello su cui la scienza si è mossa più rapidamente: la IARC ha spostato i fumi di saldatura (Monografia 118) dal Gruppo 2B del 1989 al Gruppo 1, cancerogeni certi per l’uomo.

Cosa contengano dipende dal metallo base, dall’elettrodo e dal processo, ma gli attori principali sono sempre questi:

  • cromo esavalente e nichel, nella saldatura degli acciai inossidabili: i più temibili sul piano cancerogeno;
  • manganese, presente in quasi tutti gli elettrodi, con bersaglio neurologico;
  • ossidi di ferro e di zinco, responsabili della classica febbre da fumi metallici;
  • gas di processo: ozono, ossidi di azoto, monossido di carbonio;
  • fosgene, che si forma quando l’arco incontra residui di solventi clorurati sul pezzo.

Le evidenze più recenti lo confermano. Una meta-analisi su 86 studi (2026, Journal of Occupational Medicine and Toxicology) ha stimato un rischio relativo di tumore polmonare di 1,51 (IC95% 1,36-1,67) nei saldatori, indipendente dal fumo di sigaretta.

Accanto al rischio oncologico ci sono gli effetti che il saldatore riconosce ma non segnala. La febbre da fumi metallici, quella del presunto raffreddore, compare 4-12 ore dopo un’esposizione intensa a ossidi di zinco e regredisce in uno o due giorni.

L’esposizione cronica al manganese può produrre invece un quadro extrapiramidale simile al parkinsonismo, il cosiddetto manganismo: tremore, rigidità, alterazioni di memoria e umore a esordio lento.

Sul piano normativo i fumi ricadono nel Titolo IX del D.Lgs. 81/2008: Capo I (artt. 221-232) per gli agenti chimici, Capo II (artt. 233-243) per cancerogeni e mutageni. Aggiornamento importante, non recepito in molti DVR: il D.Lgs. 135/2024 (in vigore dall’11 ottobre 2024, Direttiva UE 2022/431) ha esteso il Capo II anche alle sostanze reprotossiche, con nuovi valori limite biologici e nuovi obblighi di sorveglianza sanitaria, riguardando anche cromo esavalente e nichel dei fumi di saldatura.

Ne parliamo in sostanze cancerogene sul lavoro e, sul metodo di valutazione, in Rischio Chimico.

Rischi della saldatura: Un medico competente aziendale che esamina un saldatore durante una visita medica periodica. Sul tavolo ci sono strumenti medici e un foglio con i risultati della valutazione dei rischi da radiazioni ottiche artificiali.

Rumore, vibrazioni e postura

Nelle valutazioni sparisce spesso una parte del lavoro del saldatore: i minuti dedicati a preparare il giunto, smerigliare e martellare le scorie.

È lì che si concentrano rumore e vibrazioni mano-braccio, anche per questo nel quadro INAIL 2025 il 75,4% delle malattie professionali denunciate riguarda l’apparato osteo-muscolare.

Il saldatore con fenomeno di Raynaud secondario, dita che sbiancano al freddo, formicolii, perdita di sensibilità fine, è quasi sempre un lavoratore che nessuno considerava «esposto a vibrazioni». Su questi fattori rimandiamo a Rischio Vibrazioni sul Lavoro e a Rischio Rumore sul Lavoro: nel protocollo dei saldatori inseriamo sia l’esame audiometrico sia la valutazione vascolare e neurologica degli arti superiori.

Cosa deve fare davvero il datore di lavoro: bonifica, DPI, sorveglianza sanitaria

Contro i rischi della saldatura la gerarchia delle misure è precisa: il D.Lgs. 81/2008 chiede di ridurre prima l’esposizione alla fonte, ricorrendo ai DPI solo sul residuo, non il contrario, come accade acquistando il casco a oscuramento automatico e considerando chiuso il problema. Le misure di bonifica più efficaci sono:

  • Aspirazione localizzata: torcia aspirante o braccio aspirante vicino al punto di saldatura;
  • Ventilazione generale: adeguata al volume dell’ambiente e al numero di postazioni attive;
  • Scelta di processi ed elettrodi meno emissivi, quando il ciclo produttivo lo consente;
  • Separazione delle postazioni, per evitare l’esposizione incrociata tra saldatori e altri lavoratori.

Un impianto di aspirazione tarato male vale meno di zero, perché genera solo l’illusione della protezione.

Sui DPI i riferimenti tecnici da tenere aggiornati, perché molti elenchi citano norme superate:

  • protezione di occhi e viso: maschera o schermo con filtro di grado adeguato al processo, oggi certificato secondo UNI EN ISO 16321-1:2022, che ha sostituito la EN 166:2004 (nuove certificazioni secondo la ISO dall’11 novembre 2025, certificati EN 166 validi fino al 31 ottobre 2029);
  • protezione delle vie respiratorie: facciali filtranti EN 149 e, negli spazi confinati, elettrorespiratori o autorespiratori;
  • indumenti di protezione: EN ISO 11611:2015, specifica per la saldatura e le tecniche connesse;
  • guanti: EN 12477:2001, tipo A o B in base alla destrezza richiesta;
  • calzature di sicurezza: EN ISO 20345:2022, che ha sostituito la versione 2011 introducendo le nuove classi da SB a S7;
  • protezione dell’udito: dispositivi conformi alla EN 352:2020.

Il terzo pilastro è sanitario. L’articolo 41 del D.Lgs. 81/2008 impone la sorveglianza sanitaria per gli esposti: il medico competente deve costruire un protocollo sanitario coerente con l’esposizione reale, che includa tipicamente:

  • anamnesi mirata, con attenzione a farmaci fotosensibilizzanti e sintomi respiratori/neurologici;
  • spirometria, per il monitoraggio della funzione respiratoria;
  • esame audiometrico, per l’esposizione a rumore da smerigliatura e martellatura;
  • valutazione oculistica, quando indicata da episodi ripetuti di fotocheratite;
  • monitoraggio biologico per manganese, cromo e nichel, dove il rischio lo giustifica.

Non è un adempimento formale: la sorveglianza sanitaria dei lavoratori, le visite periodiche per verificare idoneità e stato di salute, intercetta il danno quando è ancora reversibile.

Rischi della Saldatura: Un gruppo di saldatori durante una formazione sulla sicurezza sul lavoro, con un istruttore che mostra i dispositivi di protezione individuale (DPI) corretti da utilizzare. Nell'immagine sono visibili maschere, guanti, indumenti ignifughi e respiratori.

FAQ

Che cos’è la «malattia dei saldatori»?

Non è una diagnosi unica, ma un insieme di quadri legati alla stessa mansione: pneumoconiosi e bronchite cronica da inalazione di particolato metallico, febbre da fumi metallici, manganismo da esposizione cronica al manganese e aumento del rischio di tumore polmonare, documentato da una meta-analisi su 86 studi pubblicata nel 2026 sul Journal of Occupational Medicine and Toxicology con un rischio relativo di 1,51. Come illustriamo in Malattia Professionale, la differenza tra un quadro reversibile e uno cronico spesso è solo il tempo trascorso prima del primo controllo.

Quanto tempo dopo il colpo d’arco compaiono i sintomi e cosa si deve fare?

Da sei a dodici ore, spesso di notte. Occorre allontanare il lavoratore dalla fonte, evitare di strofinare gli occhi, applicare impacchi freddi e richiedere una valutazione oculistica se dolore, lacrimazione e fotofobia non si risolvono entro 24-48 ore.

I fumi di saldatura sono davvero cancerogeni?

Sì, e non come ipotesi: la IARC li ha classificati nel Gruppo 1 nella Monografia 118, portandoli dal precedente Gruppo 2B del 1989. Le evidenze più recenti riguardano polmone e vie urinarie: odds ratio di 1,20 per il tumore della vescica in una revisione di 34 studi del 2026 sull’American Journal of Industrial Medicine.

Un saldatore può essere dichiarato non idoneo alla mansione?

Può succedere, ma nella nostra esperienza è raro che si arrivi alla non idoneità totale: molto più spesso si formulano prescrizioni o limitazioni (rotazione, divieto di lavoro in spazi confinati, obbligo di aspirazione localizzata). Il tema è approfondito in Idoneità alla Mansione.

La saldatura può incidere sulla capacità riproduttiva?

È un aspetto che il legislatore ha preso in carico: con il D.Lgs. 135/2024 il Capo II del Titolo IX si applica anche alle sostanze reprotossiche, con nuovi obblighi di valutazione e sorveglianza sanitaria. In pratica, per le lavorazioni su acciai inossidabili il DVR deve considerare esplicitamente anche questo profilo di rischio.


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