Che cos’è la Spirometria o esame spirometrico? In cosa consiste e perché è così utile?
Ultimo aggiornamento: 07/07/26
Ci troviamo spesso davanti a persone convinte di “respirare benissimo” che, soffiando nel boccaglio, ci restituiscono curve già alterate.
E un dato che ci colpisce ogni volta è quanto silenziosamente si instaurino certe malattie respiratorie: quando compaiono i sintomi, spesso una parte di funzione polmonare è già andata perduta.
Ecco perché, in sorveglianza sanitaria, la spirometria non è una formalità: è uno dei pochi strumenti che ci permette di vedere il danno prima che il lavoratore lo senta
Indice:
CHE COS'È LA SPIROMETRIA E A CHI SERVE
PERCHÉ LA SPIROMETRIA È COSÌ UTILE
COME FUNZIONA: L'ESECUZIONE DELL'ESAME
COME INTERPRETARE I RISULTATI
PERCHÉ E OGNI QUANTO VA FATTA: LA CORNICE NORMATIVA
FAQ
Che cos’è la spirometria e a chi serve
La spirometria è l’esame che misura la capacità respiratoria, cioè quanta aria una persona riesce a inspirare, espirare e con quale velocità. In pochi minuti otteniamo parametri come il FEV1 (volume espirato nel primo secondo) e la CVF (capacità vitale forzata), che insieme disegnano lo stato funzionale dei polmoni.
Nella medicina del lavoro la usiamo soprattutto per i lavoratori esposti ad agenti che aggrediscono le vie respiratorie:
- polveri (edilizia, cemento, ceramica, marmisti);
- fumi e nebbie (saldatori, fonderie, metallurgia);
- polveri di legno (falegnami) e farine (panificatori);
- agenti sensibilizzanti e allergeni professionali.
Non a caso questi settori ricorrono nelle statistiche. Le denunce di malattia professionale protocollate dall’INAIL nel 2025 hanno raggiunto 98.463 casi (+11,3% sul 2024), e le patologie respiratorie sono tra le più denunciate. Il Dodicesimo Rapporto INAIL-Regioni sulle malattie professionali, pubblicato nel settembre 2025, precisa che rappresentano circa il 3% delle malattie riconosciute, ma di queste il 72% sono pneumoconiosi e ispessimenti pleurici, con l’asbestosi al 24,3% e la silicosi al 9,9%. Chi lavora certe polveri, insomma, è davvero più esposto: su questo rischio, ancora attualissimo, abbiamo scritto Rischio Amianto sul Lavoro: aggiornamento 2026.
Perché la spirometria è così utile
Nella nostra pratica quotidiana la spirometria ci serve a molte cose insieme:
- individuare precocemente ostruzioni o riduzioni di volume ancora asintomatiche;
- monitorare nel tempo l’effetto dell’esposizione professionale;
- distinguere tra patologie ostruttive (asma, BPCO — broncopneumopatia cronica ostruttiva) e restrittive;
- verificare l’efficacia dei DPI respiratori adottati in azienda — tema che approfondiamo in DPI: Dispositivi di Protezione Individuale, cosa sono e come usarli;
- fornire un dato oggettivo per il giudizio di idoneità alla mansione;
- documentare l’evoluzione utile in caso di sospetta malattia professionale.
Il valore preventivo non è teorico. La BPCO colpisce circa il 5,6% degli adulti italiani, quasi 3,5 milioni di persone, ed è responsabile del 55% dei decessi per malattie respiratorie secondo i dati ISTAT. Intercettare un’ostruzione iniziale in un lavoratore fumatore ed esposto a polveri può cambiarne la storia clinica.
Come Medicolavoro.org ha già spiegato in Malattia Professionale: i segnali precoci rilevabili grazie alla sorveglianza sanitaria, è questa capacità di anticipare il danno a dare senso a tutto il sistema.
Come funziona: l’esecuzione dell’esame
L’esame si esegue con lo spirometro. Il lavoratore, con uno stringinaso applicato, respira attraverso un boccaglio monouso e, dopo un’inspirazione massimale, esegue un’espirazione forzata più rapida e completa possibile.
Sembra banale, ma nella nostra esperienza la qualità del risultato dipende quasi tutta dalla collaborazione del lavoratore e dalla corretta guida dell’operatore.
Per questo ci atteniamo agli standard tecnici internazionali ATS/ERS, in particolare al documento Standardization of Spirometry – 2019 Update di Graham e colleghi, che fissa i criteri di accettabilità e ripetibilità delle prove.
Un errore comune che osserviamo ricorrere è accontentarsi di un solo soffio: servono più prove valide e riproducibili, altrimenti il dato non è affidabile.
Il manuale pratico dell’AUSL di Parma ricorda inoltre di considerare età, sesso, etnia, peso e abitudine al fumo come fattori di confondimento nella lettura.

Come interpretare i risultati
Confrontiamo i valori misurati con i valori teorici di riferimento. Oggi le linee guida ERS/ATS raccomandano gli z-score (lo scostamento dalla media di riferimento, espresso in deviazioni standard) anziché le sole percentuali, per classificare meglio la gravità dell’ostruzione. In modo semplificato, i risultati rientrano in quattro grandi quadri:
- Normale: volumi e flussi nei limiti attesi.
- Ostruttivo: rapporto FEV1/CVF ridotto, tipico di asma e BPCO.
- Restrittivo: capacità vitale ridotta, come in molte pneumoconiosi.
- Misto: coesistenza dei due pattern.
La spirometria da sola non fa diagnosi: orienta. Lo mostra il caso descritto nel 2025 sulla rivista La Medicina del Lavoro da Liviero e colleghi — un’asma occupazionale da subtilisina confermata solo con test di provocazione bronchiale specifica dopo un calo del FEV1 del 30%.
Per questo, davanti a un dubbio, integriamo sempre l’esame con la storia clinica e lavorativa.
Sul versante allergologico rimandiamo a Allergie Professionali Respiratorie: cause, sintomi e 5 consigli, e sull’esposizione chimica a Rischio Chimico: le strategie essenziali per la sicurezza in azienda.

Perché e ogni quanto va fatta: la cornice normativa
Qui va chiarito un equivoco frequente. Molti datori di lavoro ci chiedono quanto spesso la legge imponga la spirometria: la risposta è che non esiste una periodicità di legge specifica per questo esame.
L’art. 41 del D.Lgs. 81/2008 fissa solo il criterio generale della sorveglianza sanitaria (gli esami e controlli periodici per verificare l’idoneità e tutelare la salute del lavoratore) “di norma una volta l’anno”; è poi il medico competente a decidere quali esami inserire e con quale cadenza, sulla base del DVR aziendale (il Documento di Valutazione dei Rischi) e del rischio reale.
Attenzione, però: la norma è cambiata di recente. La Legge 203/2024 (in vigore dall’11 gennaio 2025) ha rivisto l’art. 41 — introducendo la visita in fase preassuntiva e ritoccando i controlli dopo lunghe assenze — e un ulteriore intervento è arrivato con il D.L. 159/2025, convertito dalla Legge 198/2025, per le attività ad alto rischio. Sono dettagli che il nostro pubblico apprezza, e che abbiamo integrato nelle guide su Il Medico Competente Aziendale e su La Sorveglianza Sanitaria dei Lavoratori, pilastri di tutta la materia.
La scelta degli esami confluisce nel Protocollo Sanitario e si traduce, prova dopo prova, nella Visita Medica Periodica.
La spirometria resta, per noi, uno degli esami a più alto rapporto tra semplicità e valore preventivo: non fa male, dura pochi minuti e intercetta un danno che il lavoratore non percepisce ancora.
Il nostro consiglio, dopo anni sul campo, è duplice: alle aziende chiediamo di non trattarla come una casella da spuntare, ma come un investimento sulla salute della forza lavoro; ai lavoratori, di eseguirla con impegno, perché un soffio dato “a metà” restituisce un dato inutile.
E ricordiamo che il risultato ha senso solo dentro un giudizio complessivo di idoneità alla mansione: è lì che i numeri diventano tutela concreta.
FAQ
La spirometria fa male?
No. È un esame non invasivo: si respira in un boccaglio monouso. L’unico “sforzo” richiesto è soffiare con decisione.
Ogni quanto devo farla?
Non c’è un obbligo di legge specifico per la spirometria. La periodicità la stabilisce il medico competente nel protocollo sanitario, in genere con cadenza annuale o secondo il livello di rischio.
Un risultato alterato significa che non sono idoneo alla mansione?
Non necessariamente. Un valore anomalo va interpretato nel contesto clinico e lavorativo; può portare ad approfondimenti o a prescrizioni (ad esempio sui DPI), non automaticamente a un’inidoneità alla mansione.
Devo prepararmi in modo particolare?
Evitare fumo e pasti abbondanti nelle ore precedenti e segnalare eventuali terapie in corso. Il medico ne terrà conto insieme a età, peso e altri fattori.
La spirometria da sola diagnostica l’asma o la BPCO?
No. Orienta il sospetto, ma la diagnosi richiede altri esami.
Anche i tuoi lavoratori devono effettuare visite mediche specialistiche all’ interno della “Sorveglianza Sanitaria” aziendale? Se necessiti della consulenza di un medico del lavoro professionista, competente ed esperto, non esitare a contattarci al nostro numero telefonico 0262066373 per richiederci tutte le informazioni di cui hai bisogno!




