Ultimo aggiornamento: 23/09/26
Movimenti ripetitivi sul lavoro: sintomi, diagnosi e strategie di prevenzione
Quando un gesto innocuo diventa un rischio misurabile: criteri di valutazione, patologie, test clinici e prevenzione dei movimenti ripetitivi per datori di lavoro e RSPP.
I movimenti ripetitivi degli arti superiori sono un rischio subdolo: quasi invisibile nel breve periodo, molto costoso nel lungo. In contriamo spesso aziende convinte di non avere questo problema per il semplice motivo che nessuno lo ha mai misurato.
Cosa sono i movimenti ripetitivi degli arti superiori
Non esiste un gesto ripetitivo in assoluto: esiste un ciclo di lavoro che torna uguale a sé stesso troppe volte, troppo a lungo e con troppo poco recupero. Parliamo di movimenti ripetitivi quando lo stesso schema motorio, la stessa combinazione di articolazioni, muscoli e tendini, viene richiamato in cicli brevi per una parte rilevante del turno. Nella pratica valutiamo quattro elementi:
- Frequenza: quante azioni tecniche compie l’arto in un minuto, non quanti pezzi escono dalla linea.
- Durata: per quante ore del turno il compito ripetitivo occupa effettivamente il lavoratore.
- Somiglianza dei gesti: cicli in cui gli stessi distretti articolari vengono sollecitati in modo pressoché identico.
- Recupero: presenza, distribuzione e reale utilizzabilità di pause e cambi di compito.
Che non sia un problema di nicchia lo dicono i numeri.
Nel 2025 l’INAIL ha registrato 98.463 denunce di malattia professionale, l’11,3% in più rispetto alle 88.499 del 2024: di queste, 64.015, il 75,4% del totale, riguardano patologie osteo-muscolari, tendiniti comprese.
Uno studio pubblicato nel 2025 sull’International Journal of Occupational and Environmental Health and Safety da Guerrera e colleghi stima che il sovraccarico biomeccanico degli arti superiori pesi da solo per circa il 71% delle malattie professionali riconosciute dall’INAIL nel 2024.
Sul fronte europeo, i dati EU-OSHA raccolti in OSHwiki indicano che il 61% dei lavoratori esegue movimenti ripetitivi di mano o braccio per almeno un quarto dell’orario e che il 52,6% riferisce dolore agli arti superiori nei dodici mesi precedenti (European Working Conditions Survey 2024).

I fattori che trasformano la ripetitività in danno
Un errore che vediamo ricorrere spesso nei documenti di valutazione del rischio da movimenti ripetitivi è considerare solo la frequenza. Quello che fa davvero la differenza è la combinazione con altri fattori, ciascuno dei quali abbassa la soglia oltre la quale il tendine o il nervo cedono.
- Forza applicata: prese di potenza, avvitature, utensili che richiedono sforzo con la mano in posizione sfavorevole.
- Posture incongrue: polso deviato, gomito flesso o extraruotato, braccio sollevato sopra la linea delle spalle.
- Recupero insufficiente: cicli senza micropause, ritmi imposti dalla macchina o dal cottimo.
- Vibrazioni mano-braccio: avvitatori, smerigliatrici e utensili percussori sommano un danno neurovascolare a quello meccanico.
- Fattori complementari: freddo, guanti inadeguati, compiti di alta precisione, compressioni localizzate del palmo.
- Organizzazione del lavoro: turni lunghi, straordinari, monomansionalità senza rotazione.
Su come questi elementi si integrano nella valutazione della postazione, e su come si distinguono dal rischio da postura statica, rimandiamo alla nostra guida Rischio Ergonomico: 8 aspetti da sapere.

Le patologie da movimenti ripetitivi che incontriamo più spesso
Il quadro clinico è quasi sempre lo stesso: mesi di fastidio sottovalutato, poi un dolore che non passa più con il riposo del fine settimana. Le forme più frequenti sono cinque.
- Sindrome del tunnel carpale: compressione del nervo mediano al polso, con formicolii notturni alle prime tre dita e perdita di forza nella presa.
- Tendiniti dei flessori ed estensori di polso e dita, spesso associate al dito a scatto.
- Tenosinovite di De Quervain: dolore alla base del pollice, tipico di chi esegue prese di pinza ripetute.
- Epicondilite ed epitrocleite: il cosiddetto gomito del tennista e del golfista, che nei pazienti dipende molto più dall’avvitatore che dalla racchetta.
- Sindrome da conflitto subacromiale: dolore di spalla in chi lavora abitualmente con le braccia sopra il livello delle spalle.
Uno studio prospettico di Stjernbrandt e colleghi pubblicato nel 2025 su Occupational and Environmental Medicine ha seguito per diciannove anni 203.866 lavoratori edili svedesi, registrando 3.851 interventi chirurgici per tunnel carpale, con un’incidenza di 137,6 casi ogni 100.000 persone-anno e un’associazione tra carico sull’arto superiore, flesso-estensione ripetuta del polso e rischio di intervento.
Una review clinica di Milczarek e colleghi pubblicata nel settembre 2025 su Cureus ha ripercorso eziologia, diagnosi e trattamento della sindrome del tunnel carpale.
Le costruzioni restano uno dei comparti più esposti: ne parliamo anche in Rischi nelle imprese edili: 10 regole fondamentali. Sul versante clinico e riabilitativo abbiamo dedicato un approfondimento a Tunnel carpale: 5 strategie efficaci.
Quali sono i principali fattori di rischio per gli arti superiori?
I rischi per gli arti superiori per i lavoratori sono molteplici e possono portare a diverse patologie.
I rischi legati a lavori che comportano movimenti ripetuti è fondamentale che vengano identificati nel DVR, il Documento di Valutazione dei Rischi, che deve essere realizzato dal Datore di Lavoro insieme all’RSPP, il Responsabile del servizio Prevenzione e Protezione.
Tra i principali fattori di rischio troviamo:
- Movimenti ripetitivi: L’esecuzione frequente degli stessi movimenti può causare sovraccarico muscolare e tendineo, portando a patologie come la sindrome del tunnel carpale e la tendinite.
- Posture scorrette: Mantenere posture inadeguate per lunghi periodi può stressare muscoli e articolazioni.
- Forza eccessiva: L’uso di forza eccessiva durante le attività lavorative può danneggiare tendini e muscoli.
- Vibrazioni: L’esposizione a vibrazioni, come quelle prodotte da utensili elettrici, può causare danni ai nervi e ai vasi sanguigni.
- Lavoro videoterminale: L’uso prolungato del computer, senza pause adeguate e con una postazione di lavoro non ergonomica, può causare disturbi muscolo-scheletrici.
- Fattori ambientali: Temperature estreme, umidità e altri fattori ambientali possono contribuire all’insorgenza di patologie.
L’ergonomia degli arti superiori e l’adozione di misure preventive sono essenziali per ridurre questi rischi e garantire la sicurezza dei lavoratori.

Dalla sorveglianza sanitaria ai test clinici: come si arriva alla diagnosi
Quando il rischio da movimenti ripetitivi è presente, il lavoratore entra in sorveglianza sanitaria, le visite periodiche mirate al rischio, e la visita non può ridursi a un controllo generico.
Il Medico Competente Aziendale costruisce un protocollo mirato ai distretti sollecitati e, oltre all’anamnesi lavorativa, utilizza alcune manovre di primo livello:
- Test di Phalen e segno di Tinel: orientano verso la sindrome del tunnel carpale.
- Test di Finkelstein: evoca il dolore tipico della tenosinovite di De Quervain.
- Test di Neer e di Hawkins: indagano il conflitto subacromiale della spalla.
Sono test di orientamento, non diagnosi definitive: servono a decidere chi approfondire con elettromiografia o ecografia. L’errore che ci troviamo a correggere più spesso è però l’opposto: il protocollo fotocopia, con la stessa batteria di esami applicata a mansioni completamente diverse.
Su come si costruisce un protocollo coerente con il rischio rimandiamo a Il Protocollo Sanitario e a La Sorveglianza Sanitaria dei Lavoratori.
Prevenzione: cosa funziona davvero
Dopo anni di sopralluoghi, la nostra impressione è che sui movimenti ripetitivi si spenda spesso male: si compra l’attrezzatura nuova e si lascia intatta l’organizzazione, che è la vera leva.
- Rotazione tra mansioni con profili di rischio realmente diversi, non due postazioni gemelle.
- Riprogettazione del ciclo: ridurre azioni tecniche superflue, portare il piano di lavoro all’altezza dei gomiti, avvicinare i materiali.
- Utensili adeguati: impugnature che evitino la deviazione del polso e riducano forza e vibrazioni.
- Pause brevi e frequenti, più efficaci di una pausa unica lunga, con esercizi di allungamento insegnati e non improvvisati.
- Formazione mirata al riconoscimento precoce dei sintomi, come previsto dall’art. 169.
I comparti in cui vediamo la maggiore concentrazione di casi sono logistica, alimentare, tessile, pulizie, artigianato e assemblaggio meccanico.
Abbiamo già trattato questi contesti in Rischio del Magazziniere: 6 aspetti fondamentali e in Rischi sul lavoro nelle officine meccaniche.
Un caso che ci colpisce ogni volta è quello dei parrucchieri, con spalle e polsi sollecitati per l’intera giornata: ne abbiamo parlato in Quali sono i rischi lavoro-correlati dei parrucchieri?.
Quando i movimenti ripetitivi diventano malattia professionale
Le tabelle delle malattie professionali sono state rinnovate: il Decreto interministeriale 10 ottobre 2023 ha sostituito le vecchie tabelle del DM 9 aprile 2008, come chiarito dall’INAIL con la circolare n. 7 del 15 febbraio 2024. La sindrome del tunnel carpale resta malattia tabellata, con presunzione legale d’origine professionale quando la lavorazione a rischio non è occasionale: per il lavoratore significa non dover dimostrare il nesso causale. Sui segnali da non ignorare rimandiamo a Malattia Professionale: i segnali precoci.
FAQ
Quando un movimento si considera ripetitivo?
Si parla di movimento ripetitivo quando lo stesso schema motorio si ripete in cicli brevi per una parte rilevante del turno, con frequenza elevata, gesti simili tra loro e recupero insufficiente. La quantificazione avviene con metodi validati, in primis l’indice e la checklist OCRA indicati dall’INAIL.
Chi deve valutare il rischio da movimenti ripetitivi?
Il datore di lavoro, ai sensi dell’art. 168 del D.Lgs. 81/2008 con il supporto dell’RSPP e del medico competente; l’esito della valutazione confluisce nel DVR.
Ogni quanto va fatta la visita di sorveglianza sanitaria per chi è esposto?
La periodicità la stabilisce il medico competente nel protocollo sanitario, in funzione del livello di rischio: ne parliamo in Visita Medica Periodica: 10 punti chiave.
Il tunnel carpale è riconosciuto come malattia professionale?
Sì: resta malattia tabellata INAIL con presunzione legale d’origine professionale se la lavorazione a rischio non è occasionale, secondo le tabelle aggiornate dal Decreto interministeriale 10 ottobre 2023.



