Spazi confinati: rischi invisibili, formazione obbligatoria e sorveglianza sanitaria per proteggere chi opera in ambienti ad alto rischio
Gli spazi confinati rappresentano una delle sfide più critiche per la sicurezza sul lavoro: ambienti come cisterne, silos, fogne e condotte sotterranee nascondono pericoli silenziosi – carenza di ossigeno, gas tossici, atmosfere esplosive – capaci di trasformare un’intervento ordinario in tragedia in pochi minuti.
Non progettati per la permanenza umana continuativa e caratterizzati da aperture ridotte e ventilazione insufficiente, questi contesti richiedono un approccio integrato dove la formazione tecnica si fonde con la sorveglianza sanitaria gestita dal medico competente.
La normativa italiana, attraverso il D.Lgs. 81/2008 e l’Accordo Stato-Regioni 2025, ha definito standard rigorosi per l’accesso a questi ambienti.
Oltre agli obblighi formativi e ai dispositivi di protezione, è la valutazione clinica preventiva a fare la differenza: solo il medico del lavoro può certificare l’idoneità psicofisica all’uso di autorespiratori, escludere controindicazioni respiratorie o cardiache, e garantire che il lavoratore possieda la tolleranza necessaria per operare in condizioni di stress estremo.
Perché negli spazi confinati la sicurezza non è mai solo una questione di procedure: è il risultato dell’integrazione tra competenza tecnica, dispositivi adeguati e tutela della salute individuale, con il medico competente quale garante dell’idoneità reale del lavoratore a fronteggiare rischi potenzialmente fatali.
CHI SONO I LAVORATORI ADDETTI AGLI SPAZI CONFINATI?
COME SI CLASSIFICANO GLI SPAZI CONFINATI?
QUANDO È OBBLIGATORIO IL CORSO DI FORMAZIONE IN CASO DI MANSIONI IN SPAZI CONFINATI?
COSA PREVEDE L’AGGIORNAMENTO DELLA FORMAZIONE PER I LAVORATORI CHE OPERANO IN SPAZI CONFINATI NEL 2025?
QUALI SONO I RISCHI DEGLI AMBIENTI SPAZI CONFINATI?
CONCLUSIONI: SPAZI CONFINATI
Chi sono i lavoratori addetti agli spazi confinati?
Sono tutte le figure professionali che, per motivi lavorativi, devono entrare, operare o vigilare all’interno di ambienti caratterizzati da aperture di dimensioni limitate, ventilazione naturale insufficiente e potenziali rischi per la salute come carenza di ossigeno, presenza di gas tossici o atmosfere esplosive.
La normativa italiana (D.Lgs. 81/2008, art. 66 e DPR 177/2011) distingue tre figure fondamentali, tutte soggette a specifici requisiti di sorveglianza sanitaria gestita dal medico competente.
Prima di identificare i lavoratori, è essenziale chiarire il concetto.
La normativa italiana preferisce il termine “ambienti confinati o sospetti di inquinamento” (art. 66 D.Lgs. 81/2008), definiti come:
- Ambienti con aperture ridotte di accesso/uscita
- Ventilazione naturale insufficiente
- Non progettati per la permanenza umana continuativa
- Potenzialmente contaminati da agenti pericolosi (gas, vapori, polveri) o privi di ossigeno (<19,5%)
Esempi tipici: silos, cisterne, fogne, pozzi, condotte sotterranee, serbatoi industriali.
Le tre figure professionali addette a spazi confinati
I lavoratori addetti a spazi confinati si suddividono in tre ruoli distinti, ciascuno con formazione specifica e valutazione sanitaria mirata:
1. L’Operatore Interno
L’Operatore Interno è il lavoratore incaricato dell’esecuzione materiale dell’attività all’interno dello spazio confinato. È la figura più esposta ai rischi atmosferici, chimici e fisici.
- Obblighi Formativi: Per questa figura, la normativa 2025 prevede un percorso formativo di minimo 12 ore, suddiviso in 8 ore di teoria e 4 ore di addestramento pratico.
- Aggiornamento: La sorveglianza sulla sua competenza è rigorosa, con l’obbligo di un aggiornamento biennale per mantenere alti gli standard di sicurezza e l’idoneità alla mansione rilasciata dal medico competente.
2. L’Addetto alla Vigilanza Esterna (Sorvegliante)
Spesso chiamato “uomo a terra”, l’Addetto alla Vigilanza Esterna ricopre un ruolo vitale: deve rimanere tassativamente all’esterno dello spazio confinato, monitorando costantemente l’operatore interno e mantenendo il coordinamento dei soccorsi in caso di necessità.
- Percorso Formativo: Data la criticità del compito e la necessità di comprendere perfettamente i rischi a cui è esposto il collega, il sorvegliante deve seguire lo stesso percorso formativo dell’operatore interno (12 ore totali e aggiornamento biennale).
3. L’Addetto al Soccorso
L’Addetto al Soccorso è il componente della squadra addestrato per intervenire tempestivamente in situazioni di emergenza estrema, utilizzando DPI di III categoria e attrezzature di recupero specifiche (come tripodi, imbracature e dispositivi di rianimazione).
- Formazione Specifica: Oltre alla base normativa, questa figura deve possedere una formazione avanzata sulle tecniche di recupero e primo soccorso. Questo addestramento deve essere integrato con simulazioni pratiche periodiche, essenziali affinché il medico del lavoro possa confermare la capacità di sforzo fisico richiesta per le operazioni di salvataggio.
Attenzione: tutti e tre i ruoli rientrano nella definizione di “lavoratori addetti a spazi confinati” e richiedono idoneità sanitaria specifica rilasciata dal medico competente.

Come si classificano gli spazi confinati?
In Italia, non esiste un’unica lista esaustiva, ma ci si riferisce principalmente al D.P.R. 177/2011 e agli articoli 66 e 121 del D.Lgs. 81/08.
Secondo la norma UNI 11958:2024, uno spazio confinato è un ambiente limitato, non progettato per l’occupazione continua, con aperture ridotte e ventilazione naturale insufficiente, dove il rischio di incidenti gravi è elevato.
Per classificare correttamente questi ambienti, è necessario valutare la natura del pericolo presente.
Possiamo suddividerli in tre macro-categorie basate sul livello di rischio:
1. Spazi Confinati “Aperti” o Facilmente Identificabili
Sono quelli la cui conformazione fisica è palesemente limitata.
- Esempi: Silos, cisterne, reattori chimici, condutture fognarie, vasche di decantazione, pozzi e gallerie.
2. Ambienti Sospetti di Inquinamento
Questa categoria è più insidiosa perché include spazi che non sembrano pericolosi “a vista”, ma possono diventarlo a causa delle attività svolte o di reazioni chimiche interne.
- Esempi: Cantine vinicole (rischio soffocamento da anidride carbonica), camere di combustione, stive di navi o locali tecnici interrati.
3. Classificazione in base al Grado di Pericolo (Criterio Operativo)
Spesso le aziende classificano gli spazi in base alla criticità dell’atmosfera:
- Classe A: Pericolo immediato per la vita (es. carenza di ossigeno < 17% o presenza di gas tossici sopra la soglia TLV).
- Classe B: Pericolo potenziale, dove i rischi possono essere controllati con ventilazione o DPI.
Classe C: Rischio basso, ma che richiede comunque procedure di monitoraggio.

Quando è obbligatorio il corso di formazione in caso di mansioni in spazi confinati?
La risposta è inequivocabile: il corso diventa un obbligo giuridico non appena un lavoratore deve accedere, operare o vigilare in ambienti classificati come “confinati o sospetti di inquinamento” ai sensi dell’art. 66 del D.Lgs. 81/2008.
Il corso deve essere di 12 ore complessive di cui 8 teoriche in presenza e 4 pratiche e ha validità 5 anni.
Prima della scadenza della validità del corso è necessario aggiornarlo con un corso di 4 ore che avrà validità di 5 anni.
La conformità legale di un’azienda oggi si basa sul rispetto dei seguenti pilastri:
- D.Lgs. 81/2008, art. 37 (Base Giuridica Generale): Rappresenta il fondamento della sicurezza sul lavoro in Italia. Stabilisce l’obbligo generale di formazione e addestramento per tutti i lavoratori, definendo i concetti di formazione generale e specifica in base ai rischi aziendali.
- D.Lgs. 81/2008, art. 66 (Obbligo Specifico): È l’articolo tecnico che disciplina i lavori in ambienti sospetti di inquinamento o confinati. Impone il divieto di accesso se non è stata accertata l’assenza di pericoli nell’atmosfera e funge da perno per le responsabilità del datore di lavoro e del medico competente.
- Accordo Stato-Regioni del 17/04/2025 (Aggiornamento Requisiti): Rappresenta la novità più recente e stringente. Questo accordo ha ridefinito lo standard minimo della formazione, fissando la durata a 12 ore complessive, suddivise in 8 ore di teoria e 4 ore di parte pratica.
La vera svolta dell’Accordo del 17 aprile 2025 riguarda l’addestramento pratico.
La normativa ha eliminato ogni zona grigia:
- Obbligatorietà della Pratica: È ora obbligatorio inserire un modulo pratico di almeno 4 ore per tutte le figure coinvolte (Operatore interno, Addetto alla vigilanza esterna e Soccorritore).
- Non Conformità: I corsi erogati in modalità esclusivamente teorica (o tramite e-learning per la parte specifica) sono considerati non conformi. Questo significa che, in caso di ispezione o infortunio, l’azienda non potrà dimostrare l’avvenuta formazione dei dipendenti.
- Impatto sulla Sorveglianza Sanitaria: Il medico del lavoro deve essere informato del completamento della parte pratica, poiché l’addestramento fisico con i DPI di III categoria (come gli autorespiratori) è un elemento che valida l’idoneità alla mansione specifica.
Perché rispettare l’obbligo formativo salva vite, dati INAIL 2025
Secondo il rapporto INAIL “Infortuni mortali in ambienti confinati 2025”:
- Il 78% degli infortuni mortali ha coinvolto lavoratori senza formazione specifica per spazi confinati
- Il 63% dei casi presentava anche assenza di valutazione sanitaria preventiva
- Gli ambienti più pericolosi: fosse biologiche (32%), cisterne industriali (28%), reti fognarie (21%)

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Cosa prevede l’aggiornamento della formazione per i lavoratori che operano in spazi confinati nel 2025?
Come abbiamo già visto nel 2025 c’è stato un importante aggiornamento per quanto riguarda i lavoratori che operano in spazi confinati.
Con l’entrata in vigore del Nuovo Accordo Stato-Regioni (17 aprile 2025), le regole per la formazione e la gestione del rischio sono diventate più rigorose, influenzando direttamente l’attività della medicina del lavoro e delle aziende.
Ecco cosa prevede l’aggiornamento 2025 e come impatta sulla tutela dei lavoratori.
Le Novità sulla Formazione e Aggiornamento
La novità principale riguarda la strutturazione dei percorsi formativi, che ora devono essere più pratici e verificabili:
- Durata e Frequenza: Il corso di aggiornamento per chi opera in spazi confinati è ora fissato in almeno 4 ore con cadenza quinquennale (ogni 5 anni).
- Obbligo di Presenza: A differenza di altri moduli teorici, l’aggiornamento per gli ambienti sospetti di inquinamento deve essere svolto esclusivamente in presenza, con una forte componente di addestramento pratico sull’uso dei DPI di III categoria e sulle procedure di recupero.
- Formazione Pre-Assunzione: Il nuovo Accordo introduce l’obbligo di completare la formazione specifica prima che il lavoratore inizi effettivamente l’attività.

Quali sono i rischi degli ambienti spazi confinati?
Gli spazi confinati rappresentano uno degli ambienti lavorativi più pericolosi in assoluto.
Secondo i dati INAIL 2025, oltre il 70% degli infortuni mortali in questi contesti avviene in meno di tre minuti dall’ingresso, spesso prima che possa essere attivato alcun soccorso.
Ma quali sono esattamente i rischi degli ambienti spazi confinati?
I rischi atmosferici: la minaccia invisibile che richiede valutazione medica specifica
Il rischio più insidioso negli spazi confinati è di natura atmosferica.
A differenza di altri pericoli visibili, gas tossici, vapori infiammabili o carenza di ossigeno agiscono silenziosamente, spesso senza dare segnali percettibili all’operatore.
La carenza di ossigeno, definita come concentrazione inferiore al 19,5%, provoca in pochi minuti capogiri, perdita di coscienza e arresto cardiaco. Ancora più pericoloso è l’acido solfidrico (H₂S), comune in fogne e vasche di decantazione: a basse concentrazioni ha odore di uova marce, ma già a 100 ppm paralizza il nervo olfattivo, inducendo la falsa percezione che il pericolo sia scomparso.
Il monossido di carbonio (CO), inodore e incolore, si lega all’emoglobina impedendo il trasporto di ossigeno ai tessuti.
Questi rischi atmosferici hanno una diretta implicazione per la sorveglianza sanitaria: il medico competente deve valutare preventivamente la capacità respiratoria del lavoratore attraverso spirometria e test da sforzo, escludendo patologie come BPCO, asma grave o deficit cardiaci che aumenterebbero esponenzialmente il rischio in caso di esposizione acuta.
Un lavoratore con capacità respiratoria ridotta potrebbe collassare in 60 secondi in un ambiente con O₂ al 16%, mentre un soggetto sano resisterebbe alcuni minuti in più, tempo cruciale per l’attivazione dei soccorsi.
Il rischio di atmosfere esplosive e le implicazioni per la salute
Molti spazi confinati industriali (cisterne, silos, reattori) presentano rischio di atmosfera esplosiva per la presenza di polveri combustibili o vapori di solventi.
Una semplice scintilla da attrezzatura non certificata può innescare un’esplosione devastante.
Oltre ai traumi fisici diretti, le esplosioni in ambienti ristretti generano un’onda d’urto amplificata dalle pareti circostanti, causando danni polmonari da blast injury anche a distanza.
Il medico del lavoro deve quindi includere nella valutazione sanitaria la ricerca di precedenti patologie respiratorie che potrebbero aggravarsi in caso di esposizione a shock pressori, oltre a verificare l’idoneità all’uso di dispositivi di protezione antistatica.
Il rischio fisico-meccanico: seppellimento, cadute e intrappolamento
La geometria stessa dei spazi confinati crea pericoli fisici peculiari. In silos per cereali o contenitori per materiali sfusi, il materiale può franare improvvisamente, seppellendo l’operatore in pochi secondi.
Pozzi e cisterne verticali espongono a rischi di caduta dall’alto durante l’accesso, mentre condotte orizzontali strette possono intrappolare un lavoratore in caso di malore.
Il medico competente deve valutare attentamente la mobilità articolare, l’assenza di vertigini e la capacità di tollerare posizioni forzate prolungate.
Un’artrosi lombare grave o una storia di crisi epilettiche rappresentano controindicazioni assolute per l’accesso a spazi con geometria complessa, poiché un malore improvviso in assenza di vie di fuga immediate diventa rapidamente fatale.
Il rischio psicologico: claustrofobia e stress acuto
Spesso trascurato ma clinicamente rilevante è il rischio psicologico legato ai spazi confinati. Ambienti angusti, scarsa illuminazione e la consapevolezza di dipendere da un autorespiratore possono scatenare attacchi di panico o crisi claustrofobiche anche in soggetti mai precedentemente sintomatici.
Il medico del lavoro ha il compito di indagare anamnesi psichiatrica e predisposizione ansiosa durante la visita preventiva.
Il rischio termico e idrico: stress fisiologico amplificato
Lavorare con indosso un autorespiratore (SBA) in ambienti caldi e umidi come fogne estive o serbatoi industriali genera uno stress termico significativo.
La temperatura corporea può innalzarsi rapidamente oltre i 40°C, causando colpo di calore, disidratazione e collasso cardiovascolare.
La sorveglianza sanitaria per i lavoratori addetti a spazi confinati deve quindi includere una valutazione della capacità di termoregolazione individuale.
Il medico competente verifica l’assenza di patologie cardiache, disfunzioni tiroidee o terapie farmacologiche che alterano la sudorazione. Per permanenze superiori a due ore in ambienti caldi, è raccomandata una visita medica con test da sforzo per escludere aritmie da stress termico.
Conclusioni: Spazi confinati
In conclusione, l’esonero dal lavoro notturno non è un beneficio concesso automaticamente, ma un diritto tutelato che poggia su basi normative e cliniche rigorose.
Mentre per alcune categorie, come le lavoratrici in stato di gravidanza o i caregiver che assistono familiari con disabilità grave (Legge 104), l’esonero ha una natura prevalentemente amministrativa, per la maggior parte dei lavoratori il percorso passa attraverso la medicina del lavoro.
Il medico competente rimane la figura centrale in questo processo: attraverso la sorveglianza sanitaria, egli ha il compito di valutare se l’età avanzata o la presenza di specifiche patologie — siano esse cardiovascolari, metaboliche o psichiatriche come ansia e depressione — risultino incompatibili con i ritmi del turno di notte.
Per i professionisti più esposti, come gli infermieri, è essenziale monitorare costantemente il proprio stato di salute e conoscere le tutele previste dai contratti collettivi.
Ricordate che la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro sono prioritarie: in presenza di condizioni che rendono il lavoro notturno un rischio per il proprio benessere, richiedere una visita straordinaria è il primo passo fondamentale per ottenere una ricollocazione in mansioni diurne, garantendo così la continuità professionale senza compromettere la propria integrità psicofisica.

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