Ultimo aggiornamento: 24/04/25
Allergie professionali respiratorie quali strategie sono efficaci per proteggere la salute dei lavoratori esposti a sostanze aerodisperse, pollini e allergeni in ambienti indoor e outdoor.
Secondo stime recenti, negli Stati Uniti circa il 25% delle malattie respiratorie in soggetti adulti è di natura occupazionale, con il 15-17% dei casi di asma (dati INAIL 2025) direttamente correlati all’esposizione ad allergeni sul posto di lavoro.
Questo fenomeno riguarda principalmente i paesi industrializzati e interessa non solo le allergie respiratorie, ma anche quelle cutanee e alimentari.
Tuttavia, nei contesti lavorativi, le allergie respiratorie professionali rappresentano una sfida particolarmente rilevante per la salute dei lavoratori, poiché possono causare o aggravare condizioni come l’asma occupazionale e la rinite allergica da lavoro che rientrano tra le allergie professionali respiratorie .
L’asma occupazionale è una forma di asma causata o peggiorata dall’esposizione a specifici allergeni o irritanti presenti sul posto di lavoro, mentre la rinite allergica da lavoro si manifesta con sintomi come congestione nasale, starnuti. In questo scenario, la medicina del lavoro e la sorveglianza sanitaria svolgono un ruolo fondamentale nel monitoraggio e nella prevenzione delle allergie respiratorie professionali.
Questi strumenti sono essenziali per garantire la tutela della salute dei lavoratori, in linea con quanto previsto dal Testo Unico per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro (D.Lgs. 81/2008).
Attraverso programmi di valutazione del rischio e misure preventive, è possibile ridurre l’impatto delle sostanze aerodisperse sulle vie respiratorie, proteggendo così i lavoratori da patologie come l’asma e la rinite allergica.
Indice:
COSA SONO LE ALLERGIE PROFESSIONALI RESPIRATORIE?
ALLERGIE PROFESSIONALI RESPIRATORIE: QUALI LE CAUSE?
ALLERGIE PROFESSIONALI RESPIRATORIE: QUALI I SINTOMI?
QUALI RISCHI PER I LAVORATORI CON L'ASMA?
QUALI SONO LE CATEGORIE DI LAVORATORI PIÙ ESPOSTE AL RISCHIO DI ALLERGIE PROFESSIONALE RESPIRATORIE?
ALLERGIE PROFESSIONALE RESPIRATORIE: QUALI GLI ALLERGENI CHE POSSONO INDURRE ALLERGIE RESPIRATORIE SUL LAVORO?
COME POTER RIDURRE IL RISCHIO DI ALLERGIE PROFESSIONALE RESPIRATORIE?
CONCLUSIONE: ALLERGIE PROFESSIONALI RESPIRATORIE
Cosa sono le allergie professionali respiratorie?
Le allergie professionali respiratorie come la rinite professionale è una condizione allergica respiratoria che si manifesta in seguito all’esposizione prolungata a sostanze aerodisperse presenti negli ambienti di lavoro.
Si tratta di una forma specifica di rinite allergica, causata da agenti come pollini, spore fungine, polveri industriali o altre sostanze potenzialmente irritanti. Questa patologia rappresenta un esempio chiaro di come l’ambiente lavorativo possa influire sulla salute dei dipendenti, evidenziando l’importanza della sicurezza sul lavoro e della sorveglianza sanitaria.
Allergie professionali respiratorie: Quali le cause?
Tra le allergie respiratorie professionali, la rinite è strettamente legata all’esposizione professionale a sostanze allergeniche . Le principali cause includono:
Pollini e Spore Fungine:
I lavoratori outdoor, come agricoltori, giardinieri e addetti alla manutenzione delle aree verdi, sono particolarmente esposti ai pollini durante la stagione pollinica. Inoltre, i funghi presenti negli ambienti umidi possono contribuire allo sviluppo di allergie respiratorie.
Polveri Industriali e Chimiche:
Lavoratori impiegati in settori come l’edilizia, l’industria chimica o tessile possono entrare in contatto con sostanze irritanti come cemento, vernici, resine e fibre sintetiche.
Composti Biologici:
Gli operatori sanitari, ad esempio, possono essere esposti a allergeni biologici come proteine presenti nei guanti in lattice, mentre gli addetti alle pulizie possono sviluppare sensibilità a detergenti e prodotti chimici.
Ambienti Indoor:
Anche negli ambienti confinati, come uffici o stabilimenti industriali, la presenza di sistemi di ventilazione inefficienti può favorire la circolazione di allergeni, aumentando il rischio di rinite professionale.

Allergie professionali respiratorie: Quali i sintomi?
I sintomi delle allergie professionali respiratorie tra cui la rinite allergica lavoro-correlata sono simili a quelli della rinite allergica classica, ma tendono a manifestarsi principalmente durante le ore lavorative o dopo l’esposizione prolungata agli allergeni.
Tra i sintomi più comuni troviamo:
- Naso chiuso o che cola
- Starnuti frequenti
- Prurito al naso, agli occhi o alla gola
- Congestione nasale persistente
- Riduzione della concentrazione e affaticamento (con conseguente calo della produttività)
Se non trattata, la rinite professionale può evolvere in condizioni più gravi, come l’asma occupazionale o altre forme di allergie professionali respiratorie, che richiede interventi medici specifici e può comportare costi diretti e indiretti significativi per le aziende.
Quali rischi per i lavoratori con l’asma?
L’asma è una patologia che può essere innescata o peggiorata dall’esposizione a determinati fattori ambientali, tra cui polveri, gas, vapori chimici, pollini e spore fungine.
Secondo dati recenti:
- circa il 15-17% dei casi di asma negli adulti ha origine occupazionale,
- mentre il 25% delle malattie respiratorie è correlato all’ambiente di lavoro.
Questo significa che alcune professioni possono essere particolarmente rischiose per chi soffre di asma o altre patologie respiratorie.

Quali sono le categorie di lavoratori più esposte al rischio di allergie professionali respiratorie?
Molto importante è distinguere tra i lavoratori che operano all’esterno e in luoghi chiusi:
I lavoratori che operano all’esterno
sono particolarmente esposti a condizioni ambientali avverse che possono aggravare i sintomi dell’asma o altre patologie respiratorie allergiche.
Tra queste categorie troviamo:
Agricoltori e Giardinieri
Gli agricoltori e i giardinieri sono spesso esposti a polveri organiche, spore fungine e pollini, soprattutto durante la stagione pollinica. Questi allergeni possono scatenare crisi asmatiche o peggiorare i sintomi preesistenti.
Lavoratori edili
I lavoratori edili sono esposti a polveri fini, cemento e altri materiali irritanti per le vie respiratorie. L’inquinamento atmosferico presente nei cantieri urbani può ulteriormente aumentare il rischio di crisi asmatiche.
Sportivi Outdoor
Gli sportivi che praticano attività all’aria aperta, come ciclisti o corridori, possono essere sensibili agli inquinanti atmosferici, come ozono e particolato, che possono esacerbare l’asma.
Rider, Corrieri e Portalettere
Questi lavoratori trascorrono gran parte della giornata all’aperto, esponendosi a variazioni climatiche, polveri e inquinanti urbani, che possono influenzare negativamente la salute respiratoria.
I lavoratori che operano in Ambienti Chiusi
Anche gli ambienti chiusi possono rappresentare un rischio per chi soffre di asma, soprattutto quando vi sono scarsa ventilazione e presenza di allergeni biologici o chimici. Alcune professioni indoor particolarmente critiche includono:
Operatori Sanitari
Gli operatori sanitari possono essere esposti a sostanze irritanti come disinfettanti, detergenti e lattice, che possono scatenare reazioni asmatiche. Inoltre, la presenza di polvere e muffe negli ospedali può aggravare i sintomi.
Lavoratori Industriali
Chi opera in settori come la produzione di vernici, resine o prodotti chimici è esposto a sostanze volatili e polveri irritanti. Questi agenti possono causare asma occupazionale o aggravare condizioni preesistenti.
Parrucchieri e Estetisti
I prodotti chimici utilizzati nei saloni di bellezza, come tinture per capelli, smalti e colle per unghie, possono contenere sostanze irritanti per le vie respiratorie, rendendo questa professione poco adatta per chi soffre di asma.
Addetti alla Pulizia
Gli addetti alle pulizie sono spesso esposti a detergenti chimici, polveri e muffe, che possono scatenare crisi asmatiche o aggravare i sintomi.
Allergie professionali respiratorie: quali gli allergeni che possono indurle?
Gli allergeni che possono indurre allergie professionali respiratorie variano a seconda del settore industriale e dell’ambiente lavorativo (indoor o outdoor).
Ecco un elenco dettagliato:
Pollini e Spore Fungine
I pollini sono tra i principali allergeni aerodispersi che interessano i lavoratori outdoor, come agricoltori, giardinieri e addetti alla manutenzione delle aree verdi. Durante la stagione pollinica, l’esposizione prolungata ai pollini può causare sintomi respiratori come rinite, congiuntivite e asma. Le spore fungine, invece, sono particolarmente diffuse in ambienti umidi o scarsamente ventilati, come serre o stabilimenti industriali.
Composti Chimici Industriali
Lavoratori impiegati in settori come l’edilizia, l’industria chimica o tessile sono spesso esposti a sostanze irritanti come cemento, vernici, resine e fibre sintetiche. Questi composti possono causare sensibilizzazione respiratoria e aggravare condizioni preesistenti come l’asma.
Proteine e Glicoproteine di Origine Animale, Vegetale o Fungina
Molti allergeni ad alto peso molecolare derivano da fonti naturali. Ad esempio, i lavoratori agricoli possono essere esposti a polveri organiche contenenti proteine vegetali o animali, mentre gli operatori di allevamenti possono entrare in contatto con allergeni derivati da peli, piume o escrementi di animali.
Sostanze a Basso Peso Molecolare
Alcune sostanze chimiche, come isocianati (utilizzati nella produzione di schiume e vernici), anidride ftalica e formaldeide, sono noti per indurre reazioni allergiche respiratorie. Questi composti sono particolarmente diffusi in settori come l’industria automobilistica, l’edilizia e la produzione di materiali isolanti.
Agenti Biologici Indoor
Negli ambienti indoor, come uffici, ospedali o stabilimenti industriali, gli allergeni biologici possono provenire da fonti interne o esterne.
Tra i principali allergeni indoor troviamo:
- Artropodi: acari della polvere, presenti soprattutto in ambienti chiusi e poco ventilati;
- Mammiferi: peli e forfora di animali domestici o di laboratorio;
- Funghi: muffe e lieviti che proliferano in condizioni di elevata umidità.
Detergenti e Prodotti Chimici
Gli addetti alle pulizie e gli operatori sanitari sono spesso esposti a detergenti chimici, disinfettanti e prodotti per la cura personale. Queste sostanze possono danneggiare le vie respiratorie e causare allergie occupazionali.

Come poter ridurre il rischio di allergie professionali respiratorie?
Le allergie professionali respiratorie, come la rinite allergica professionale, rappresentano un problema crescente nei luoghi di lavoro, soprattutto in ambienti esposti a sostanze aerodisperse come pollini, spore fungine e composti chimici.
Ridurre il rischio di queste patologie è fondamentale per garantire la salute dei lavoratori e migliorare la produttività aziendale. Ma quali sono le strategie più efficaci per prevenire le allergie sul lavoro?
Scopriamo insieme come proteggere i lavoratori da queste minacce.
Valutazione del Rischio e Sorveglianza Sanitaria
La prima linea di difesa contro le allergie professionali respiratorie è una corretta valutazione del rischio . Il datore di lavoro, in collaborazione con il medico competente, deve identificare le fonti di esposizione agli allergeni e valutare il livello di rischio per i lavoratori. Questa analisi deve includere:
- La natura degli allergeni presenti nell’ambiente di lavoro (pollini, polveri, sostanze chimiche);
- Le mansioni specifiche che aumentano l’esposizione;
- Le condizioni ambientali (indoor o outdoor).
La sorveglianza sanitaria, disciplinata dal D.Lgs. 81/2008, è altrettanto importante. Attraverso visite mediche periodiche, è possibile monitorare lo stato di salute dei lavoratori e intervenire precocemente in caso di sintomi allergici.
Utilizzo di Dispositivi di Protezione Individuale (DPI)
L’uso di dispositivi di protezione individuale (DPI) è uno strumento essenziale per ridurre l’esposizione agli allergeni. Ad esempio:
- Mascherine: proteggono le vie respiratorie da polveri, pollini e sostanze chimiche volatili.
- Occhiali protettivi: prevengono il contatto con allergeni oculari.
- Guanti e indumenti protettivi: riducono il rischio di dermatiti allergiche causate dal contatto diretto con sostanze irritanti.
È fondamentale che i DPI siano adeguati al tipo di rischio e vengano utilizzati correttamente dai lavoratori.
Miglioramento delle Condizioni Ambientali
Gli ambienti di lavoro, sia indoor che outdoor, possono essere ottimizzati per ridurre l’esposizione agli allergeni:
Ambienti Indoor
- Impianti di ventilazione e climatizzazione: assicurarsi che siano regolarmente mantenuti per evitare la proliferazione di muffe e funghi.
- Controllo dell’umidità: mantenere livelli di umidità adeguati per prevenire la crescita di organismi biologici.
- Pulizia regolare: rimuovere polveri e residui organici che possono contenere allergeni.
Ambienti Outdoor
- Protezione dagli agenti atmosferici: fornire ai lavoratori outdoor ripari o strutture che li proteggano da vento, pioggia e alte concentrazioni di pollini.
- Monitoraggio ambientale: misurare periodicamente la concentrazione di allergeni aerodispersi, come pollini e particolato, per pianificare attività lavorative in momenti meno critici.

Formazione e Informazione
La formazione dei lavoratori è un aspetto cruciale per prevenire le allergie professionali respiratorie. I dipendenti devono essere informati su:
- I principali allergeni presenti nel loro ambiente di lavoro;
- Le modalità di esposizione e i rischi associati;
- Le misure preventive da adottare, come l’utilizzo corretto dei DPI e le buone pratiche igieniche.
Inoltre, sensibilizzare i lavoratori sull’importanza della segnalazione precoce di eventuali sintomi può favorire interventi tempestivi e ridurre il rischio di complicazioni.
Monitoraggio Ambientale e Test Clinici Avanzati
Il nuovo manuale pubblicato dall’INAIL, realizzato dal Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale (Dimeila), suggerisce l’adozione di metodologie innovative per gestire il rischio di allergie da pollini e altre sostanze aerodisperse. Tra queste:
- Monitoraggio ambientale del polline: utilizzare tecnologie avanzate per rilevare la concentrazione di allergeni nell’aria.
- Test clinici personalizzati: valutare la suscettibilità individuale dei lavoratori attraverso test diagnostici mirati.
Questo approccio multidisciplinare, che integra competenze di aerobiologia, allergologia, climatologia e medicina del lavoro, permette di pianificare interventi preventivi più efficaci.
Riduzione dell’Esposizione Chimica e Biologica
Per alcune categorie professionali, come agricoltori, operatori sanitari e addetti alle pulizie, è essenziale ridurre l’esposizione a sostanze chimiche e biologiche potenzialmente allergeniche. Alcuni suggerimenti includono:
- Sostituire prodotti chimici aggressivi con alternative meno irritanti;
- Limitare l’uso di detergenti e disinfettanti che possono danneggiare la barriera cutanea;
- Implementare procedure di sicurezza per la manipolazione di materiali biologici.
Promozione di Ambienti di Lavoro Salubri
Infine, creare ambienti di lavoro salubri è un obiettivo prioritario per ridurre il rischio di rinite allergica professionale e altre allergie professionali respiratorie. Questo include:
- Design ergonomico degli spazi lavorativi: per ridurre l’esposizione involontaria a sostanze nocive.
- Politiche di rotazione lavorativa: per limitare l’esposizione prolungata a determinati allergeni.
- Collaborazione tra datori di lavoro e istituzioni: per garantire il rispetto delle normative sulla sicurezza e la salute dei lavoratori.
CONCLUSIONE: Allergie professionali respiratorie
Le allergie respiratorie professionali, come la rinite allergica da lavoro e l’asma occupazionale , rappresentano una sfida importante per la salute dei lavoratori, soprattutto in contesti esposti a sostanze aerodisperse come pollini, spore fungine e composti chimici. Negli ultimi anni, il crescente numero di casi evidenzia quanto sia cruciale adottare strategie preventive efficaci per ridurre il rischio di queste patologie. La prevenzione passa innanzitutto attraverso una corretta valutazione del rischio, supportata da programmi di sorveglianza sanitaria e dall’utilizzo di dispositivi di protezione individuale (DPI) adeguati.

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