RISCHIO CALDO: ESTATE BOLLENTE 2025 – MASSIMA ALLERTA SUL LAVORO

Rischio caldo: Un lavoratore che mostra segni di malore (es. vertigini, debolezza) mentre un collega lo assiste, portandolo all'ombra e offrendogli acqua.

Rischio Caldo sul Lavoro: Proteggere la salute dei lavoratori durante le ondate di caldo estivo è possibile, scopri di più su normative, diritti e prevenzione.


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L’Estate 2025 si preannuncia particolarmente intensa per quanto riguarda il rischio caldo sul lavoro, con un’allerta crescente per la salute dei lavoratori in tutta Italia.

Le sfide del caldo estremo, esplorando gli effetti sulla salute dei lavoratori – dalla disidratazione ai potenzialmente letali colpi di calore. 

Verranno dettagliati gli obblighi dei datori di lavoro secondo il D.Lgs 81/08, le misure di prevenzione e protezione da adottare, e i diritti fondamentali dei lavoratori in caso di caldo eccessivo. 

Troverete molte indicazioni pratiche su cosa fare in caso di malore e faremo chiarezza sulla normativa riguardante le pause. Un’attenzione particolare sarà dedicata alle professioni più a rischio caldo, con dati aggiornati sui costi sociali rischio caldo lavoro forniti dall’INAIL e verrà presentato il progetto Worklimate, uno strumento chiave per la prevenzione e gestione dello stress termico

NOVITA' 2025 
Nel 2025 la delibera nazionale non è ancora stata pubblicata, ma alcune Regioni hanno già emanato Delibere Regionali per sospendere temporaneamente le attività lavorative all’aperto, come nei cantieri edili e nei campi agricoli in alcune ore della giornata.
L’obiettivo? Proteggere la salute e la sicurezza dei lavoratori esposti al rischio di colpi di calore o svenimenti durante il turno.
Queste Regioni sono Lombardia, Abruzzo, Emilia-Romagna, Sardegna, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Liguria, Puglia, Sardegna, Sicilia e Toscana.
Le ordinanze sono valide da giugno fino alla fine di agosto, e vietano espressamente il lavoro nelle fasce orarie più critiche: spesso dalle 12:00 alle 16:30, quando il sole è al massimo dell’intensità.
Per maggiori informazioni consultare i portali delle singole Regioni.
Indice:

QUALI SONO GLI EFFETTI DEL CALDO SULLA SALUTE DEL LAVORATORE?
QUALI SONO GLI OBBLIGHI DEL DATORE DI LAVORO IN CASO DI CALDO ESTREMO?
QUALI SONO I DIRITTI DEI LAVORATORI IN CASO DI CALDO ESTREMO?
COSA FARE IN CASO DI MALORE PER IL CALDO AL LAVORO?
LA NORMATIVA PREVEDE UNA PAUSA PER IL CALDO SUL LAVORO?
POSSO RIFIUTARMI DI LAVORARE CON IL CALDO?
QUALI SONO LE PROFESSIONI PIÙ A RISCHIO CALDO?
CHE COS'È IL PROGETTO INAIL WORKLIMATE?
QUALI SONO GLI ULTIMI DATI INAIL SUL COSTO SOCIALE DEL CALDO SUL LAVORO?
CONCLUSIONI: RISCHIO CALDO SUL LAVORO

Quali sono gli effetti del caldo sulla salute del lavoratore?

Le alte temperature durante i mesi estivi rappresentano un rischio caldo significativo per la salute dei lavoratori, sia che operino all’aperto in settori come edilizia e agricoltura, sia che si trovino in ambienti chiusi ma non climatizzati, come magazzini o alcune fabbriche. Ignorare il rischio caldo sul lavoro può portare a conseguenze gravi, incidendo non solo sul benessere individuale ma anche sulla produttività aziendale.

L’esposizione prolungata o intensa al calore può causare una serie di disturbi e patologie, raggruppabili sotto la definizione di stress da calore. Gli effetti più comuni e pericolosi includono:

  • Disidratazione: È la conseguenza più immediata e frequente. La perdita eccessiva di liquidi e sali minerali attraverso la sudorazione può portare a spossatezza, crampi muscolari e, nei casi più gravi, compromettere le funzioni vitali.
  • Crampi da calore: Dolorosi spasmi muscolari dovuti alla perdita di elettroliti.
  • Esaurimento da calore: Una condizione più seria, caratterizzata da stanchezza, debolezza, vertigini, nausea, mal di testa, sudorazione abbondante e, talvolta, perdita di coscienza. Richiede un intervento immediato.
  • Colpo di calore: Questa è l’emergenza più grave e potenzialmente letale. Si verifica quando il corpo non riesce più a regolare la propria temperatura interna, che sale rapidamente (spesso oltre i 40°C). I sintomi includono pelle calda e secca (o molto sudata), confusione mentale, perdita di conoscenza e convulsioni. Necessita di assistenza medica urgente. Cosa fare te lo spieghiamo nel paragrafo “
  • Malori preesistenti aggravati: Per i lavoratori con patologie cardiovascolari, respiratorie o renali, il caldo eccessivo può aggravare le condizioni preesistenti, aumentando il rischio di crisi o complicanze.

Inoltre, il caldo può ridurre la concentrazione, aumentare i tempi di reazione e provocare affaticamento, incrementando di conseguenza il rischio infortuni sul lavoro.

Per affrontare efficacemente il rischio caldo, la medicina del lavoro gioca un ruolo cruciale. La sorveglianza sanitaria è un pilastro fondamentale, specialmente per i lavoratori esposti a temperature elevate. Attraverso visite mediche periodiche e specifici accertamenti, il medico competente valuta l’idoneità dei lavoratori a svolgere mansioni in ambienti caldi e individua eventuali condizioni di salute che potrebbero renderli più vulnerabili.

Questo include anche l’applicazione delle linee guida INAIL rischio caldo lavoro e dei progetti come Worklimate, che offrono strumenti e previsioni per la gestione del microclima e la riduzione dell’esposizione.

Per prevenire gli effetti negativi del caldo sulla salute, è essenziale adottare pratiche efficaci:

  • Idratazione costante: Bere acqua regolarmente, anche se non si avverte sete.
  • Pause frequenti: Fare pause all’ombra o in ambienti freschi.
  • Abbigliamento adeguato: Indossare vestiti leggeri, ampi e di colore chiaro.
  • Pianificazione del lavoro: Se possibile, concentrare le attività più faticose nelle ore meno calde della giornata.
  • Aclimatizzazione: Abituarsi gradualmente alle alte temperature.

La protezione della salute e sicurezza sul lavoro passa anche attraverso una gestione proattiva del rischio caldo. Investire nella prevenzione significa tutelare il bene più prezioso di ogni azienda: le sue persone.

Rischio caldo:Un lavoratore che mostra segni di malore (es. vertigini, debolezza) mentre un collega lo assiste, portandolo all'ombra e offrendogli acqua.

Quali sono gli obblighi del datore di lavoro in caso di caldo estremo?

Le ondate di calore estive rappresentano una sfida crescente per le aziende e i loro dipendenti. Il rischio caldo sul lavoro è un fattore da non sottovalutare, con potenziali effetti negativi sulla salute dei lavoratori e sulla produttività. 

Comprendere gli obblighi del datore di lavoro in caso di caldo estremo è fondamentale per garantire un ambiente lavorativo sicuro e conforme alla normativa.

La normativa, in particolare il D.Lgs 81/08 (Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro), impone al datore di lavoro di valutare tutti i rischi presenti in azienda e adottare le misure necessarie per eliminarli o ridurli al minimo. 

Il D. Lgs. 81/08 impone al datore di lavoro la valutazione di tutti i rischi, inclusi quelli legati a microclima e radiazione solare. I riferimenti normativi principali sono:

  • Art. 28: obbligo di valutazione di tutti i rischi
  • Art. 180-186 (Titolo VIII): agenti fisici, tra cui il microclima
  • Allegato IV: requisiti degli ambienti di lavoro
  • Art. 184: obbligo di informazione e formazione
  • Art. 41: sorveglianza sanitaria per i lavoratori sensibili

Lo stress da calore rientra a pieno titolo in questa valutazione.

Ecco i principali obblighi del datore di lavoro:

Valutazione del Rischio caldo: Il datore di lavoro deve condurre una specifica valutazione del rischio stress termico per identificare i lavoratori esposti e determinare il livello di rischio in base al microclima degli ambienti e alla tipologia di attività svolta. Questo include l’analisi di fattori come temperatura, umidità, ventilazione e carico di lavoro fisico.

Adozione di Misure di Prevenzione e Protezione: Sulla base della valutazione, devono essere implementate misure prevenzione rischio caldo in azienda. Queste possono includere:

  • Misure organizzative: Riprogrammazione delle attività (spostando quelle più gravose nelle ore meno calde), aumento delle pause, rotazione dei compiti per ridurre l’esposizione individuale.
  • Misure tecniche: Miglioramento della ventilazione, installazione di sistemi di raffrescamento (se fattibile), creazione di aree di riposo ombreggiate e fresche.
  • Fornitura di acqua potabile: Garantire accesso illimitato a liquidi freschi per una corretta idratazione al lavoro in estate.
  • DPI specifici: Fornitura di DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) adeguati al caldo, come indumenti leggeri, traspiranti e di colore chiaro.

Informazione e Formazione dei Lavoratori: È essenziale informare e formare i lavoratori sui rischi del caldo, sui sintomi del colpo di calore lavoro e delle altre patologie correlate, e sui comportamenti corretti da adottare per proteggersi dal caldo. Devono essere istruiti su cosa fare in caso di malore (proprio o di un collega) e sulle procedure di emergenza caldo lavoro.

Sorveglianza Sanitaria Specifica: Attraverso la medicina del lavoro, il datore di lavoro deve assicurare la sorveglianza sanitaria per i lavoratori esposti. Questo è un punto cruciale.

Rischio caldo: Un primo piano su una bottiglia d'acqua fresca e bicchieri su un tavolo in un'area di ristoro ombreggiata in un luogo di lavoro all'aperto, con lavoratori che si rinfrescano sullo sfondo.

Quali sono i diritti dei lavoratori in caso di caldo estremo?

L’estate porta spesso con sé giornate di caldo estremo che rendono lavorare un’impresa ardua. Se sei un lavoratore esposto ad alte temperature, è fondamentale conoscere i tuoi diritti in caso di caldo estremo per tutelare la tua salute e sicurezza. 

Il rischio caldo sul lavoro non è un disagio da ignorare: può avere conseguenze serie sulla salute.

Il datore di lavoro ha l’obbligo di valutare il rischio caldo e adottare le necessarie misure prevenzione rischio caldo in azienda. Ciò significa che hai diritto a:

  • Ambienti di lavoro adeguati: Se operi in un ufficio o un locale chiuso, hai diritto a un microclima che rispetti standard di benessere termico. Se lavori all’aperto, il datore di lavoro deve prevedere soluzioni per ridurre l’esposizione diretta al sole e al calore.
  • Acqua potabile e punti di idratazione: Devi avere accesso facilitato e costante a fonti di acqua potabile fresca per garantire la corretta idratazione al lavoro in estate.
  • Pause adeguate: Hai diritto a pause frequenti e programmate, possibilmente in luoghi freschi e ombreggiati, specialmente se svolgi attività fisicamente impegnative o lavori in settori ad alto rischio come edilizia o agricoltura.
  • Adeguamento dell’abbigliamento: Il datore di lavoro deve considerare la fornitura di DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) adatti al caldo, come indumenti leggeri e traspiranti.

La medicina del lavoro è al tuo fianco per tutelare la tua salute. Hai il diritto di beneficiare della sorveglianza sanitaria, che include visite mediche periodiche con il medico competente (o medico del lavoro). Questo professionista valuterà la tua idoneità alla mansione, tenendo conto anche dell’esposizione al caldo e di eventuali condizioni di salute preesistenti.

Cosa fare in caso di malore per il caldo al lavoro?

Il caldo estremo e giornate lavorative sempre più impegnative, aumentando il rischio caldo sul lavoro. Sebbene le aziende siano tenute a implementare misure prevenzione rischio caldo azienda, un malore per il caldo al lavoro può comunque verificarsi. 

Saper cosa fare in caso di malore per il caldo al lavoro è fondamentale per un intervento rapido ed efficace, che può fare la differenza tra un disagio temporaneo e una condizione grave come un colpo di calore.

COLPO DI CALORE: QUALI I SINTOMI

Il primo passo è saper riconoscere i sintomi del colpo di calore lavoro e degli altri disturbi legati allo stress da calore. Questi possono includere:

Sintomi lievi-moderati: 

  • Stanchezza insolita, 
  • debolezza, 
  • vertigini, 
  • nausea, 
  • mal di testa, 
  • crampi muscolari (i cosiddetti crampi da calore), 
  • sudorazione abbondante, 
  • sete intensa. 
  • Questi possono indicare disidratazione o esaurimento da calore.

Sintomi gravi (colpo di calore): 

  • Confusione mentale, 
  • disorientamento, 
  • perdita di conoscenza, 
  • convulsioni, 
  • pelle calda e secca (o molto sudata), 
  • temperatura corporea elevata (spesso oltre i 40°C). 

Il colpo di calore è un’emergenza medica che richiede un intervento immediato.

Cosa fare immediatamente:

  1. Spostare la persona: Portare immediatamente il lavoratore colpito in un luogo fresco e ombreggiato. Se possibile, un ambiente climatizzato.
  2. Raffreddare il corpo: Allentare o rimuovere gli indumenti pesanti. Applicare impacchi freddi (con acqua o ghiaccio) su collo, ascelle e inguine. Ventilare la persona con un ventilatore o un giornale. Se cosciente, far bere piccoli sorsi d’acqua a temperatura ambiente, non calda e non fredda.
  3. Monitorare: Continuare a monitorare i sintomi e lo stato di coscienza della persona in attesa di soccorsi.
  4. Chiamare i soccorsi: In caso di sintomi gravi (confusione, perdita di conoscenza, temperatura corporea molto alta), chiamare immediatamente il 112 (numero unico di emergenza). Non esitare.

Le aziende devono fare riferimento anche alle linee guida INAIL rischio caldo lavoro e alle indicazioni del Ministero della Salute, che spesso includono istruzioni dettagliate su cosa fare in caso di malore per il caldo al lavoro.

Sebbene sia essenziale sapere cosa fare in caso di malore per il caldo al lavoro, la prevenzione rimane l’arma più potente. Le misure di prevenzione del rischio caldo in azienda devono essere prioritarie e includere:

  • Idratazione costante: Promuovere il consumo regolare di acqua per tutti i lavoratori.
  • Pianificazione delle attività: Spostare i lavori più pesanti nelle ore meno calde.
  • Pause frequenti in aree fresche e ombreggiate.
  • Abbigliamento adeguato e l’utilizzo di DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) specifici.
  • Informazione e formazione dei lavoratori sui rischi e sulle buone pratiche.

La salute e sicurezza dei lavoratori è una priorità. Sapere come agire in caso di emergenza da caldo è un passo fondamentale per garantire un ambiente di lavoro sicuro, anche nelle giornate più afose.

Rischio caldo: Un lavoratore che mostra segni di malore (es. vertigini, debolezza) mentre un collega lo assiste, portandolo all'ombra e offrendogli acqua.

La normativa prevede una pausa per il caldo sul lavoro?

In Italia, il D.Lgs 81/08 (Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro) non indica esplicitamente una temperatura massima oltre la quale sia obbligatoria la sospensione dell’attività o la concessione di una pausa specifica per il caldo

Tuttavia, la normativa impone al datore di lavoro l’obbligo generale di garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori, effettuando la valutazione del rischio caldo e adottando tutte le misure necessarie a eliminarlo o ridurlo al minimo.

Ciò significa che, pur non essendoci una “pausa caldo” codificata in termini di minuti o temperature precise, il datore di lavoro è comunque tenuto a:

  • Valutare il Microclima: Analizzare le condizioni ambientali (temperatura, umidità, ventilazione) e il carico metabolico delle attività, anche avvalendosi di indici come il WBGT, per capire il livello di rischio.
  • Adottare Misure Organizzative: Se la valutazione del rischio indica un potenziale pericolo per i lavoratori, il datore di lavoro deve adottare misure prevenzione rischio caldo azienda. Tra queste, la riprogrammazione dei turni (spostando le attività più gravose nelle ore meno calde) e la concessione di pause adeguate e più frequenti in ambienti freschi e ombreggiati rientrano a pieno titolo tra le strategie preventive.
  • Garantire Idratazione: Assicurare la disponibilità costante di acqua potabile fresca per favorire l’idratazione al lavoro in estate e contrastare la disidratazione.

Inoltre, l’INAIL, in collaborazione con altri enti (come nel caso del progetto Worklimate), fornisce linee guida INAIL rischio caldo lavoro che raccomandano fortemente l’introduzione di pause per il ristoro e l’idratazione, soprattutto per i lavoratori più esposti.

Posso rifiutarmi di lavorare con il caldo?

La normativa italiana, in primis il D.Lgs 81/08 (Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro), stabilisce che il lavoratore ha il diritto di non essere esposto a rischi che possano compromettere la sua salute e sicurezza. Il rischio caldo sul lavoro, con i suoi pericoli come disidratazione, esaurimento da calore e il grave colpo di calore, rientra pienamente tra questi rischi.

In linea di principio, l’articolo 21 del D.Lgs 81/08 prevede il diritto di allontanarsi dal posto di lavoro o da una zona pericolosa in caso di pericolo grave e immediato che non possa essere evitato. Questo diritto, tuttavia, va esercitato con cautela e previa comunicazione al preposto o al datore di lavoro, non in maniera arbitraria.

Quando il Rifiuto è Legittimo?

Come abbiamo già visto, non esiste una temperatura precisa oltre la quale sia automatico il diritto a rifiutarsi di lavorare. La legittimità del rifiuto è legata alla presenza di un “pericolo grave e immediato” per la salute. Per determinare se il caldo estremo costituisca tale pericolo, si considerano diversi fattori:

  • Intensità del Caldo: Non è solo la temperatura, ma anche l’umidità e la ventilazione (il microclima) a determinare lo stress da calore. Indici come il WBGT sono strumenti tecnici utilizzati per la valutazione del rischio caldo.
  • Gravosità del Lavoro: Un’attività fisica intensa in ambienti caldi (come nell’edilizia o in agricoltura) aumenta esponenzialmente il rischio rispetto a un lavoro d’ufficio.
  • Misure di Prevenzione Adottate: Il datore di lavoro ha l’obbligo di implementare misure prevenzione rischio caldo azienda, come la fornitura di acqua per l’idratazione al lavoro in estate, pause frequenti in luoghi freschi, l’uso di DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) adeguati, e la riorganizzazione dei turni. Se queste misure non sono sufficienti o sono assenti, il rischio caldo aumenta.
  • Condizioni di Salute del Lavoratore: Alcune patologie o condizioni (es. problemi cardiaci, diabete, età avanzata) rendono il lavoratore più vulnerabile agli effetti del caldo.

Nel 2024 è stata pubblicata una delibera nazionale che vietava, per i lavoratori a rischio caldo l’esposizione nelle ore centrali della giornatari accertamenti.

Nel 2025 la delibera nazionale non è ancora stata pubblicata, ma alcune Regioni hanno già emanato Delibere Regionali per sospendere temporaneamente le attività lavorative all’aperto, come nei cantieri edili e nei campi agricoli in alcune ore della giornata.
L’obiettivo? Proteggere la salute e la sicurezza dei lavoratori esposti al rischio di colpi di calore o svenimenti durante il turno.
Queste Regioni sono Lombardia, Abruzzo, Emilia-Romagna, Sardegna, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Liguria, Puglia, Sardegna, Sicilia e Toscana.
Le ordinanze sono valide da giugno fino alla fine di agosto, e vietano espressamente il lavoro nelle fasce orarie più critiche: spesso dalle 12:30 alle 16:30, quando il sole è al massimo dell’intensità.

Comunicato stampa Regione Lombardia: https://www.lombardianotizie.online/lombardia-ordinanza-caldo-2025/

Comunicato stampa Regione Lazio: https://www.regione.lazio.it/notizie/Caldo-vietato-lavoro-sole-dalle-12-30-alle-16-giornate-rischio-alto

Comunicato stampa Regione Sardegna: https://www.regione.sardegna.it/notizie/emergenza-caldo-la-presidente-todde-firma-un-ordinanza-che-vieta-il-lavoro-all-aperto-nelle-ore-piu-critiche-nei-settori-agricolo-florovivaistico-ed-edilizio

Comunicato stampa Regione Toscana: https://www.toscana-notizie.it/-/rischio-calore-un-ordinanza-per-tutelare-chi-lavora-all-aperto

Comunicato stampa Regione Emilia Romagna: https://notizie.regione.emilia-romagna.it/comunicati/2025/lavoro-caldo-anomalo-o-estremo-e-condizioni-di-esposizione-prolungata-al-sole-ecco-l2019ordinanza-della-regione-in-tutta-l2019emilia-romagna-tra-le-ore-12-30-e-le-16-stop-per-chi-opera-nei-cantieri-edili-in-agricoltura-nel-florovivaismo-e-nei-piazzali


Per maggiori informazioni consultare i portali delle singole Regioni.

Quali sono le professioni più a rischio caldo?

Le professioni più a rischio caldo sono quelle che comportano un’elevata esposizione a temperature elevate, spesso combinate con un notevole sforzo fisico o l’impossibilità di trovare rifugio dal calore. 

Ecco le principali categorie e professioni più vulnerabili:

  • Edilizia e Costruzioni: I lavoratori nei cantieri edili sono tra i più esposti. Operai, manovali, muratori, carpentieri e addetti alle gru svolgono mansioni fisicamente gravose sotto il sole diretto per ore. Il cemento e l’asfalto assorbono e rilasciano calore, creando un ambiente rovente.
  • Agricoltura: Braccianti agricoli, contadini e operatori di macchinari agricoli sono esposti al caldo in campi aperti, spesso senza riparo o accesso facile all’acqua. La natura stagionale di alcune colture rende il lavoro intenso proprio nei mesi più caldi.
  • Servizi di Logistica e Trasporto (in esterno): Corrieri, facchini, magazzinieri che lavorano in depositi non climatizzati o effettuano consegne sotto il sole, addetti ai trasporti con mezzi non climatizzati o che richiedono frequenti fermate e movimentazione merci.
  • Manutenzione e Installazione (all’aperto): Tecnici delle telecomunicazioni, elettricisti, operai della rete idrica, addetti alla manutenzione stradale o ferroviaria che operano all’aperto, spesso in condizioni di irraggiamento solare diretto.
  • Raccolta Rifiuti e Pulizia Strade: Operatori ecologici e spazzini svolgono attività fisicamente impegnative all’aperto, esposti al sole per gran parte della giornata.
  • Addetti alla Ristorazione (cucine): Anche se al chiuso, le cucine professionali sono ambienti con temperature estremamente elevate a causa di forni, fornelli e vapori. Chef, cuochi e aiuto cuochi sono a rischio  caldo o stress da calore e disidratazione.
  • Fonderie e Vetrerie: Ambienti industriali dove il processo produttivo genera calore intenso. Operai metallurgici, addetti alla fusione e alla lavorazione del vetro sono costantemente esposti a fonti di calore radiante.
  • Vigilanza e Sicurezza (all’aperto): Guardie giurate o addetti alla sicurezza che operano in posti di guardia esterni o effettuano ronde sotto il sole.

Per queste categorie, il rischio di sviluppare sintomi colpo di calore lavoro, esaurimento da calore o subire altri malori per il caldo al lavoro è significativamente più elevato.

Rischio caldo: Un gruppo di braccianti agricoli che raccolgono ortaggi in un campo sotto un sole intenso, con l'aria che vibra per il calore. Si vedono alcuni che si riposano brevemente all'ombra di un albero.

Che cos’è il Progetto INAIL Worklimate?

Con l’arrivo dell’estate, il rischio caldo sul lavoro diventa una preoccupazione crescente per le aziende e i lavoratori in Italia. 

Per affrontare questa sfida e fornire strumenti concreti per la prevenzione dello stress da calore, l’INAIL ha sviluppato il progetto Worklimatehttps://www.worklimate.it/ 

Questa iniziativa si inserisce nel più ampio contesto della medicina del lavoro, mirando a supportare i datori di lavoro e i medici competenti nella tutela della salute e sicurezza sul lavoro.

Worklimate è un progetto di ricerca e sviluppo promosso dall’INAIL in collaborazione con l’Istituto per la BioEconomia (IBE) del CNR. 

Il suo obiettivo principale è fornire strumenti innovativi e scientificamente validati per la valutazione del rischio stress termico e la gestione delle ondate di calore negli ambienti di lavoro. 

Il progetto si rivolge a tutte le figure coinvolte nella sicurezza aziendale, dai datori di lavoro ai medici del lavoro (o medici competenti), dagli RSPP ai lavoratori stessi.

Il cuore di Worklimate è un sistema di previsione e monitoraggio che considera sia i fattori climatici che le specificità delle attività lavorative. 

Questo permette di stimare il rischio di malore per il caldo al lavoro e di suggerire le più efficaci misure di prevenzione del rischio caldo in azienda.

Strumenti e Risorse Offerte da Worklimate

Il progetto mette a disposizione diverse risorse utili per affrontare il caldo estremo sul posto di lavoro:

  • Mappe di Previsione del Rischio Caldo: Basate su algoritmi avanzati e dati meteorologici, queste mappe forniscono previsioni dettagliate sul livello di rischio stress da calore a livello territoriale. Questo consente alle aziende di pianificare al meglio le attività, specialmente in settori come l’edilizia e l’agricoltura, dove l’esposizione al sole diretto è elevata. 

Clicca qui e scopri se ci sono delle allerte caldo in corso e quali sono i principali consigli puntuali per contrastarle: https://app.worklimate.it/ordinanza-caldo-lavoro

  • Guida alla Gestione del Rischio Caldo: Un documento pratico che fornisce indicazioni operative per l’implementazione di misure prevenzione rischio caldo azienda. Include consigli su come proteggersi dal caldo al lavoro, sull’importanza dell’idratazione al lavoro in estate, sulla programmazione di pause frequenti e sull’uso di DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) adeguati.

Worklimate Materiale informativo: https://www.worklimate.it/materiale-informativo/

  • Report Periodici: Informazioni aggiornate su infortuni e malori correlati alle alte temperature, utili per comprendere l’incidenza del fenomeno e orientare le strategie preventive.

Questi strumenti supportano il datore di lavoro nella valutazione del rischio stress termico e nella definizione di un efficace protocollo gestione emergenza caldo lavoro.

Il progetto Worklimate rafforza il ruolo cruciale della medicina del lavoro e della sorveglianza sanitaria

Link Utili:

Conoscere e utilizzare gli strumenti offerti da Worklimate è un passo fondamentale per ogni azienda che voglia affrontare in modo efficace il rischio caldo sul lavoro e garantire un ambiente più sicuro per i propri dipendenti.
Fonti: https://www.worklimate.it/

Quali sono gli ultimi dati INAIL sul costo sociale del caldo sul lavoro?

Il caldo estremo non è solo una questione di disagio personale; rappresenta un significativo rischio sul lavoro con un impatto economico e sociale considerevole per l’Italia. 

Le conseguenze sulla salute dei lavoratori, che vanno dalla disidratazione e crampi da calore fino a condizioni più gravi come l’esaurimento da calore e il colpo di calore, si traducono in costi diretti e indiretti per il sistema produttivo e la collettività. 

L’INAIL (Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro) è in prima linea nella raccolta di dati e nella promozione di studi per quantificare questi impatti.

Le ricerche condotte dall’INAIL, spesso in collaborazione con enti come il CNR e nell’ambito di progetti come Worklimate, hanno evidenziato come lo stress da calore incida pesantemente sul sistema Paese. 

I costi sociali rischio caldo lavoro non si limitano alle spese sanitarie o ai risarcimenti diretti, ma includono anche la perdita di produttività, l’assenteismo e i costi legati alla gestione degli infortuni.

Ultimi dati INAIL e studi correlati:

  • Costo complessivo annuale: Secondo recenti studi, il costo complessivo per la collettività, che include costi assicurativi, di gestione e di tutela degli infortunati a causa del caldo, si aggira intorno ai 50 milioni di euro all’anno. Dati più aggiornati per il 2024 indicano che questi costi potrebbero superare i 60 milioni di euro.
  • Infortuni attribuiti al caldo: Uno studio condotto nell’ambito del progetto BEEP (finanziato da bando INAIL BRIC) ha stimato che, in media, 5.211 infortuni all’anno in Italia sono attribuibili a temperature estreme, di cui ben 4.016 specificamente al caldo. Un’altra analisi (riportata anche dal CNEL) relativa al periodo 2014-2019 ha stimato circa 25.632 infortuni sul lavoro attribuiti al calore, con una media di 4.272 casi all’anno. I costi di risarcimento associati a questi infortuni per lo stesso periodo sono stati stimati in oltre 292 milioni di euro, ovvero circa 49 milioni di euro all’anno.
  • Perdita di produttività: Oltre agli infortuni, il caldo influisce direttamente sulla produttività. Uno studio INAIL-CNR ha calcolato una perdita media di produttività del 6,5% per ogni grado di aumento della temperatura oltre i 20°C per i lavori ad alto sforzo metabolico, con punte che possono raggiungere l’80% in condizioni di forte impegno fisico.

I settori più colpiti e con i maggiori rischi del caldo sono, come prevedibile, l’agricoltura, l’edilizia e la logistica, dove l’esposizione al caldo è intensa e prolungata, e lo sforzo fisico è elevato.

Fonte dati:  INAIL – https://www.inail.it/portale/prevenzione-e-sicurezza/it/come-fare-per/conoscere-il-rischio/agenti-fisici/stress-termico.html 

Per mitigare questi costi sociali, la medicina del lavoro e la sorveglianza sanitaria rivestono un’importanza strategica. Il datore di lavoro, in collaborazione con il medico competente (o medico del lavoro), ha l’obbligo di:

  • Valutare il Rischio: Effettuare una rigorosa valutazione del rischio stress termico, utilizzando anche parametri come l’indice WBGT, per identificare le situazioni e i lavoratori più a rischio.
  • Implementare Misure Preventive: Adottare misure prevenzione rischio caldo azienda efficaci, come la riorganizzazione degli orari di lavoro (evitando le ore più calde), la previsione di pause frequenti in ambienti freschi, la garanzia di adeguata idratazione al lavoro in estate e la fornitura di DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) appropriati.
  • Formazione e Informazione: Sensibilizzare i lavoratori sui sintomi colpo di calore lavoro e su cosa fare in caso di malore per il caldo al lavoro, promuovendo i comportamenti corretti da adottare per proteggersi dal caldo.
  • Sorveglianza Sanitaria Attiva: Il medico del lavoro svolge un ruolo cruciale nella sorveglianza sanitaria, valutando l’idoneità dei lavoratori esposti al caldo e fornendo raccomandazioni personalizzate, specialmente per i soggetti più vulnerabili. Questo approccio proattivo aiuta a prevenire l’insorgenza di patologie e infortuni, riducendo di conseguenza i costi sociali associati.
Rischio caldo: Un medico competente (medico del lavoro) che esegue una visita di sorveglianza sanitaria su un lavoratore in un ambiente climatizzato, con grafici o schermi che mostrano parametri di stress termico.

Conclusioni: Rischio caldo sul lavoro

Il rischio caldo sul lavoro è una realtà in costante crescita, che richiede un’attenzione sempre maggiore da parte di datori di lavoro, lavoratori e figure professionali come il medico competente

Gli effetti del caldo estremo sulla salute dei lavoratori sono molteplici e possono variare dalla semplice disidratazione al ben più grave colpo di calore

Questi rischi non solo compromettono il benessere individuale, ma generano anche significativi costi sociali rischio caldo lavoro, stimati dall’INAIL in decine di milioni di euro all’anno a causa di infortuni e perdita di produttività.

Fondamentale in questo scenario è il ruolo della medicina del lavoro e della sorveglianza sanitaria. Il medico del lavoro (o medico competente) è una figura chiave che, attraverso le visite mediche periodiche, valuta l’idoneità del lavoratore, fornisce indicazioni sulle misure preventive e supporta l’azienda nella gestione dei protocolli gestione emergenza caldo lavoro. Strumenti innovativi come il progetto Worklimate dell’INAIL offrono previsioni e risorse utili per monitorare il microclima e guidare le decisioni preventive.In conclusione, la gestione del rischio caldo sul lavoro non è un onere, ma un investimento nella salute e sicurezza sul lavoro. Proteggere i lavoratori significa tutelare il capitale umano dell’azienda, garantirne la produttività e contribuire a un sistema lavorativo più resiliente e sostenibile, anche di fronte a un clima che si fa sempre più caldo. Un impegno costante e proattivo è l’unica via per un’estate in sicurezza per tutti.


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7 commenti su “RISCHIO CALDO: ESTATE BOLLENTE 2025 – MASSIMA ALLERTA SUL LAVORO”

  1. Gentile Dottore,
    Lavoro in un’azienda sanitaria provinciale nella sede operativa. Sono trombofilica fattore V di Leiden e in un altro ente pubblico per assenza di impianti di raffreddamento due anni fa ho avuto una trombosi al braccio destro, dolorosa, lunga e di difficile guarigione. Nel nuovo Ente, con mio sgomento, si stanno centralizzando tutti i servizi al cittadino. Perciò noi dell’ultimo piano (sottotetto) di questo ex edificio scolastico non possiamo accendere i condizionatori per permettere agli uffici Medicina di Base, Esenzione ticket e tutti gli altri di godere del fresco e del funzionamento pc. Il direttore non prende provvedimenti in tal senso e il sindacato Rsu dice che per il momento non si può fare nulla bisogna aspettare il potenziamento. In Calabria il caldo non è meno tropicale che altrove, in un ufficio si raggiungono i 38 gradi. Come fare a tutelare la propria salute? Quali strumenti legali poter utilizzare? Come uscire da questo impietoso sistema? Come evitare una sicura trombosi quando nelle giornate lunghe si lavora per 9 ore, staticamente, a sportello, e con un caldo infernale? E i fragili? Perché non concedere loro lo smarworking dicendo che il caldo non è una motivazione cogente!!!! E permettere ai lavori a sportello di poter accendere i condizionatori non centralizzati. Sono disperata. Lo siamo in più. Grazie per il suo tempo.

    1. Buongiorno Milly, sicuramente una brutta situazione, mi spiace.
      Le posso consigliare di inviare richiesta scritta al suo datore di lavoro o responsabile del personale, preferibilmente tramite Pec, chiedendo un incontro con il Medico Competente, il medico del lavoro, che periodicamente esegue le visite mediche a lei e ai suoi colleghi, il quale avendo il quadro dei rischi in azienda può agire direttamente.
      Se non dovesse avere riscontro, o risposta esaustiva, può procedere con una segnalazione all’Ispettorato del Lavoro, il quale è tenuto a intervenire per valutare la situazione.
      Le auguro di risolvere al più presto.

  2. Come vengono controllate le aziende se non prendono in esame il problema lavoro ad alte temperature ?
    Può il lavoratore denunciare tali problemi ?

    1. Buongiorno Fiorella, le aziende sono sottoposte a controlli come previsto da D. Lgs 81/08.
      Il datore di Lavoro ha l’obbligo di legge di valutare i rischi a cui i suoi dipendenti sono sottoposti e intervenire di conseguenza, in sinergia con il Medico del lavoro e del RSPP.
      In caso contrario è soggetto a sanzioni amministrative e in alcuni casi penali.
      In caso di mancanze, lo stesso lavoratore può denunciare tali mancanze al medico del lavoro aziendale, all’RSPP o agli organi di competenza tra cui:
      – Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL)
      – Dipartimenti di Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro (SPSAL/PSAL)

    1. Buongiorno Luca,
      sicuramente uno dei mezzi messi a disposizione per le PMI dall’INAIL è il BANDO ISI, che all’Asse 2 prevede incentivi per “Progetti per la riduzione dei rischi infortunistici”.

      Può approfondire direttamente sul sito INAIL – https://www.inail.it/portale/prevenzione-e-sicurezza/it/prevenzione-e-sicurezza/finanziamenti-per-la-sicurezza/incentivi-alle-imprese.html

      L’accesso al Bando resta aperto pochi mesi, quest’anno si è chiuso il 30 maggio, ma può fare riferimento al bando per evenutali partecipazioni future.

      In merito al Progetto Worklimate non abbiamo dati in merito, appena usciranno report più specifici sarà nostra cura presentare i dati su medicolavoro.org.

    2. Per quanto riguarda ambienti interni come i capannoni esistono gli incentivi del Conto Termico e dell’Ecobonus attraverso i quali è possibile ottenere consistenti agevolazioni per l’installazione di un impianto di climatizzazione aziendale.

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