Rischio caldo sul lavoro: obblighi, diritti e le novità 2026 che datori e lavoratori devono conoscere
L’Estate 2026 si sta dimostrando particolarmente intensa per quanto riguarda il rischio caldo sul lavoro, con un’allerta crescente per la salute dei lavoratori in tutta Italia.
Le sfide del caldo estremo, esplorando gli effetti sulla salute dei lavoratori dalla disidratazione ai potenzialmente letali colpi di calore.
Verranno dettagliati gli obblighi dei datori di lavoro secondo il D.Lgs 81/08, le misure di prevenzione e protezione da adottare, e i diritti fondamentali dei lavoratori in caso di caldo eccessivo.
Troverete molte indicazioni pratiche su cosa fare in caso di malore e faremo chiarezza sulla normativa riguardante le pause. Un’attenzione particolare sarà dedicata alle professioni più a rischio caldo, con dati aggiornati sui costi sociali rischio caldo lavoro forniti dall’INAIL e verrà presentato il progetto Worklimate, uno strumento chiave per la prevenzione e gestione dello stress termico
NOVITA' 2026
Nel 2026 la delibera nazionale non è ancora stata pubblicata, ma alcune Regioni hanno già emanato Delibere Regionali per sospendere temporaneamente le attività lavorative all’aperto, come nei cantieri edili e nei campi agricoli in alcune ore della giornata.
L’obiettivo? Proteggere la salute e la sicurezza dei lavoratori esposti al rischio di colpi di calore o svenimenti durante il turno.
Le misure adottate dalle diverse Regioni seguono un impianto comune: operative fino alla fine di agosto interessano principalmente i lavoratori impiegati nei cantieri edili, in agricoltura e nel settore florovivaistico, nelle cave e nel comparto logistico — come i rider.
Ad oggi, tra le Regioni che hanno deciso di adottare provvedimenti di questa natura per l’estate 2026 troviamo la Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio e Puglia.
Le ordinanze sono valide da giugno fino alla fine di agosto, e vietano espressamente il lavoro nelle fasce orarie più critiche: spesso dalle 12:00 alle 16:30, quando il sole è al massimo dell’intensità.
Per maggiori informazioni consultare i portali delle singole Regioni.
Indice:
COSA FA IL CALDO AL CORPO DI CHI LAVORA
GLI OBBLIGHI DEL DATORE DI LAVORO: IL CALDO È UN AGENTE FISICO
LE NOVITÀ NORMATIVE 2026: QUI CAMBIA DAVVERO IL GIOCO
DIRITTI DEI LAVORATORI E ORDINANZE REGIONALI: COSA POSSO FARE IO LAVORATORE
CHI RISCHIA DI PIÙ E COSA FARE IN CASO DI MALORE
LE ORDINANZE FUNZIONANO DAVVERO? COSA DICE LA RICERCA
FAQ
Quali sono gli effetti del caldo sulla salute del lavoratore?
Dopo anni passati a valutare cantieri, serre e piazzali di logistica nelle settimane più roventi dell’estate, una cosa mi è ormai chiara: il rischio caldo è tra i rischi più sottovalutati che io conosca.
Non fa rumore come un macchinario privo di protezioni, non lascia un segno immediato come una caduta dall’alto. Eppure, un dato che mi colpisce ogni volta è quanto rapidamente una giornata afosa possa trasformare un lavoratore attento in un lavoratore che sbaglia.
Nel 2026, con una normativa che si è mossa parecchio, da ultimo con la Circolare INL n. 1 del 23 febbraio 2026, chi gestisce la sicurezza non può più permettersi di improvvisare.
Quanto pesa il fattore caldo sugli infortuni sul lavoro?
Nel 2025 l’INAIL, ha registrato 597.710 infortuni denunciati, in aumento dell’1,4% rispetto al 2024. Non tutti sono legati al caldo, ma la componente termica pesa più di quanto si creda.
Quali sono gli effetti del caldo sull’organismo durante il lavoro? Il nostro organismo funziona bene entro una finestra termica stretta. Quando la temperatura interna sale, partono i guai. Nella mia esperienza compaiono quasi sempre in questa sequenza:
- Disidratazione e crampi muscolari: i primi segnali, spesso ignorati.
- Spossatezza da calore: cefalea, nausea, pelle sudata e fredda, senso di svenimento.
- Colpo di calore: pelle calda e secca, confusione, temperatura oltre i 40°C. È un’emergenza medica vera e propria, con rischio per la vita del lavoratore.
- Cali di attenzione: aumentano il rischio di infortunio anche in mansioni banali.
Quest’ultimo punto è il più insidioso: il caldo non fa male solo “di suo”, ma perché rende ogni altro rischio più probabile. È lo stesso ragionamento che facciamo per il Rischio Microclima sul Lavoro, dove noi di Medicolavoro.org abbiamo spiegato come temperatura, umidità e ventilazione vadano sempre valutate insieme, mai isolate.

Gli obblighi del datore di lavoro: il caldo è un agente fisico
Il datore di lavoro è obbligato a valutare il rischio caldo? Qui voglio essere netto, perché è l’equivoco più comune: il caldo non è un imprevisto meteorologico, è un rischio da valutare per legge. Il D.Lgs 81/2008, nel Titolo VIII sugli agenti fisici, impone la valutazione (art. 181), le misure di prevenzione (art. 182), il contenuto del documento (art. 183), informazione e formazione (art. 184) e la sorveglianza sanitaria (art. 185). Il rischio termico va quindi messo nero su bianco nel DVR (documento di valutazione dei rischi), non gestito a braccio quando arriva l’ondata di calore.
Come si misura tecnicamente il rischio da caldo? La valutazione si fa con metodo: l’indice WBGT (Wet Bulb Globe Temperature, norma UNI EN ISO 7243) per lo screening e il modello PHS (Predicted Heat Strain, ISO 7933) per l’analisi approfondita, come indicato dal Portale Agenti Fisici INAIL. In pratica il datore deve:
- Riorganizzare i turni nelle ore più calde;
- Garantire ristoro: acqua fresca, zone d’ombra, pause di recupero;
- Fornire DPI adeguati e traspiranti;
- Attivare la sorveglianza sanitaria tramite il medico competente, che valuta l’idoneità in funzione dell’esposizione al calore.
Su chi sia soggetto agli obblighi rimando alla nostra guida su Datore di Lavoro: obblighi per la medicina del lavoro.

Le novità normative 2026: qui cambia davvero il gioco
Cosa introduce di nuovo la normativa 2026 sul rischio caldo? Questa è la parte che datori e RSPP mi chiedono di più. Il quadro si è mosso su due fronti, normativo ed economico.
La Circolare INL n. 1 del 23 febbraio 2026, attuativa del D.L. 159/2025 (il “Decreto Sicurezza 2026”), richiama esplicitamente la gestione del rischio “calore” e aggiorna la precedente Nota INL n. 5056 del 2023.
Chiede una valutazione puntuale del rischio termico e la tracciabilità delle misure adottate: non basta più “aver dato l’acqua”, bisogna poter dimostrare cosa si è fatto e quando. La seconda novità è economica.
Con il Decreto PNRR 2026, dal 1° luglio al 31 dicembre 2026 edilizia e comparti affini accedono ad ammortizzatori sociali agevolati per le sospensioni dovute alle ondate di calore: niente limite delle 52 settimane, esonero dal contributo addizionale, e in agricoltura la CIG (Cassa Integrazione Guadagni) scatta anche per mezza giornata.
Le risorse stanziate sono 10 milioni di euro per l’agricolo e 5 per l’edilizia. Uno strumento che, finalmente, toglie al datore l’alibi economico per far lavorare sotto il sole a picco
Diritti dei lavoratori e ordinanze regionali: cosa posso fare io lavoratore
Il lavoratore ha diritto ad acqua, pause, ambienti adeguati (Allegato IV) e DPI idonei. Ma la domanda che ricevo più spesso è: posso rifiutarmi di lavorare col caldo estremo?
Qui correggo un errore che circola persino in vecchi articoli, incluso il nostro originale: il riferimento corretto non è l’art. 21, ma l’art. 44 del D.Lgs 81/2008, che tutela il diritto del lavoratore di allontanarsi dal posto di lavoro in caso di pericolo grave e immediato, senza subire pregiudizio. L’art. 21 riguarda tutt’altro (gli obblighi dei lavoratori autonomi): una distinzione che in un contenzioso fa la differenza.
Quando scatta il divieto di lavorare per ordinanza regionale anti-caldo? Le ordinanze regionali anti-caldo sono ormai lo strumento operativo principale. Secondo il CNR, nel 2025 hanno coperto oltre 2,3 milioni di lavoratori; per il 2026 sono confermate in almeno 16 regioni. Attenzione però:
- Attivazione non automatica: il divieto scatta solo con bollettino di rischio “ALTO” sulla piattaforma Worklimate;
- Fasce orarie variabili: la più diffusa è 12:30-16:00, ma il Piemonte anticipa alle 12:00;
- Periodi diversi per regione: ad esempio Lombardia dal 10 giugno al 23 settembre, Lazio e Puglia fino al 15 settembre. Vanno sempre verificati i siti regionali, perché le disposizioni cambiano in corso di stagione.

Chi rischia di più e cosa fare in caso di malore
Le categorie più esposte le conosco bene: agricoltura, edilizia, florovivaismo, cave, logistica di piazzale, addetti alle strade, cucine industriali e, sempre più, i rider. Non a caso ho dedicato attenzione specifica al Rischio in Agricoltura, dove il caldo si somma a fatica fisica e ritmi serrati.
Come si interviene in caso di malore da caldo sul lavoro? Il tempo è tutto:
- Sintomi lievi (crampi, spossatezza): spostare la persona all’ombra, farla sdraiare con le gambe sollevate, reidratare con acqua a piccoli sorsi, rinfrescare collo e polsi.
- Sintomi gravi (confusione, pelle calda e secca, perdita di coscienza): chiamare subito il 112/118, raffreddare il corpo in modo aggressivo, non somministrare liquidi se la persona non è vigile.
Avere addetti formati non è un dettaglio: ne parliamo nella guida su quanti lavoratori devono fare il corso di Primo Soccorso. E ricordo sempre che un colpo di calore in servizio è a tutti gli effetti un infortunio sul lavoro, con tutti gli obblighi di denuncia che ne conseguono.
Le ordinanze funzionano davvero? Cosa dice la ricerca
Le ordinanze regionali anti-caldo riducono davvero gli infortuni? Questa domanda me la pongo anch’io, con spirito critico.
La risposta più solida arriva da uno studio pubblicato nel dicembre 2025 sul Journal of Exposure Science & Environmental Epidemiology (gruppo Nature), condotto da INAIL-CNR nell’ambito del progetto Worklimate 2.0: nelle giornate a rischio “ALTO”, in edilizia le ordinanze si associano a una riduzione del 21,9% degli infortuni, con punte oltre il -40% nei giorni più caldi; in agricoltura la riduzione stimata è del 24,7%, pur non statisticamente significativa. Il tema è al centro anche di una scoping review internazionale del 2025 pubblicata sulla rivista MDPI.
La ricerca continua: il nuovo progetto Worklimate 3.0 (Bric INAIL 2025), attivo per il 2026, studia proprio la resilienza aziendale nell’era delle temperature estreme. Segno che questo rischio è ormai una priorità strutturale.

Che cos’è il Progetto INAIL Worklimate?
Con l’arrivo dell’estate, il rischio caldo sul lavoro diventa una preoccupazione crescente per le aziende e i lavoratori in Italia.
Per affrontare questa sfida e fornire strumenti concreti per la prevenzione dello stress da calore, l’INAIL ha sviluppato il progetto Worklimate – https://www.worklimate.it/
Questa iniziativa si inserisce nel più ampio contesto della medicina del lavoro, mirando a supportare i datori di lavoro e i medici competenti nella tutela della salute e sicurezza sul lavoro.
Il suo obiettivo principale è fornire strumenti innovativi e scientificamente validati per la valutazione del rischio stress termico e la gestione delle ondate di calore negli ambienti di lavoro.
Il progetto si rivolge a tutte le figure coinvolte nella sicurezza aziendale, dai datori di lavoro ai medici del lavoro (o medici competenti), dagli RSPP ai lavoratori stessi.

FAQ
Esiste una temperatura di legge oltre la quale ci si può fermare?
No. Non esiste una soglia nazionale in gradi. Il D.Lgs 81/2008 impone la valutazione del rischio (Titolo VIII), mentre lo stop operativo dipende dalle ordinanze regionali, legate al bollettino di rischio “ALTO” di Worklimate. Ne trattiamo anche nella guida ai Rischi Fisici.
Posso rifiutarmi di lavorare con il caldo estremo?
Sì, se sussiste un pericolo grave e immediato: lo prevede l’art. 44 del D.Lgs 81/2008, che tutela il lavoratore che si allontana. Per il quadro completo rimando alla nostra guida al Decreto Legislativo 81/2008.
Il caldo rientra tra i rischi da sorveglianza sanitaria?
Sì, quando l’esposizione lo giustifica: la valutazione dell’idoneità spetta al medico competente. Approfondiamo il tema nella nostra guida su La Sorveglianza Sanitaria dei Lavoratori.
Servono misure igieniche particolari in ambienti molto caldi?
Sì, dalla disponibilità di acqua potabile alla gestione degli ambienti: aspetti che tocchiamo nell’articolo sui Rischi Igienico Sanitari.
Cosa cambia nel 2026 rispetto agli anni precedenti sul rischio caldo?
Due novità principali: la Circolare INL 1/2026, che impone valutazione puntuale e tracciabilità delle misure adottate contro il caldo, e la CIG agevolata per edilizia e agricoltura (Decreto PNRR 2026) dal 1° luglio al 31 dicembre 2026, senza i limiti ordinari sulle settimane di ammortizzatori sociali.

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7 commenti su “RISCHIO CALDO: ESTATE BOLLENTE 2026 – MASSIMA ALLERTA SUL LAVORO”
Gentile Dottore,
Lavoro in un’azienda sanitaria provinciale nella sede operativa. Sono trombofilica fattore V di Leiden e in un altro ente pubblico per assenza di impianti di raffreddamento due anni fa ho avuto una trombosi al braccio destro, dolorosa, lunga e di difficile guarigione. Nel nuovo Ente, con mio sgomento, si stanno centralizzando tutti i servizi al cittadino. Perciò noi dell’ultimo piano (sottotetto) di questo ex edificio scolastico non possiamo accendere i condizionatori per permettere agli uffici Medicina di Base, Esenzione ticket e tutti gli altri di godere del fresco e del funzionamento pc. Il direttore non prende provvedimenti in tal senso e il sindacato Rsu dice che per il momento non si può fare nulla bisogna aspettare il potenziamento. In Calabria il caldo non è meno tropicale che altrove, in un ufficio si raggiungono i 38 gradi. Come fare a tutelare la propria salute? Quali strumenti legali poter utilizzare? Come uscire da questo impietoso sistema? Come evitare una sicura trombosi quando nelle giornate lunghe si lavora per 9 ore, staticamente, a sportello, e con un caldo infernale? E i fragili? Perché non concedere loro lo smarworking dicendo che il caldo non è una motivazione cogente!!!! E permettere ai lavori a sportello di poter accendere i condizionatori non centralizzati. Sono disperata. Lo siamo in più. Grazie per il suo tempo.
Buongiorno Milly, sicuramente una brutta situazione, mi spiace.
Le posso consigliare di inviare richiesta scritta al suo datore di lavoro o responsabile del personale, preferibilmente tramite Pec, chiedendo un incontro con il Medico Competente, il medico del lavoro, che periodicamente esegue le visite mediche a lei e ai suoi colleghi, il quale avendo il quadro dei rischi in azienda può agire direttamente.
Se non dovesse avere riscontro, o risposta esaustiva, può procedere con una segnalazione all’Ispettorato del Lavoro, il quale è tenuto a intervenire per valutare la situazione.
Le auguro di risolvere al più presto.
Come vengono controllate le aziende se non prendono in esame il problema lavoro ad alte temperature ?
Può il lavoratore denunciare tali problemi ?
Buongiorno Fiorella, le aziende sono sottoposte a controlli come previsto da D. Lgs 81/08.
Il datore di Lavoro ha l’obbligo di legge di valutare i rischi a cui i suoi dipendenti sono sottoposti e intervenire di conseguenza, in sinergia con il Medico del lavoro e del RSPP.
In caso contrario è soggetto a sanzioni amministrative e in alcuni casi penali.
In caso di mancanze, lo stesso lavoratore può denunciare tali mancanze al medico del lavoro aziendale, all’RSPP o agli organi di competenza tra cui:
– Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL)
– Dipartimenti di Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro (SPSAL/PSAL)
Sarebbe interessante capire se esistono incentivi o supporti specifici per le PMI che vogliono adottare misure avanzate di prevenzione del rischio caldo. Qualcuno ha già sperimentato Worklimate in azienda? ;-)
Buongiorno Luca,
sicuramente uno dei mezzi messi a disposizione per le PMI dall’INAIL è il BANDO ISI, che all’Asse 2 prevede incentivi per “Progetti per la riduzione dei rischi infortunistici”.
Può approfondire direttamente sul sito INAIL – https://www.inail.it/portale/prevenzione-e-sicurezza/it/prevenzione-e-sicurezza/finanziamenti-per-la-sicurezza/incentivi-alle-imprese.html
L’accesso al Bando resta aperto pochi mesi, quest’anno si è chiuso il 30 maggio, ma può fare riferimento al bando per evenutali partecipazioni future.
In merito al Progetto Worklimate non abbiamo dati in merito, appena usciranno report più specifici sarà nostra cura presentare i dati su medicolavoro.org.
Per quanto riguarda ambienti interni come i capannoni esistono gli incentivi del Conto Termico e dell’Ecobonus attraverso i quali è possibile ottenere consistenti agevolazioni per l’installazione di un impianto di climatizzazione aziendale.