ALLERGIE PROFESSIONALI: QUALI RISCHI PER I LAVORATORI?

Allergie professionali: Un lavoratore agricolo con una maschera protettiva che lavora in un campo pieno di polvere e polline

Ultimo aggiornamento: 01/04/25

Cause, rischi e categorie più a rischio. Come la sorveglianza sanitaria e l’uso dei DPI possono ridurre il rischio di allergie professionali e migliorare la salute dei lavoratori.

Negli ultimi anni, la crescente diffusione di malattie di origine allergica ha portato il termine “epidemia allergica” a diventare sempre più comune per descrivere l’aumento significativo di patologie come rinite, asma ed eczema atopico

Questo fenomeno riguarda principalmente i paesi industrializzati e coinvolge non solo le allergie respiratorie ma anche quelle cutanee e alimentari. 

Tra le cause individuate vi sono condizioni di eccessiva igiene durante l’infanzia, la riduzione della biodiversità del microbiota intestinale e la mancanza di varietà nella dieta infantile. 

Tuttavia, un fattore cruciale è rappresentato dall’esposizione a sostanze aerodisperse, come inquinanti abiotici, particelle di origine animale, spore fungine e pollini, che possono essere presenti sia negli ambienti di vita che nei luoghi di lavoro.In questo contesto, la medicina del lavoro e la sorveglianza sanitaria giocano un ruolo fondamentale nel monitoraggio e nella prevenzione delle allergie occupazionali, garantendo la tutela della salute dei lavoratori, prevista dal Testo Unico per la Salute e la Sicurezza del Lavoratore e la riduzione del rischio sul lavoro.

Indice:
COSA SONO LE ALLERGIE PROFESSIONALI?
ALLERGIE PROFESSIONALI E SORVEGLIANZA SANITARIA
ALLERGIE PROFESSIONALI: QUALI I COSTI PER IL DATORE DI LAVORO?
QUALI LE CATEGORIE PIÙ A RISCHIO DI ALLERGIE PROFESSIONALI?
QUALI SONO LE TIPOLOGIE DI ALLERGIE PROFESSIONALI?
ALLERGIE PROFESSIONALI: COME RIDURRE IL RISCHIO?
CONCLUSIONE: ALLERGIE PROFESSIONALI


Cosa sono le allergie professionali?

Molte categorie professionali sono esposte quotidianamente a sostanze potenzialmente allergeniche. Queste includono proteine e glicoproteine ad alto peso molecolare di origine animale, vegetale o fungina, oltre a sostanze a basso peso molecolare di natura biotica o abiotica. 

Molti di questi agenti inducono reazioni allergiche attraverso meccanismi IgE-mediati, causando malattie respiratorie come asma o rinite allergica, oppure manifestazioni cutanee come dermatite, orticaria ed eczema allergico da contatto.

Un caso particolarmente significativo riguarda l’aumento delle patologie respiratorie causate da pollini e spore fungine. Queste allergie influiscono sensibilmente sulle condizioni di lavoro dell’individuo e sulla qualità della sua esperienza lavorativa, con ripercussioni anche sulla vita privata. 

Una delle principali patologie è l’asma di origine occupazionale, ovvero l’asma causato dall’esposizione ad allergeni presenti nell’ambiente di lavoro. Tale forma di asma si distingue dall’asma già presente nel soggetto, che può essere aggravato dalle condizioni lavorative.

Secondo stime recenti, negli Stati Uniti circa il 25% delle malattie respiratorie in soggetti adulti è di natura occupazionale, con il 15-17% dei casi di asma (dati INAIL 2025) direttamente correlati all’esposizione ad allergeni sul posto di lavoro. 

Questi dati evidenziano l’importanza di una corretta gestione del rischio sul lavoro, come previsto dal D.Lgs. 81/2008, che stabilisce gli obblighi del datore di lavoro e del medico competente nella valutazione e prevenzione dei rischi.

Allergie professionali e Sorveglianza Sanitaria

La sorveglianza sanitaria, disciplinata dal D.Lgs. 81/2008, rappresenta uno strumento essenziale per prevenire e gestire le allergie occupazionali. 

Attraverso programmi di monitoraggio mirati, il medico del lavoro può identificare precocemente i segni di sensibilizzazione allergica nei lavoratori esposti a sostanze potenzialmente nocive. 

Le visite mediche del lavoro permettono di valutare lo stato di salute dei dipendenti, monitorare eventuali sintomi e implementare misure preventive personalizzate.

Ad esempio, nel caso di lavoratori esposti a pollini o altre sostanze aerodisperse, il medico del lavoro può suggerire l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale (DPI), come mascherine o occhiali protettivi, e promuovere campagne di formazione sui rischi specifici

Inoltre, la sorveglianza sanitaria consente di pianificare rotazioni lavorative o modifiche delle mansioni per ridurre l’esposizione agli allergeni.

Allergie professionali: Un medico del lavoro che esamina un lavoratore con eruzioni cutanee causate da allergia da contatto, in un ambulatorio medico.

Allergie professionali: Quali i costi per il Datore di lavoro?

Le allergie occupazionali comportano costi significativi, sia diretti che indiretti. I costi diretti includono la diagnosi, la terapia e i trattamenti di riabilitazione, mentre quelli indiretti riguardano la ridotta produttività, l’aumento delle assenze dal lavoro e l’impatto psicologico sui lavoratori e le loro famiglie.

Uno studio condotto negli Stati Uniti ha evidenziato che il costo totale dell’asma occupazionale negli anni 2011-2015 è stato particolarmente elevato per alcune categorie professionali, come i dipendenti della pubblica amministrazione (1.279) e quelli dei trasporti e servizi pubblici (1.222).

Inoltre, quasi tre quarti dei pazienti intervistati hanno riportato una riduzione della produttività al lavoro a causa dell’asma, con perdite complessive che variano dal 21% (Regno Unito) al 59% (Brasile).

L’asma occupazionale non solo riduce l’efficienza lavorativa dell’individuo, ma lo spinge anche a periodi di assenza prolungati, che si traducono in una riduzione del 14-69% dei guadagni nel 44-74% dei lavoratori

È ragionevole supporre che i costi indiretti legati all’asma occupazionale siano maggiori rispetto all’asma non correlato al lavoro, poiché l’asma occupazionale spesso richiede al lavoratore di cambiare mansione o attività per evitare l’esposizione agli allergeni. 

Le allergie respiratorie, inclusa la rinite professionale, hanno un impatto notevole sulla produttività lavorativa. Secondo studi recenti, quasi il 9,3% dei lavoratori allergici riportano assenze dal lavoro a causa dei sintomi dell’asma o della rinite, con perdite di produttività che variano dal 21% al 59%, a seconda del paese.

Inoltre, i costi associati alla gestione della rinite professionale includono:

  • Costi indiretti: riduzione della produttività, assenze prolungate e necessità di cambiare mansione per evitare l’esposizione agli allergeni.
  • Costi diretti: visite mediche, diagnosi, terapie farmacologiche e riabilitazione.

Fonte: INAIL

Allergie professionali: Un cantiere edile con operai che indossano dispositivi di protezione individuale (DPI) per proteggersi da polveri e sostanze irritanti che provocano allergie respiratorie.

Quali le categorie più a rischio di allergie professionali?

Per comprendere meglio le cause delle allergie occupazionali e organizzare misure di prevenzione efficaci, è fondamentale considerare le fonti di esposizione agli allergeni. 

A tal proposito, possiamo distinguere tra due principali contesti lavorativi: 

  • ambienti indoor 
  • ambienti outdoor
Ambienti Outdoor

I lavoratori outdoor, come agricoltori, costruttori, addetti alle consegne e sportivi professionisti, sono particolarmente esposti a inquinanti aerodispersi, pollini e agenti atmosferici

Durante la stagione pollinica, ad esempio, i lavoratori outdoor presentano un rischio maggiore di sviluppare sintomi asmatici o di aggravare condizioni preesistenti. Inoltre, l’esposizione combinata a inquinanti urbani come ozono e particolato può esacerbare le manifestazioni allergiche, sia respiratorie che cutanee.

Il medico del lavoro ha il compito di valutare attentamente i rischi specifici di ogni mansione e di proporre soluzioni preventive, come l’utilizzo di DPI o la pianificazione di turni di lavoro che riducano l’esposizione ai picchi di concentrazione di pollini o inquinanti.

Ambienti Indoor

Nei luoghi chiusi, invece, le condizioni sono generalmente più stabili, ma non meno problematiche. La presenza di impianti di ventilazione, riscaldamento e climatizzazione può favorire la proliferazione di organismi come funghi e artropodi, responsabili di un inquinamento biologico significativo. 

Anche azioni quotidiane, come il calpestio o l’apertura delle finestre, possono aumentare la concentrazione di allergeni nell’aria, rendendo gli ambienti indoor altrettanto critici.Anche in questo caso, il medico del lavoro gioca un ruolo chiave, suggerendo interventi come la regolare manutenzione degli impianti di ventilazione, l’utilizzo di filtri antipolline e la formazione dei lavoratori sulle buone pratiche per ridurre l’esposizione agli allergeni.

Allergie professionali: Un laboratorio chimico con un tecnico che indossa guanti e occhiali protettivi, che manipola sostanze chimiche che causano dermatite da contatto allergica.

Quali sono le tipologie di Allergie professionali?

Come abbiamo visto le allergie professionali sono reazioni allergiche scatenate dall’esposizione a sostanze presenti nell’ambiente di lavoro. 

Si manifestano con sintomi che possono variare da lievi a gravi, a seconda del tipo di allergene, della sensibilità individuale e della durata dell’esposizione.

Tipologie di allergie professionali:

Allergie respiratorie:
  • Asma professionale: caratterizzata da difficoltà respiratorie, tosse e oppressione toracica.
  • Rinite allergica: con sintomi come starnuti, naso che cola e prurito agli occhi.
  • Alveolite allergica estrinseca: un’infiammazione dei polmoni causata dall’inalazione di polveri organiche.
Allergie cutanee:
  • Dermatite da contatto allergica: provoca eruzioni cutanee, prurito e arrossamento.
  • Orticaria da contatto: reazione che porta alla formazione di pomfi sulla pelle.

Puoi approfondire il tema con l’articolo dedicato alle ALLERGIE CUTANEE.

Altre forme:

  • Congiuntivite allergica: infiammazione della congiuntiva, la membrana che riveste l’occhio.
  • Shock anafilattico: reazione grave e potenzialmente fatale che richiede intervento medico immediato.

Allergie professionali: Come ridurre il rischio?

Le allergie professionali, che includono patologie respiratorie come l’asma occupazionale e la rinite allergica da lavoro, rappresentano una crescente minaccia per la salute dei lavoratori. 

Queste condizioni possono essere causate dall’esposizione prolungata a sostanze aerodisperse, come pollini, spore fungine, composti chimici e altri allergeni presenti negli ambienti di lavoro. 

Ridurre il rischio di allergie professionali è fondamentale non solo per proteggere la salute dei dipendenti, ma anche per migliorare la produttività aziendale e ridurre i costi associati. 

Per ridurre il rischio è importante una corretta Sorveglianza sanitaria, quindi prevedere:

  • Visite mediche preventive: Effettuare visite mediche periodiche per monitorare la salute dei lavoratori e individuare precocemente eventuali segni di allergia.
  • Test allergologici: Eseguire test allergologici specifici per identificare la sensibilizzazione a determinati allergeni.
  • Monitoraggio dei sintomi: Registrare e monitorare i sintomi riferiti dai lavoratori per individuare eventuali casi di allergia professionale.
  • Utilizzo DPI: L’uso di dispositivi di protezione individuale (DPI) è uno strumento essenziale per ridurre l’esposizione agli allergeni. Potrebbe essere utile l’utilizzo di mascherine, occhiali protettivi, guanti e indumenti protettivi.
Allergie professionali: Una riunione di sicurezza sul lavoro in cui un esperto spiega ai lavoratori l'importanza dei DPI per prevenire le allergie professionali, con immagini di mascherine, guanti e occhiali protettivi.

CONCLUSIONE: Allergie professionali

In conclusione, la prevenzione delle allergie professionali o occupazionali rappresenta un obiettivo prioritario per garantire la salute e la produttività dei lavoratori. 

Attraverso un impegno condiviso nella sicurezza sul lavoro, è possibile ridurre i rischi e migliorare la qualità della vita, sia in ambito professionale che privato. 

La tutela della salute dei lavoratori non è solo un obbligo legale, ma un investimento strategico per il benessere collettivo e la crescita economica sostenibile.


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