Ultimo aggiornamento: 11/04/25
Quali danni può causare il rumore sul lavoro? In questo articolo esploriamo gli effetti del rumore sul lavoro sulla salute fisica e mentale del lavoratore, e vedremo che rappresenta una vera e propria minaccia.
Il rischio rumore sul lavoro rappresenta una delle principali minacce per la salute e il benessere dei lavoratori, specialmente in settori industriali o dove si utilizzano macchinari rumorosi.
Ma che tipo di rischio è esattamente il rumore? Per rispondere a questa domanda, è importante comprendere come il rumore influisce sul corpo umano, quali sono gli obblighi normativi e quali misure possono essere adottate per proteggere i lavoratori.
Che tipo di rischio è il rumore?
Il rischio rumore è quello che i lavoratori sottovalutano con più convinzione. Ci troviamo spesso davanti a operai con vent’anni di esperienza alle spalle che dichiarano di sentire perfettamente, e che poi in cabina audiometrica mostrano la caduta netta sui 4.000 Hz che chiamiamo scalino acustico: la firma tipica del danno da rumore. Non fa male, non sanguina, non manda in infortunio. Semplicemente, un pezzo di udito non torna più.
Un dato che ci colpisce ogni volta: nei primi nove mesi del 2025 l’INAIL ha registrato 71.682 denunce di malattia professionale, in crescita del 9,7% sul 2024 e del 33,8% sul 2023, con le patologie dell’udito tra le prime tre categorie denunciate.
Su questo restiamo prudenti, perché l’INAIL pubblica un dato aggregato e non una cifra isolata per la sola ipoacusia da rumore: diffidate dei numeri troppo precisi.
Il messaggio di fondo però è chiaro: il rischio rumore continua a produrre malattia professionale in un Paese che lo regolamenta da oltre trent’anni.
La letteratura recente spiega perché insistiamo tanto sulla prevenzione. Una review pubblicata a dicembre 2025 sul British Medical Bulletin (Chen e Su) ricorda che per l’ipoacusia professionale da rumore non esiste un trattamento efficace e che l’unica strategia realmente utile è impedire che il danno si formi.
Uno studio del 2025 su Frontiers in Public Health quantifica il carico globale in 7,85 milioni di DALYs (anni di vita persi per disabilità o morte precoce) nel 2021, più che raddoppiato (+104%) rispetto al 1990, con un rapporto uomini/donne di 1,6 a 1.
Il trend però si può invertire: nel Regno Unito l’HSE ha contato 50 nuovi casi di sordità professionale nel 2024, contro i 195 del 2010.
Come Medicolavoro.org ha già illustrato in Rischi Fisici: cosa sono e come tutelare la salute dei lavoratori, il rischio rumore appartiene alla stessa famiglia di agenti fisici delle vibrazioni e del microclima e va affrontato con lo stesso metodo.

Rischio rumore: cosa dice il D.Lgs. 81/2008 e quali soglie contano
Il riferimento è il Titolo VIII, Capo II del D.Lgs. 81/2008: gli articoli 187 e 188 delimitano campo di applicazione e definizioni, l’articolo 190 impone al datore di lavoro la valutazione del rischio rumore.
Il cuore operativo è l’articolo 189, che fissa tre soglie da conoscere a memoria:
- Valore inferiore di azione, LEX,8h = 80 dB(A) e LCpeak = 135 dB(C): scattano informazione e formazione, la messa a disposizione dei DPI uditivi e la sorveglianza sanitaria su richiesta del lavoratore o su indicazione del medico competente.
- Valore superiore di azione, LEX,8h = 85 dB(A) e LCpeak = 137 dB(C): l’uso dei DPI diventa obbligatorio, va attuato un programma di misure tecniche e organizzative, la sorveglianza sanitaria è obbligatoria e le aree vanno segnalate e delimitate.
- Valore limite di esposizione, LEX,8h = 87 dB(A) e LCpeak = 140 dB(C): non può mai essere superato e si verifica tenendo conto dell’attenuazione offerta dai DPI indossati.
Qui si annida l’errore che il nostro team incontra più spesso: confondere i valori di azione con il valore limite.
Sotto gli 85 dB(A) molte aziende pensano di non dover fare nulla, mentre già a 80 dB(A) esistono obblighi precisi; all’opposto, qualcuno legge gli 87 dB(A) come una soglia da rispettare senza protettori, quando la norma dice l’esatto contrario. La valutazione va messa nero su bianco, e ne parliamo in Documento Valutazione dei Rischi o DVR: è il primo documento su cui l’organo di vigilanza mette gli occhi.
Il ruolo tecnico di raccordo lo abbiamo descritto in RSPP: Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione, mentre l’impostazione metodologica generale è spiegata in Rischio sul Lavoro: cos’è e come identificarlo.

Come si misura il rischio rumore
Misurare il rischio rumore non significa appoggiare un fonometro in mezzo al reparto. Gli strumenti sono tre:
- fonometro integratore: rileva i livelli in punti e momenti definiti;
- dosimetro personale: indossato dal lavoratore per l’intero turno, restituisce l’esposizione reale di chi si muove tra più postazioni;
- analizzatore di spettro: mostra la distribuzione per frequenze, indispensabile per scegliere l’otoprotettore corretto e progettare la bonifica.
Dal 24 luglio 2025 è in vigore la nuova UNI EN ISO 9612:20256, che sostituisce l’edizione precedente e riorganizza il metodo in tre strategie di misurazione: basata sulla giornata intera, sulla mansione o sul singolo compito.
Se la valutazione dell’esposizione al rischio rumore è stata condotta con la versione superata, alla prima revisione del DVR è il momento di aggiornare la metodica e di chiedere al tecnico competente in acustica quale strategia ha adottato e perché.
Nella nostra esperienza le relazioni fonometriche più fragili sono quelle che non spiegano come sono stati campionati i tempi di esposizione: senza quel dato, il numero finale non è verificabile.
Cosa vediamo in sorveglianza sanitaria: l’udito, e non solo
L’articolo 196 rende la sorveglianza sanitaria obbligatoria per i lavoratori esposti oltre il valore superiore di azione ed estendibile, su richiesta o su indicazione del medico competente, a chi supera il valore inferiore.
Lo strumento principale è l’esame audiometrico tonale, di cui abbiamo spiegato modalità e limiti in Audiometria ed esame audiometrico.
Il quadro clinico che gestiamo, però, non riguarda solo l’orecchio: gli effetti extrauditivi che osserviamo più spesso nei lavoratori esposti al rischio rumore sono
- Cardiovascolare: ipertensione arteriosa e tachicardia;
- Sonno: disturbi del sonno e affaticamento cronico;
- Psicologico: irritabilità, ansia e difficoltà di concentrazione;
- Gastrointestinale: disturbi gastrointestinali di tipo funzionale;
- Sicurezza: ridotta percezione dei segnali di allarme, con aumento indiretto del rischio infortunistico.
Su un punto il nostro team è categorico: l’esame audiometrico non serve a certificare un danno già avvenuto, serve a intercettare lo spostamento della soglia quando l’esposizione è ancora modificabile.
Il funzionamento complessivo del sistema lo abbiamo raccontato in La Sorveglianza Sanitaria dei Lavoratori, mentre chi si chiede fin dove arrivi il mandato del medico competente trova risposta in Il Medico Competente Aziendale. Il medico competente può ridurre gli intervalli rispetto al minimo di legge in base all’andamento dei tracciati: ne parliamo in Visita Medica Periodica: 10 punti chiave.

Ridurre il rischio rumore
L’articolo 192 impone di eliminare il rumore alla fonte o ridurlo al minimo e solo dopo di ricorrere ai DPI previsti dall’articolo 193: la gerarchia non è un suggerimento, è un ordine di priorità vincolante. Nella pratica le leve per ridurre il rischio rumore sono cinque:
- Bonifica alla fonte: sostituzione delle macchine più rumorose, cappottature, silenziatori, materiali fonoassorbenti, manutenzione di cuscinetti e organi meccanici usurati.
- Interventi sull’ambiente: separazione dei reparti rumorosi, schermature, trattamento acustico di pareti e soffitti.
- Misure organizzative: rotazione delle mansioni, riduzione dei tempi di permanenza, programmazione delle lavorazioni più rumorose in fasce a minore presenza.
- DPI uditivi adeguati e realmente indossati: inserti, cuffie, otoprotettori attivi, scelti sullo spettro misurato e non sul catalogo; il tema è trattato in DPI: Dispositivi di Protezione Individuale.
- Informazione e formazione ex articolo 195, che nella nostra esperienza fa la differenza tra un otoprotettore in tasca e un otoprotettore in testa.
Il consiglio operativo che diamo sempre è di verificare l’attenuazione effettiva, non quella dichiarata sulla confezione: una cuffia da 30 dB indossata sopra i capelli, con la stanghetta degli occhiali sotto il cuscinetto, perde molta efficacia. E dove il rischio rumore si somma ad altri agenti fisici il ragionamento va fatto in blocco, come mostrano i casi tipici che abbiamo analizzato in Rischi nelle Imprese Edili, in Rischi sul Lavoro nelle Officine Meccaniche e in Rischio Vibrazioni sul Lavoro.
Sanzioni: gli importi veri, aggiornati alla rivalutazione del 2023
Sulle sanzioni per il rischio rumore circolano molte cifre sbagliate, quasi sempre datate. L’articolo 219 del D.Lgs. 81/2008, con gli importi rivalutati del 15,9% da settembre 2023, sono previste per le seguenti mancanze:
- Valutazione mancante o inadeguata (art. 190, commi 1 e 6):
- Misure di prevenzione insufficienti (art. 190, commi 2 e 3)
- Sorveglianza sanitaria omessa, DPI non forniti o non utilizzati, informazione e formazione mancanti (artt. 192, 193, 195-197)
- A rispondere è anche il medico competente, non solo il datore di lavoro, nelle modalità definite dalla legge.
- Questi importi, va detto, non sono definitivi, perché l’articolo 306 comma 4-bis prevede una rivalutazione quinquennale: l’ultima è del 2023, la prossima è attesa nel 2028, come ricostruito anche nelle analisi sul sistema sanzionatorio del Testo Unico.
- Chi sottovaluta il rischio rumore, però, non rischia soprattutto l’ammenda: rischia il risarcimento anni dopo, quando il tracciato audiometrico documenta il peggioramento e l’ultima relazione fonometrica risale a dieci anni prima
FAQ
A quanti decibel scatta l’obbligo di sorveglianza sanitaria per il rumore?
La sorveglianza sanitaria diventa obbligatoria al superamento del valore superiore di azione, cioè 85 dB(A) di LEX,8h o 137 dB(C) di picco. Tra 80 e 85 dB(A) va garantita su richiesta del lavoratore o quando il medico competente la ritiene opportuna. Il quadro completo degli adempimenti è in La Sorveglianza Sanitaria dei Lavoratori.
Il valore limite di 87 dB(A) si misura con o senza otoprotettori?
Con. È l’unico dei tre valori dell’articolo 189 che si verifica tenendo conto dell’attenuazione dei DPI uditivi effettivamente indossati: è un errore frequente, e per questo insistiamo sulla verifica dell’attenuazione reale descritta in DPI: Dispositivi di Protezione Individuale.
Devo rifare la valutazione del rischio rumore dopo la UNI EN ISO 9612:2025?
Non c’è un obbligo automatico di rifarla il giorno stesso, ma la nuova edizione è in vigore dal 24 luglio 2025 e il nostro consiglio è di allineare la metodica alla prima revisione del DVR o al primo cambiamento significativo di macchine, layout o mansioni, come spiegato in Documento Valutazione dei Rischi o DVR.
L’ipoacusia da rumore è reversibile?
No. Il calo permanente della soglia uditiva non si recupera e, come ricorda la review 2025 del British Medical Bulletin, non esiste un trattamento efficace. Ciò che si può fare è intercettare precocemente lo spostamento di soglia: il tema dei segnali precoci è approfondito in Malattia Professionale.
Quali settori vediamo più esposti?
Metalmeccanica, edilizia, legno, tessile, agricoltura, cave, autotrasporto e logistica di magazzino sono i comparti in cui incontriamo più frequentemente esposizioni sopra i valori di azione: alcuni casi concreti sono descritti in Rischi sul Lavoro nelle Officine Meccaniche e in Rischio del Magazziniere.
Chi risponde se la valutazione manca?
Principalmente datore di lavoro e dirigenti, con le sanzioni penali dell’articolo 219, ma anche il medico competente ha un profilo sanzionatorio proprio all’articolo 220: un motivo in più per scegliere con attenzione il professionista, come argomentiamo in Il Medico Competente Aziendale.



