DROGA E ALCOL SUL LAVORO: 10 COSE CHE DEVI SAPERE

Droga e alcol sul lavoro: Fotografia realistica di un medico del lavoro indossante camice bianco sopra abiti professionali, casco di sicurezza giallo e giubbotto rifrangente, mentre conversa con un operaio edile in un cantiere luminoso. Sfoco leggero sullo sfondo industriale, illuminazione naturale diurna, alta definizione, stile documentaristico

Spesso riceviamo domande sul tema droga e alcol sul lavoro, abbiamo quindi voluto raccogliere in questo articolo le principali domande e quesiti su questo importante tema.


La sicurezza negli ambienti professionali rappresenta una priorità assoluta per ogni azienda. Tra i vari fattori che possono compromettere l’idoneità psicofisica di un dipendente e la stabilità del contesto lavorativo, l’uso di sostanze psicoattive emerge come un rischio critico da monitorare con estrema attenzione.

Il tema della gestione di droga e alcol sul lavoro non è un’attività che il datore di lavoro può condurre in totale autonomia, ma rientra rigorosamente nelle prerogative della medicina del lavoro

Attraverso protocolli specifici di sorveglianza sanitaria, il medico competente (o medico del lavoro) ha il compito di effettuare controlli tossicologici mirati

Questi accertamenti non sono indiscriminati, ma vengono applicati esclusivamente a quelle mansioni che, per loro natura, comportano rischi elevati per la sicurezza del lavoratore stesso, dei colleghi e di terzi.

Capire quando e come vengono richiesti questi test è fondamentale per garantire un ambiente lavorativo protetto, nel pieno rispetto delle normative vigenti e della dignità della persona.

QUANDO È RICHIESTO IL TEST ANTIDROGA SUL LAVORO
QUANDO È RICHIESTO ALCOL TEST NEI LAVORATORI?
QUANDO È RICHIESTO L’ESAME DELLE URINE SUL LAVORO?
QUANDO È RICHIESTO ESAME DEL SANGUE TOSSICOLOGICO SUL LAVORO?
POSSONO RICHIEDERE IL TEST ANTIDROGA O L’ALCOL TEST SUL LAVORO ANCHE SE NON PREVISTO DAL RISCHIO PER LA MIA MANSIONE?
QUANTO DURA IL THC NELLE URINE?
QUALI ESAMI TOSSICOLOGICI PUÒ RICHIEDERE IL SERT?
COSA SUCCEDE SE IL TEST DELLE URINE ANTIDROGA SUL LAVORO È POSITIVO?
CONCLUSIONI: DROGA E ALCOL SUL LAVORO

Quando è richiesto il Test antidroga sul lavoro

La sicurezza negli ambienti professionali è una priorità assoluta. Tra i fattori che possono compromettere l’idoneità psicofisica del lavoratore, l’uso di sostanze psicoattive rappresenta un rischio critico. 

Ma quando è richiesto il Test antidroga sul lavoro?

Per comprendere quando effettuare i controlli, bisogna riferirsi al D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico sulla Sicurezza) e all’Accordo Stato-Regioni del 2007 (e successivi aggiornamenti). 

La legge italiana sulla droga e alcol sul lavoro non prevede controlli indiscriminati, ma mira a tutelare la salute del lavoratore e la sicurezza collettiva.

Il tema droga e alcol sul lavoro non è gestito direttamente dal datore di lavoro in autonomia, ma rientra nelle prerogative della medicina del lavoro. 

I controlli tossicologici sono parte integrante della sorveglianza sanitaria e possono essere effettuati solo per specifiche mansioni che comportano rischi per la sicurezza propria o di terzi.

Iltest non è obbligatorio per tutti i lavoratori, ma viene prescritto dal medico del lavoro in base alla valutazione dei rischi. Ecco i casi principali in cui è richiesto:

1. Visita Medica Preventiva

Prima dell’assunzione o prima dell’assegnazione a una nuova mansione, il medico competente può richiedere accertamenti tossicologici sull’utilizzo di droga e alcol sul lavoro per valutare se il lavoratore rientra nelle categorie a rischio definite dall’Accordo Stato-Regioni. Questo serve a garantire l’idoneità iniziale.

2. Sorveglianza Sanitaria Periodica

Durante i controlli periodici previsti dalla legge, il medico competente può disporre il test per droga e alcol sul lavoro se ritiene necessario monitorare nel tempo l’assenza di tossicodipendenza o alcolismo, specialmente per mansioni ad alta pericolosità (es. conducenti, operatori di macchinari complessi, lavori in quota).

3. Visita in Occasione della Ripresa del Lavoro

Dopo un’assenza prolungata per motivi di salute (specialmente se legati a problemi di dipendenza), il medico competente può predisporre il test per droga e alcol sul lavoro per confermare l’avvenuta guarigione e l’idoneità a rientrare nel ciclo produttivo.

4. Ragionevole Sospetto (Con Cautele)

In caso di comportamenti anomali che lasciano presupporre uno stato di alterazione, il datore di lavoro può segnalare la situazione al medico competente. 

Tuttavia, non può effettuare controlli a sorpresa autonomamente. 

Spetta al medico competente valutare la necessità di un accertamento straordinario nell’ambito della sorveglianza sanitaria, nel rispetto della privacy e della dignità del lavoratore, come previsto dal D. Lgs 159/25 per valutare eventuale utilizzo droga e alcol sul lavoro.

Droga e alcol sul lavoro: Fotografia realistica di un medico del lavoro indossante camice bianco sopra abiti professionali, casco di sicurezza giallo e giubbotto rifrangente, mentre conversa con un operaio edile in un cantiere luminoso. Sfoco leggero sullo sfondo industriale, illuminazione naturale diurna, alta definizione, stile documentaristico

Quando è richiesto alcol test nei lavoratori?

La legge stabilisce che il controllo del tasso alcolemico è richiesto obbligatoriamente in tre scenari principali:

1. Per le mansioni a elevato rischio

Esiste un elenco specifico di attività (definite dall’Intesa Stato-Regioni) per le quali vige il divieto assoluto di assunzione di alcolici. Tra queste rientrano:

  • Conducenti di veicoli con patente C, D, E.
  • Mulettisti e carrellisti.
  • Addetti all’edilizia che lavorano in quota.
  • Personale sanitario e addetti alla cura dei minori.
  • Operatori del settore ferroviario e portuale.

Per questi lavoratori, l’alcol test viene eseguito durante la visita di medicina del lavoro periodica o durante controlli a sorpresa disposti dal medico all’interno dei controlli per l’utilizzo di droga e alcol sul lavoro.

2. In caso di ragionevole sospetto

Il datore di lavoro non può sottoporre direttamente un dipendente all’etilometro (per motivi di privacy e competenza tecnica), ma se nota segni evidenti di alterazione, ha l’obbligo di allontanare il lavoratore dalla mansione e richiedere l’intervento del medico competente per un accertamento immediato, in caso di sospetto di utilizzo da parte del dipendente di droga e alcol sul lavoro.

3. Dopo un infortunio o incidente

Qualora si verifichi un sinistro in azienda, le autorità di pubblica sicurezza o il pronto soccorso possono disporre l’accertamento del tasso alcolemico per verificare se lo stato di ebbrezza abbia contribuito all’evento, in caso di sospetto di utilizzo da parte del dipendente di droga e alcol sul lavoro.

Conseguenze della positività e diritti del lavoratore

La presenza di Droga e Alcol sul lavoro è tolleranza zero per le mansioni a rischio: il limite legale è di 0,0 g/l. In caso di positività, il lavoratore viene giudicato temporaneamente “non idoneo” alla mansione.

È fondamentale che il protocollo di sorveglianza sanitaria sia trasparente: 

il lavoratore ha sempre il diritto di conoscere l’esito del test e, in caso di contestazione, può richiedere un esame di secondo livello (solitamente un prelievo ematico per la ricerca di marcatori cronici come la CDT) presso strutture pubbliche specializzate.

Droga e alcol sul lavoro: Lavoratore industriale in uniforme blu scuro e DPI completi (casco, scarpe antinfortunistiche) mentre controlla la lista di carico accanto a un muletto giallo in un magazzino ordinato. Luce artificiale diffusa, prospettiva laterale, immagine chiara e sicura.

Quando è richiesto l’esame delle urine sul lavoro?

L’esame delle urine per la rilevazione di sostanze psicotrope non è universale, è utilizzato per valutare eventuali consumi di droga e alcol sul lavoro, e viene richiesto in momenti precisi definiti dalla legge:

1. Accertamenti pre-assuntivi o di assunzione

Prima di iniziare a svolgere una mansione a rischio, il lavoratore deve essere sottoposto a una visita medica per ottenere il giudizio di idoneità. 

In questa sede, il medico del lavoro esegue il primo test delle urine per verificare l’assenza di tossicodipendenza.

2. Controlli periodici e a sorpresa

Per le categorie di lavoratori che svolgono mansioni pericolose (come la guida di muletti, mezzi pesanti, o il lavoro in alta quota), la sorveglianza sanitaria prevede controlli annuali. La normativa stabilisce che il test possa essere eseguito anche con un preavviso minimo (spesso inferiore alle 24 ore) per garantirne l’efficacia e l’imprevedibilità.

3. Dopo un infortunio o sospetto ragionevole

Se si verifica un incidente sul lavoro che fa sospettare uno stato di alterazione, o se il datore di lavoro riscontra comportamenti anomali che compromettono la sicurezza, può richiedere al medico competente un accertamento mirato. In questi casi, il test delle urine serve a escludere che l’evento sia collegato all’abuso di sostanze.

Quando è richiesto esame del sangue tossicologico sul lavoro?

In via ordinaria, i test per la rilevazione del consumo di droga e alcol sul lavoro avvengono tramite l’analisi delle urine (drug test), mentre per l’alcol si utilizza l’etilometro. 

L’esame del sangue tossicologico non è un test di routine nella medicina del lavoro standard, ma viene richiesto in situazioni specifiche e motivate, in caso di sospetto di consumo di droga e alcol sul lavoro:

  1. Accertamenti di secondo livello: Se un lavoratore risulta positivo al test delle urine di primo livello (screening rapido), il Medico Competente deve inviare il soggetto presso strutture sanitarie specializzate (SERT o laboratori tossicologici autorizzati) per i test di conferma del consumo di droga e alcol sul lavoro. In questa fase, il prelievo ematico può essere utilizzato per una diagnosi definitiva e per distinguere un’assunzione occasionale da uno stato di tossicodipendenza.
  2. Sospetto di intossicazione acuta dopo un infortunio: In caso di incidente sul lavoro, le autorità sanitarie o il pronto soccorso possono disporre esami del sangue per verificare se lo stato di alterazione dovuto al consumo di droga e alcol sul lavoro sia stato la causa dell’evento.
  3. Valutazione della cronicità (Alcol): Per quanto riguarda l’alcol, il Medico Competente può richiedere esami ematici specifici (come il dosaggio della Gamma-GT o della CDT) per valutare l’abuso cronico di bevande alcoliche, qualora i test respiratori o i segni clinici suggeriscano una problematica persistente.

Mansioni a rischio e obblighi

L’esame per la rilevazione di droga e alcol sul lavoro non riguarda tutti i dipendenti, ma solo chi svolge “mansioni a rischio” definite dalla legge (es. autisti di mezzi pesanti, mulettisti, operatori ecologici, lavori in quota, porto d’armi).

Il rifiuto ingiustificato di sottoporsi a tali accertamenti, programmati dal medico competente nell’ambito della sorveglianza sanitaria, comporta sanzioni che possono arrivare fino alla sospensione dalla mansione e a provvedimenti disciplinari, poiché la sicurezza collettiva prevale sulla privacy del singolo in ambito professionale.

Droga e alcol sul lavoro: Infermiere o operatore sanitario in corsia ospedaliera luminosa mentre prepara farmaci con attenzione concentrata. Indossa divisa verde chirurgica, ambiente sterile, profondità di campo che isola il soggetto, fotografia realistica di settore medico.

Possono richiedere il test antidroga o l’alcol test sul lavoro anche se non previsto dal rischio per la mia mansione?

In linea generale, la normativa italiana (con l’Intesa Stato-Regioni e il D.Lgs 81/08) stabilisce che solo i lavoratori impegnati in attività ad alto rischio per terzi (come autisti, mulettisti, addetti ai gas tossici o lavori in quota) debbano essere sottoposti obbligatoriamente a test periodici per verificare l’assenza di tossicodipendenza o l’abuso di alcol.

Se la tua mansione è di tipo amministrativo o non comporta rischi specifici per la sicurezza pubblica, il medico competente non può inserire di default il drug test o lalcol test nel protocollo di medicina del lavoro standard. 

Tuttavia, esistono delle eccezioni importanti che ogni lavoratore e datore di lavoro dovrebbe conoscere.

Quando il test può essere richiesto “extra-protocollo”

Nonostante la mansione non sia tabellata come a rischio, esistono tre scenari in cui il controllo su Droga e alcol sul lavoro diventa legittimo e, in certi casi, necessario:

1. Il ragionevole sospetto

Se un lavoratore si presenta in servizio in uno stato di evidente alterazione psicofisica (difficoltà di linguaggio, alito alcolico, instabilità motoria), il datore di lavoro ha il dovere di intervenire. Anche se la mansione non prevede test preventivi, il datore non può ignorare il rischio per la salute del dipendente stesso. 

In questo caso, deve allontanare il lavoratore sospetto di consumare droga e alcol sul lavoro e può richiedere l’intervento del medico del lavoro per una visita straordinaria volta a verificare l’idoneità alla mansione.

2. Infortuni sul lavoro

In caso di incidente o infortunio grave, le autorità di pubblica sicurezza o il personale sanitario di pronto soccorso hanno la facoltà di eseguire test tossicologici ed ematici. 

In questo contesto, l’accertamento prescinde dal protocollo di sorveglianza sanitaria aziendale e ha finalità di accertamento legale e assicurativo.

3. Richiesta del lavoratore stesso

Un dipendente che sta seguendo percorsi di riabilitazione o che desidera dimostrare la propria idoneità dopo una contestazione può richiedere volontariamente al medico competente di essere sottoposto ad accertamenti, sebbene non strettamente previsti per il suo ruolo, per confermare attraverso analisi specifiche di non consumare droga e alcol sul lavoro.

Quanto dura il THC nelle urine?

Molto spesso ci pongono questa domanda, ma non esiste una risposta univoca alla domanda “quanto dura il THC nelle urine”, poiché la permanenza della sostanza varia drasticamente in base a diversi fattori che il medico competente tiene in considerazione durante la valutazione della sorveglianza sanitaria:

  • Frequenza d’uso: In un consumatore occasionale (una singola volta), il THC può essere rilevato per circa 3-5 giorni. In un consumatore abituale, la rilevabilità può estendersi dai 15 ai 30 giorni, e in casi di uso cronico pesante, può superare i 45 giorni.
  • Metabolismo e massa corporea: Poiché il THC si accumula nel grasso corporeo, persone con un indice di massa corporea più elevato o un metabolismo più lento potrebbero trattenere i metaboliti della sostanza più a lungo.
  • Idratazione e attività fisica: Sebbene non possano “cancellare” la presenza della droga, questi fattori influenzano la concentrazione dei metaboliti urinari.

Se durante i controlli per Droga e alcol sul lavoro il test delle urine risulta positivo al THC, il protocollo di medicina del lavoro prevede passaggi rigidi. Il medico del lavoro (o medico competente) non può limitarsi al test rapido: il campione deve essere inviato a un laboratorio certificato per un esame di conferma (gascromatografia con spettrometria di massa).

Questo secondo esame serve a escludere i “falsi positivi” causati da farmaci e a determinare con precisione la quantità di metaboliti presenti. Se la positività viene confermata, il lavoratore viene temporaneamente sospeso dalla mansione a rischio e può essere indirizzato ai servizi territoriali (Sert) per gli accertamenti di secondo livello volti a escludere uno stato di tossicodipendenza.

Quali esami tossicologici può richiedere il SERT?

Quando il medico del lavoro riscontra una positività confermata in laboratorio o ha un fondato sospetto di dipendenza patologica, non può emettere un giudizio di idoneità definitivo senza un ulteriore consulto specialistico. Il lavoratore viene quindi inviato al SERT competente per territorio.

Qui, il personale specializzato non si limita a un semplice controllo urinario, ma avvia un protocollo diagnostico complesso che integra analisi biochimiche, colloqui clinici e monitoraggi temporali. L’obiettivo è distinguere tra un uso occasionale di sostanze e una patologia da dipendenza che pregiudicherebbe la sicurezza relativa a Droga e alcol sul lavoro.

Il SERT ha a disposizione una gamma di accertamenti molto più ampia rispetto alla normale medicina del lavoro. Ecco i principali esami tossicologici richiesti:

1. Analisi del capello (Matrice pilifera)

È l’esame più temuto e accurato. A differenza delle urine, che mostrano l’assunzione recente, il test del capello permette di ricostruire lo storico dei consumi negli ultimi mesi (circa 1 cm di capello corrisponde a un mese di storia). Viene utilizzato per rilevare l’uso cronico di oppiacei, cocaina, cannabinoidi e anfetamine.

2. Monitoraggio urinario ripetuto

Il SERT può richiedere al lavoratore di sottoporsi a una serie di prelievi di urine a sorpresa in un arco di tempo ristretto (ad esempio 2 o 3 volte in due settimane). Questo serve a verificare l’astinenza nel breve periodo e a monitorare l’andamento dei metaboliti.

3. Marcatori ematici per l’abuso di alcol

Per quanto riguarda l’alcol, il SERT richiede esami del sangue specifici per valutare il danno organico o il consumo cronico. I parametri più comuni sono la CDT (Transferrina Carboidrato Carente), che è il marcatore più affidabile per l’abuso alcolico recente, oltre alle transaminasi e alla Gamma-GT.

4. Esami tossicologici su matrici cheratiniche (Peli pubici o ascellari)

In assenza di capelli, il SERT può prelevare peli da altre parti del corpo. Poiché questi peli hanno un ciclo di crescita più lento, possono coprire un arco temporale di rilevazione ancora più lungo.

Oltre agli esami di laboratorio, il percorso presso il SERT prevede colloqui con psicologi e medici tossicologi. Al termine di questo iter, il SERT invia una relazione tecnica al medico competente (o medico del lavoro).

Sulla base di questa relazione, il medico competente emetterà il giudizio finale di idoneità alla mansione. Ricorda che la trasparenza e la collaborazione con le strutture pubbliche sono fondamentali: il rifiuto di sottoporsi agli accertamenti del SERT equivale a una conferma indiretta dello stato di inidoneità, con conseguenze immediate sulla possibilità di svolgere mansioni a rischio.

Cosa succede se il test delle urine antidroga sul lavoro è positivo?

La gestione della sicurezza aziendale e il monitoraggio di Droga e alcol sul lavoro seguono protocolli legislativi molto rigidi. Quando un lavoratore, nell’ambito della sorveglianza sanitaria, si sottopone a un test delle urine e il risultato è positivo, si attiva una procedura a tutele crescenti, volta a garantire la sicurezza del luogo di lavoro e, al contempo, la correttezza della diagnosi medica.

Molti dipendenti e datori di lavoro temono l’impatto di una positività, ma è fondamentale sapere che il percorso non è immediatamente sanzionatorio, bensì segue step clinici e legali ben definiti dalla medicina del lavoro.

La conferma in laboratorio (Secondo Livello)

Il primo test effettuato dal medico competente (o medico del lavoro) è solitamente uno screening rapido tramite strip o analizzatori portatili. In caso di esito positivo, questo risultato è considerato solo “sospetto”.

Il protocollo prevede che il medico del lavoro provveda immediatamente a sigillare il campione di urine residuo e a inviarlo a un laboratorio di tossicologia forense certificato. 

Qui viene eseguito l’esame di conferma (solitamente la Gascromatografia con Spettrometria di Massa), l’unico metodo con valore legale capace di escludere falsi positivi causati da farmaci o alimenti e di identificare con certezza la sostanza assunta.

Il giudizio di idoneità del Medico Competente

Mentre si attende l’esito della conferma, il medico competente ha il dovere di tutelare la sicurezza aziendale. In via cautelativa, il lavoratore viene generalmente sospeso dalla mansione a rischio (ad esempio la guida di muletti o mezzi pesanti) in attesa degli approfondimenti.

Se la positività viene confermata dal laboratorio, il medico emetterà un giudizio di inidoneità temporanea alla mansione specifica. È importante sottolineare che il lavoratore non viene necessariamente licenziato: la legge prevede che venga allontanato solo dalle attività pericolose, potendo essere adibito, dove possibile, ad altre mansioni che non comportino rischi per la sicurezza propria o altrui.

L’invio al SERT per l’accertamento della dipendenza

La positività a un singolo test non equivale automaticamente a una diagnosi di tossicodipendenza. Per questo motivo, la normativa su Droga e alcol sul lavoro prevede che il lavoratore venga inviato dal medico competente presso il SERT (Servizio per le Dipendenze).

Gli specialisti del SERT effettueranno accertamenti più approfonditi, che possono includere:

  • Analisi del capello (per valutare il consumo pregresso).
  • Monitoraggi periodici delle urine.
  • Colloqui psicologici.

Se il SERT conclude che si è trattato di una sola assunzione occasionale e non vi è uno stato di tossicodipendenza, il lavoratore potrà essere riammesso alla sua mansione originale dopo un periodo di monitoraggio e un nuovo test negativo. 

Se invece viene accertata una dipendenza, il lavoratore dovrà intraprendere un percorso di recupero, durante il quale il suo posto di lavoro è generalmente tutelato dalla legge, sebbene resti sospeso dalle mansioni a rischio.

Dal punto di vista della privacy, il datore di lavoro riceve dal medico del lavoro solo il giudizio finale (idoneo o non idoneo), senza conoscere il dettaglio della sostanza trovata.

Tuttavia, la violazione degli obblighi relativi a Droga e alcol sul lavoro può dare origine a sanzioni disciplinari previste dal contratto collettivo nazionale, specialmente se il comportamento ha messo in pericolo la sicurezza dell’azienda.

Conclusioni: Droga e alcol sul lavoro

In conclusione, la gestione di Droga e Alcol sul lavoro non deve essere intesa come una misura meramente punitiva, ma come un pilastro fondamentale della prevenzione e della sicurezza negli ambienti professionali. Attraverso protocolli rigorosi di medicina del lavoro e una sorveglianza sanitaria attenta, le aziende possono garantire che le mansioni più delicate vengano svolte in condizioni psicofisiche ottimali, tutelando sia il dipendente che la collettività.

Il ruolo del medico competente (o medico del lavoro) è cruciale in questo processo: egli agisce come garante della salute e della conformità normativa, mediando tra le esigenze di sicurezza produttiva e il rispetto della dignità e della privacy del lavoratore.

Anche nei casi più complessi, come la gestione di una positività o il coinvolgimento del SERT, l’obiettivo finale rimane il recupero dell’idoneità e la riduzione del rischio professionale legato a Droga e Alcol sul lavoro.

Investire in informazione e prevenzione è la strategia più efficace per costruire un ambiente di lavoro sano, dove la consapevolezza dei rischi legati a Droga e Alcol sul lavoro diventi parte integrante della cultura aziendale.

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