RISCHIO PSICOSOCIALE: 7 ASPETTI DA NON IGNORARE PER UN’AZIENDA SANA

rischio psicosociale:

Rischio Psicosociale: La guida per comprendere i fattori di stress lavoro-correlato, riconoscere i segnali d’allarme (dal mobbing al burnout) e conoscere gli obblighi di valutazione nel DVR.


Il rischio psicosociale sul lavoro è una delle sfide più attuali e complesse per la salute occupazionale. 

Non si limita al semplice stress, ma include tutti quei fattori legati all’organizzazione, alla progettazione e alla gestione del lavoro che possono compromettere la salute fisica e mentale dei dipendenti. 

Questi fattori “trasversali” derivano dall’interazione dinamica tra l’individuo e il suo ambiente lavorativo. 

L’esposizione prolungata a elementi come il carico di lavoro eccessivo, l’ambiguità di ruolo o le cattive relazioni interpersonali può generare lo Stress Lavoro-Correlato. Per la medicina del lavoro, prevenire il rischio psicosociale è un obbligo legale e, soprattutto, un investimento per aumentare la produttività e migliorare il clima aziendale

COS’È IL RISCHIO PSICOSOCIALE SUL LAVORO?
QUALI SONO GLI INDICATORI DI STRESS LAVORO-CORRELATO?
IL RISCHIO PSICOSOCIALE VA INSERITO NEL DVR?
QUALI SONO LE MANSIONI PIÙ A RISCHIO PSICOSOCIALE?
QUALI SONO LE SANZIONI PER MANCATA VALUTAZIONE DEL RISCHIO PSICOSOCIALE?
DIFFERENZA TRA MOBBING, STRESS LAVORO-CORRELATO, RISCHIO PSICOSOCIALE?
COS’È IL QUESTIONARIO STRESS LAVORO-CORRELATO?
CONCLUSIONI: RISCHIO PSICOSOCIALE

Cos’è il rischio psicosociale sul lavoro?

Il rischio psicosociale sul lavoro rappresenta una delle sfide più attuali e complesse nell’ambito della sicurezza e della salute occupazionale. 

Non si tratta semplicemente di “stress”, ma di fattori legati all’organizzazione, alla progettazione e alla gestione del lavoro che, se inadeguati, possono compromettere la salute fisica e mentale dei dipendenti.

Il rischio psicosociale deriva dall’interazione tra il contenuto del lavoro, l’ambiente di lavoro, l’organizzazione, il contesto sociale e le caratteristiche individuali del lavoratore. 

In sostanza, è un rischio “trasversale” che non dipende da una singola macchina o sostanza chimica, ma dall’interazione dinamica tra l’individuo e il suo ambiente lavorativo.

Tra i principali fattori che contribuiscono al rischio psicosociale troviamo:

  • Carico di lavoro eccessivo o, al contrario, insufficiente.
  • Ambiguità di ruolo e richieste contrastanti.
  • Mancanza di autonomia decisionale o di controllo sul proprio lavoro.
  • Cattive relazioni interpersonali (conflitti, mobbing, bullismo).
  • Cambiamenti organizzativi mal gestiti o insicurezza del posto di lavoro.
  • Violenza o molestie.

L’esposizione prolungata a questi fattori genera la sindrome più nota in Italia: lo Stress Lavoro Correlato, che può evolvere in condizioni più gravi come il Burnout.

Prevenire il rischio psicosociale non è solo un obbligo legale, ma un investimento. 

Aziende con bassi livelli di stress e buon benessere organizzativo registrano maggiore produttività, minori assenze e un clima lavorativo positivo. 

La prevenzione efficace richiede un approccio integrato che coinvolga tutti gli attori aziendali, dalla Direzione ai lavoratori.

Quali sono gli indicatori di stress lavoro-correlato?

Il rischio psicosociale, e in particolare lo Stress Lavoro-Correlato (stress lavoro-correlato), non si manifesta all’improvviso, ma emerge attraverso segnali progressivi, definiti indicatori

Identificarli tempestivamente è cruciale per la prevenzione, un compito che rientra appieno nella sfera della medicina del lavoro.

I segnali di allarme si dividono principalmente in due categorie: 

  • indicatori oggettivi (di contesto), che riguardano l’organizzazione aziendale,
  • indicatori soggettivi (di contenuto), che si manifestano nel comportamento e nella salute dei lavoratori.

Questi indicatori sono dati concreti e misurabili, che il Datore di Lavoro deve analizzare in fase di valutazione del rischio psicosociale, come previsto dal D.Lgs. 81/08.

Assenteismo e Presenze Anomale:

  • Tasso di Assenza per Malattia: Un aumento significativo o una concentrazione di assenze brevi e frequenti può segnalare un disagio diffuso.
  • Tasso di Presenteismo: Il fenomeno di lavorare pur essendo malati o non pienamente efficienti, spesso legato alla paura di perdere il lavoro o a carichi di lavoro eccessivi.

Dati su Infortuni e Incidenti:

  • Frequenza e Gravità degli Infortuni: Lo stress riduce l’attenzione e la concentrazione, aumentando la probabilità di incidenti.
  • Near Misses (mancati incidenti): Segnalazioni in aumento di situazioni di quasi-infortunio.

Movimenti del Personale:

  • Tasso di Turnover: Un’elevata rotazione del personale, in particolare tra specifici reparti o mansioni, indica insoddisfazione e difficoltà di adattamento.
  • Ricorsi e Vertenze Legali: Un incremento di conflitti interni, lamentele o richieste di trasferimento.

Questi segnali riguardano l’impatto diretto dello stress sulla salute e sul comportamento individuale, e sono spesso intercettati dalla sorveglianza sanitaria.

Possono emergere informazioni direttamente dalla Sorveglianza Sanitaria:

Il medico competente (o medico del lavoro) riceve informazioni sensibili durante le visite periodiche. Un aumento di segnalazioni di disturbi specifici, anche se non direttamente malattie professionali, è un forte indizio. Tra questi:

  • Disturbi Psicosomatici: Mal di testa frequenti, problemi gastrointestinali, dolori muscolo-scheletrici (DMS) non specifici.
  • Disturbi del Sonno: Insonnia o sonno non ristoratore.
  • Uso di Farmaci: Un incremento nell’uso di ansiolitici, antidepressivi o farmaci per il sonno.

Comportamento e Prestazione Lavorativa:

  • Calo della Produttività e della Qualità: Errori, ritardi nelle consegne o difficoltà a prendere decisioni.
  • Conflittualità Interpersonale: Aumento di litigi, isolamento sociale o difficoltà di comunicazione con colleghi e superiori.
  • Dipendenze: Un incremento nel consumo di alcol, fumo o altre sostanze psicoattive per gestire la tensione.

Attraverso l’analisi aggregata e anonima dei dati di salute raccolti (garantendo la privacy), il medico del lavoro fornisce al Datore di Lavoro e al RSPP un quadro clinico prezioso per interpretare i sintomi organizzativi. 

Se gli indicatori oggettivi segnalano un problema e la sorveglianza sanitaria ne conferma l’impatto sulla salute, si ha la conferma che il rischio psicosociale è elevato e che sono necessari interventi correttivi sull’organizzazione del lavoro.

rischio psicosociale: Un impiegato seduto alla sua scrivania, le cui mani sono simbolicamente legate o intrappolate da catene invisibili o cavi del computer, suggerendo la mancanza di controllo. Fotografia iper-realistica.

Il rischio psicosociale va inserito nel DVR?

L’inserimento del rischio psicosociale nel DVR Documento di Valutazione del Rischio discende direttamente dal Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro, il D.Lgs. 81/08

Sebbene la norma non utilizzi esplicitamente il termine “rischio psicosociale” come categoria autonoma, richiede tassativamente la valutazione del rischio stress lavoro-correlato (stress lavoro-correlato). 

La valutazione deve essere dinamica, strutturata in una fase preliminare basata su indicatori oggettivi (assenze, infortuni, lamentele) e, se necessario, in una fase approfondita che coinvolga la percezione dei lavoratori.

La medicina del lavoro e, in particolare, la figura del medico competente sono essenziali in questo processo.

Il medico competente collabora con il Datore di Lavoro e il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) fornendo un contributo fondamentale:

  1. Analisi dei Dati Sanitari: Attraverso la sorveglianza sanitaria, il medico competente può rilevare, in forma aggregata e anonima, l’incidenza di disturbi fisici o psichici che possono essere correlati allo stress (ad esempio, disturbi del sonno, patologie gastrointestinali). Questi dati fungono da importanti indicatori oggettivi di potenziale rischio psicosociale aziendale.
  2. Consulenza Preventiva: Il medico del lavoro consiglia sulle misure di prevenzione più appropriate, che possono includere non solo azioni individuali (come la modifica delle mansioni o il supporto psicologico), ma anche interventi organizzativi volti a migliorare il benessere complessivo, riducendo le fonti di stress.
Un manager in un ufficio di notte, illuminato solo dallo schermo del laptop, con il volto stanco riflesso nel vetro, circondato da pile di documenti che simboleggiano il carico eccessivo.

Quali sono le mansioni più a rischio psicosociale?

Le mansioni più a rischio sono generalmente quelle caratterizzate da uno squilibrio tra richieste lavorative e risorse disponibili, scarsa autonomia, o elevata pressione emotiva:

Mansioni con Forte Contatto con il Pubblico e Pressione Emotiva

Queste figure sono esposte alla violenza di terzi (clienti, pazienti, utenti) e a un’alta pressione emotiva, fattori che possono portare rapidamente al burnout.

  • Settore Sanitario: Infermieri, medici del lavoro e altri operatori sanitari (soprattutto in pronto soccorso o reparti ad alta intensità) sono esposti a sofferenza, turni pesanti e aggressioni verbali/fisiche.
  • Forze dell’Ordine e Soccorso: Vigili del fuoco, poliziotti e personale di emergenza.
  • Servizi al Cliente (Call Center): Esposizione a reclami continui, monitoraggio costante e alta pressione sui tempi (ritmi di lavoro insostenibili).
  • Insegnanti e Operatori Sociali: Gestione di classi difficili, elevata responsabilità emotiva e basso riconoscimento.
Mansioni Caratterizzate da Bassa Autonomia e Ripetitività

Questi lavori aumentano il rischio a causa della monotonia e della sensazione di non avere controllo sulla propria attività:

  • Lavoratori su Linea di Produzione: Mansioni brevi, frammentate e ripetitive, spesso con ritmi imposti dalla macchina.
  • Addetti all’Immissione Dati (Data Entry): Basso contenuto professionale e alta concentrazione richiesta.
  • Ruoli Esecutivi di Basso Livello: Mancanza di partecipazione alle decisioni e ambiguità di ruolo.
Mansioni con Elevata Responsabilità e Pressione Temporale

Questi ruoli sono sottoposti a un sovraccarico quantitativo e qualitativo:

  • Dirigenti e Quadri: Schiacciati tra le richieste della direzione e la gestione operativa dei dipendenti, con un forte conflitto di ruolo.
  • Professionisti in Ambito Finanziario/Legale: Scadenze rigide, elevata posta in gioco e orari di lavoro prolungati.
rischio psicosociale: Un infermiere o un operatore sanitario in corridoio, appoggiato al muro, con il volto coperto dalle mani dopo un turno intenso. Dettagli realistici sull'usura della divisa.

Quali sono le sanzioni per mancata valutazione del rischio psicosociale?

La mancata o incompleta valutazione del rischio psicosociale – specificamente inteso in Italia come rischio stress lavoro-correlato – costituisce una grave violazione degli obblighi del Datore di Lavoro in materia di sicurezza e salute.

Le sanzioni sono previste dal D.Lgs. 81/08 (Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro) e sono comminate dagli organi di vigilanza (come le ASL e l’Ispettorato Nazionale del Lavoro). 

La valutazione del rischio stress lavoro-correlato, infatti, non è un adempimento facoltativo, ma è considerata parte integrante della valutazione di tutti i rischi, un obbligo non delegabile del Datore di Lavoro (Art. 17).

La sanzione principale per la mancata o l’incompleta inclusione del rischio psicosociale nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) ricade sul Datore di Lavoro.

La mancata valutazione della fase preliminare o approfondita del rischio stress lavoro-correlato può riflettersi in un’ammenda da € 2.000 a € 4.000.

È fondamentale sottolineare che il rischio stress lavoro-correlato deve essere valutato attraverso un percorso metodologico strutturato (fase preliminare e, se necessario, fase approfondita), altrimenti il DVR risulterà incompleto e soggetto a sanzioni.

Sebbene le sanzioni dirette per la valutazione del rischio stress lavoro-correlato ricadano sul Datore di Lavoro, il mancato adempimento ha ripercussioni anche sulla medicina del lavoro e sul ruolo del medico competente (o medico del lavoro):

Mancata Collaborazione del Medico Competente: Se il Datore di Lavoro non consulta il medico competente nella valutazione del rischio (Art. 29, co. 1), in particolare per l’analisi degli indicatori di sorveglianza sanitaria (ad esempio, l’andamento delle assenze per malattia), si configura un’ulteriore violazione degli obblighi.

Contestazioni in Caso di Malattia Professionale: In caso di patologie o disturbi di natura psichica riconosciuti come correlati al lavoro (seppur con difficoltà probatorie), l’assenza di un DVR aggiornato e di misure preventive efficaci relative al rischio psicosociale costituisce un elemento di negligenza che può esporre il Datore di Lavoro a:

  • Risarcimento del Danno Differenziale: Azioni civili da parte del lavoratore.
  • Azione di Regresso INAIL: L’INAIL può rivalersi sull’azienda per i costi sostenuti se viene accertata la responsabilità del Datore di Lavoro nel mancato adempimento.

In sintesi, la corretta valutazione del rischio psicosociale è un adempimento cardine della normativa italiana e la sua omissione espone l’azienda a conseguenze legali, economiche e reputazionali molto serie.

Differenza tra mobbing, stress lavoro-correlato, rischio psicosociale?

Nel campo della medicina del lavoro, i termini rischio psicosociale, stress lavoro-correlato e mobbing sono spesso usati, ma non sono sinonimi. Essi rappresentano concetti diversi per natura, origine e manifestazione, sebbene siano strettamente correlati tra loro. Capire la distinzione è fondamentale per un’efficace sorveglianza sanitaria e prevenzione aziendale.

Rischio Psicosociale

Il rischio psicosociale è il termine più ampio. Esso non è una condizione o un danno, ma l’origine potenziale del danno.

Si definisce come l’insieme dei fattori legati all’organizzazione, alla progettazione, alla gestione del lavoro e al contesto ambientale e sociale che possono causare danni psicologici o fisici. È la causa potenziale che, se non gestita, può portare a conseguenze negative sulla salute.

Esempi di fattori di rischio psicosociale:

  • Carico di lavoro eccessivo.
  • Scarsa autonomia decisionale.
  • Mancanza di supporto da colleghi o superiori.
  • Ambiguità di ruolo.
  • Fenomeni di mobbing o violenza.
Stress Lavoro-Correlato 

Lo stress lavoro-correlato è la conseguenza diretta più comune del mancato controllo dei fattori di rischio psicosociale.

L’Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro (EU-OSHA) e il D.Lgs. 81/08 lo definiscono come una condizione che si verifica quando le richieste lavorative superano la capacità di una persona di affrontarle. È la risposta fisiologica e psicologica (negativa) del lavoratore a stimoli percepiti come minacciosi o difficili da gestire.

In sintesi: Lo stress lavoro-correlato è la sindrome che si manifesta quando il rischio psicosociale è elevato e non gestito.

Mobbing

Il mobbing è una forma specifica e intenzionale di rischio psicosociale.

Non è un sintomo dello stress, ma una causa ben precisa: un comportamento ripetuto e prolungato (di solito almeno sei mesi) che mira a danneggiare, umiliare o isolare un lavoratore, portando spesso al suo allontanamento. Rientra nella categoria più ampia delle molestie e della violenza sul posto di lavoro.

In sintesi: Il mobbing è un fattore di rischio psicosociale che può scatenare il grave stress lavoro-correlato.In definitiva: il rischio psicosociale (il grande insieme di cause) provoca lo stress lavoro-correlato (la risposta del corpo), e il mobbing (il comportamento violento) è una delle cause più tossiche all’interno del rischio psicosociale.

Cos’è il questionario stress lavoro-correlato?

Il questionario stress lavoro-correlato è uno strumento cruciale utilizzato nella fase di approfondimento della valutazione del rischio psicosociale in azienda, come previsto dal D.Lgs. 81/08. 

Non si tratta di un semplice sondaggio sul gradimento del lavoro, ma di un metodo scientifico per raccogliere la percezione soggettiva dei lavoratori riguardo ai fattori di rischio presenti nel loro ambiente.

La valutazione del rischio psicosociale si svolge in due fasi. Dopo aver analizzato gli indicatori oggettivi (assenteismo, turnover, infortuni), se i risultati mostrano un livello di rischio non accettabile, l’azienda deve procedere con la fase di approfondimento. È qui che entra in gioco il questionario.

Lo scopo principale è duplice:

  1. Confermare il Rischio: Verificare se i dati oggettivi trovano riscontro nella percezione dei lavoratori.
  2. Identificare le Cause Specifiche: Capire quali aspetti del contenuto (es. carichi di lavoro) o del contesto (es. comunicazione, supporto) sono maggiormente percepiti come stressogeni per indirizzare misure preventive mirate.
Struttura e Contenuti

I questionari più diffusi e validati (come, ad esempio, versioni adattate di modelli internazionali quali il Questionario di Copenaghen o il Job Content Questionnaire) indagano aree specifiche del rischio psicosociale, quali:

  • Contenuto del Lavoro: Monotonia, chiarezza dei compiti, carico e ritmo.
  • Contesto Sociale: Relazioni interpersonali, supporto dei superiori e dei colleghi.
  • Controllo e Autonomia: La capacità del lavoratore di influenzare le decisioni relative al proprio lavoro.

L’utilizzo del questionario e l’analisi dei risultati richiedono il coinvolgimento di figure specialistiche, centrali nella medicina del lavoro:

  1. Partecipazione del Medico del Lavoro: Il medico competente (MC) collabora con il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) e il Datore di Lavoro nella definizione della metodologia e nell’interpretazione dei risultati. Sebbene il questionario non sia un atto di sorveglianza sanitaria (non ha finalità diagnostiche individuali), l’MC è fondamentale per integrare i dati della percezione soggettiva con le informazioni sanitarie aggregate e anonime.
  2. Anonimato e Riservatezza: Un aspetto cruciale per la validità dello strumento è la garanzia dell’anonimato. Le risposte devono essere raccolte e analizzate in modo da prevenire l’identificazione del singolo lavoratore, proteggendo la sua privacy. Le informazioni raccolte attraverso i questionari servono per pianificare azioni di prevenzione collettiva, non per valutare la salute del singolo (compito che resta esclusivo della sorveglianza sanitaria).

In conclusione, il questionario stress lavoro-correlato è uno strumento indispensabile per trasformare la percezione del rischio psicosociale in dati concreti, permettendo all’azienda di adempiere agli obblighi normativi e di attuare una prevenzione efficace e mirata.

Puoi trovare a questo link un interessante approfondimento redatto dall’INAIL sul questionario stress lavoro-correlato

Conclusioni: Rischio psicosociale

Il rischio psicosociale non è più un concetto marginale o un semplice problema di “morale”, ma una componente centrale della sicurezza e della salute sul lavoro. L’analisi approfondita di questo rischio, che culmina nell’identificazione e gestione dello stress lavoro-correlato, è un obbligo normativo imprescindibile per ogni azienda, sancito dal D.Lgs. 81/08.

Comprendere la distinzione tra il rischio psicosociale (la causa potenziale), lo stress lavoro-correlato (la risposta) e il mobbing (il fattore di violenza specifico) è il primo passo per una prevenzione efficace.

La corretta valutazione, supportata dagli indicatori oggettivi e dalla percezione soggettiva dei lavoratori (raccolta tramite questionari anonimi), permette di individuare le criticità specifiche nell’organizzazione del lavoro.

In questo processo, la medicina del lavoro e il medico competente svolgono un ruolo fondamentale: attraverso la sorveglianza sanitaria e la consulenza organizzativa, integrano la valutazione del rischio e contribuiscono all’adozione di misure preventive.Investire nella prevenzione del rischio psicosociale significa andare oltre l’obbligo legale e le sanzioni.

Significa creare un ambiente di lavoro con minori assenze, maggiore produttività e un clima aziendale positivo. Il benessere del dipendente si traduce direttamente nel successo e nella sostenibilità dell’organizzazione.


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