RISCHIO RADIAZIONI: I PILASTRI FONDAMENTALI PER GARANTIRE UNA SICUREZZA IN AZIENDA NEL 2026

Rischio radiazioni: Interno di una moderna sala di radiologia ospedaliera, un tecnico di radiologia indossa un grembiule piombato e sta operando una console di controllo attraverso un vetro protettivo. Luce fredda clinica, atmosfera professionale e pulita, fotorealismo.

Rischio radiazioni: una guida alla sorveglianza sanitaria e agli obblighi normativi per la sicurezza sul lavoro in ambienti a rischio radiazioni


Il rischio radiazioni rappresenta una delle tematiche più critiche nell’ambito della sicurezza aziendale e della medicina del lavoro

Comprendere cosa si intende per questo rischio significa analizzare l’esposizione dei lavoratori a fonti di energia che si propagano nello spazio, potenzialmente dannose se non gestite correttamente.

L’esposizione non riguarda esclusivamente i settori sanitario o nucleare, ma interessa una vasta gamma di attività, dall’industria manifatturiera alle telecomunicazioni. 

Per garantire la massima tutela, è essenziale distinguere tra radiazioni ionizzanti e non ionizzanti, attivando protocolli di prevenzione e sorveglianza sanitaria mirati che vedono nel medico del lavoro (competente o autorizzato) una figura centrale per la protezione della salute

COSA SI INTENDE PER RISCHIO RADIAZIONI NEI LUOGHI DI LAVORO?
QUAL’È LA DIFFERENZA TRA RADIAZIONI IONIZZANTI E NON IONIZZANTI?
QUALI SONO GLI OBBLIGHI DI LEGGE SULLE RADIAZIONI IONIZZANTI SUL LAVORO SECONDO IL D.LGS 101/2020?
QUALI LAVORI SONO PIÙ PERICOLOSI PERCHÉ A RISCHIO RADIAZIONI?
COS’È LA DOSIMETRIA PERSONALE, IN QUALI LAVORI È PREVISTA?
GRAVIDANZA E RISCHIO RADIAZIONI SUL LAVORO: COSA DICE LA LEGGE?
CONCLUSIONI: RISCHIO RADIAZIONI

Cosa si intende per rischio radiazioni nei luoghi di lavoro?

Il rischio sul lavoro rappresenta una delle tematiche più critiche nell’ambito della sicurezza aziendale. 

Tra i vari rischi a cui un lavoratore può essere sottoposto ci sono i rischi fisici, rischi chimici, rischi biologici. Tra i rischi fisici troviamo quelli derivanti dall’esposizione a radiazioni che prendono il nome di rischi da radiazione

Per comprendere appieno cosa si intende per rischio radiazioni, è necessario analizzare l’esposizione dei lavoratori a fonti di energia che si propagano nello spazio, potenzialmente dannose per la salute umana se non correttamente gestite.

In ottica di medicina del lavoro, questo rischio non riguarda solo il settore sanitario o nucleare, ma interessa una vasta gamma di attività produttive, dall’industria manifatturiera all’edilizia, fino agli uffici con specifiche attrezzature.

Quando parliamo di rischio radiazioni, dobbiamo distinguere due macro-categorie fondamentali, ognuna con protocolli di prevenzione specifici:

  1. Radiazioni Ionizzanti: Sono quelle ad alta energia (come raggi X, raggi gamma o particelle alfa/beta) capaci di modificare la struttura degli atomi. Sono tipiche di ospedali, laboratori di ricerca e industrie che utilizzano materiali radioattivi.
  2. Radiazioni Non Ionizzanti: Includono i campi elettromagnetici, le radiazioni ottiche artificiali (laser, UV) e le frequenze radio. Sono presenti in settori come le telecomunicazioni, la saldatura e l’uso di specifici macchinari industriali.

La valutazione di questo rischio è un obbligo di legge per il Datore di Lavoro, che deve collaborare con le figure preposte alla tutela della salute.

Rischio radiazioni: Un saldatore professionista mentre lavora con una maschera protettiva abbassata, scintille di luce UV visibile nell'aria scura dell'officina. Atmosfera drammatica, contrasto elevato, focus sulla sicurezza durante l'uso di radiazioni non ionizzanti.

Qual’è la differenza tra radiazioni ionizzanti e non ionizzanti?

Comprendere la natura delle fonti energetiche presenti negli ambienti professionali è il primo passo per gestire correttamente il rischio radiazioni. 

Classificare correttamente queste fonti è essenziale per attivare le appropriate misure di prevenzione e per definire il ruolo del medico competente nella tutela dei lavoratori.

Radiazioni Ionizzanti: energia capace di modificare la materia

Le radiazioni ionizzanti sono caratterizzate da un livello di energia sufficientemente elevato da rimuovere elettroni dagli atomi o dalle molecole con cui interagiscono, producendo ioni. 

Questo processo di ionizzazione può danneggiare direttamente il DNA delle cellule.

  • Fonti comuni: Raggi X (utilizzati in diagnostica medica), raggi gamma, materiali radioattivi naturali (come il Radon) o artificiali.
  • Effetti sulla salute: Possono causare danni deterministici (ustioni, cataratta) a dosi elevate e danni stocastici (tumori, effetti genetici) anche a dosi basse nel lungo periodo.
  • Normativa: In Italia, la protezione da questo rischio radiazioni è regolata principalmente dal D.Lgs. 101/2020.

Data la potenziale gravità degli effetti, la gestione di questo rischio richiede un monitoraggio rigoroso e una stretta collaborazione con il medico del lavoro.

Radiazioni Non Ionizzanti: effetti termici e di stimolazione

Al contrario, le radiazioni non ionizzanti (RNI) non possiedono energia sufficiente per ionizzare gli atomi. Tuttavia, questo non significa che siano prive di effetti biologici. L’interazione con i tessuti umani avviene principalmente attraverso meccanismi di riscaldamento (effetto termico) o stimolazione elettrica.

  • Fonti comuni: Campi elettromagnetici (elettrodotti, antenne), radiazioni ottiche artificiali (laser, luci UV delle cabine di saldatura), microonde e radiofrequenze.
  • Effetti sulla salute: Possono variare da irritazioni cutanee e oculari (nel caso degli UV) a stress termico o interferenze con dispositivi medici impiantati.
  • Normativa: La tutela è garantita dal Titolo VIII del D.Lgs. 81/08.

Anche in questo scenario, la valutazione del rischio radiazioni non ionizzanti è fondamentale per evitare esposizioni superiori ai limiti di legge.

Rischio radiazioni: Interno di una moderna sala di radiologia ospedaliera, un tecnico di radiologia indossa un grembiule piombato e sta operando una console di controllo attraverso un vetro protettivo. Luce fredda clinica, atmosfera professionale e pulita, fotorealismo.

Quali sono gli obblighi di legge sulle radiazioni ionizzanti sul lavoro secondo il D.Lgs 101/2020?

Questo decreto legislativo, che ha attuato la direttiva europea 2013/59/Euratom, rappresenta il testo unico di riferimento per la protezione contro i pericoli derivanti dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti. 

Gestire correttamente il rischio radiazioni non è solo una questione di compliance, ma un imperativo etico e sanitario che coinvolge direttamente la medicina del lavoro.

Il primo obbligo in capo al Datore di Lavoro è la valutazione dettagliata del rischio radiazioni. 

Secondo il D.Lgs 101/2020, tutte le esposizioni devono essere giustificate e ottimizzate. 

Questo significa che le dosi ricevute dai lavoratori devono essere mantenute “al livello più basso ragionevolmente ottenibile” (principio ALARA), tenendo conto dei fattori economici e sociali.

La valutazione deve includere:

  • La stima delle dosi individuali.
  • L’identificazione delle aree di lavoro (sorvegliate o controllate).
  • La classificazione dei lavoratori esposti.

Senza una corretta valutazione, non è possibile attivare le successive misure di prevenzione previste dalla medicina del lavoro.

Una delle novità e dei punti fermi del D.Lgs 101/2020 è il rafforzamento della collaborazione tra Datore di Lavoro e medico competente. Figura centrale nella medicina del lavoro, il medico del lavoro ha obblighi specifici quando è presente un rischio radiazioni:

  1. Collaborazione alla valutazione dei rischi: Il medico competente fornisce pareri sulla classificazione dei lavoratori e sulle misure di protezione.
  2. Informazione e formazione: Partecipa alle sessioni informative per i lavoratori sui rischi per la salute.
  3. Segnalazione: Deve segnalare al Datore di Lavoro i casi in cui le condizioni di salute del lavoratore richiedono un cambiamento di mansione o misure specifiche.

La presenza di un medico competente esperto in radioprotezione è spesso indispensabile per garantire la conformità normativa.

Classificazione dei lavoratori e limiti di dose

Il D.Lgs 101/2020 impone una distinzione chiara tra i lavoratori esposti:

  • Lavoratori di Categoria A: Quelli che possono superare una certa frazione dei limiti di dose (es. 6 mSv/anno). 
  • Lavoratori di Categoria B: Quelli esposti a livelli inferiori. 

Il medico competente gioca un ruolo chiave nel definire queste categorie in base allo stato di salute e alle mansioni svolte.

Rischio radiazioni: Ingegneri in tute protettive bianche che ispezionano corridoi puliti di una centrale nucleare o impianto di ricerca, con pannelli di controllo digitali sullo sfondo. Atmosfera futuristica ma reale, luci al neon, alta definizione

Quali lavori sono più pericolosi perché a rischio radiazioni?

Il rischio radiazioni non è confinato a pochi settori di nicchia, ma interessa numerose attività professionali che utilizzano fonti ionizzanti o non ionizzanti. 

Comprendere quali sono questi ambiti è il primo passo per attivare correttamente la sorveglianza sanitaria e coinvolgere il medico competente nella tutela dei lavoratori, in piena conformità con i principi della medicina del lavoro.

Settore Sanitario: la prima linea dell’esposizione professionale

Il comparto sanitario rappresenta storicamente il settore con il maggior numero di lavoratori esposti a rischio radiazioni ionizzanti. Le figure professionali più coinvolte includono:

  • Radiologi e Tecnici di Radiologia: Esposizione a raggi X per diagnostica tradizionale, TAC e fluoroscopia.
  • Medici e Tecnici di Medicina Nucleare: Manipolazione di radiofarmaci emettitori di radiazioni gamma o beta.
  • Radioterapisti e Fisici Sanitari: Utilizzo di acceleratori lineari e sorgenti radioattive ad alta energia per la cura dei tumori.
  • Cardiologi Interventisti: Esposizione prolungata durante procedure di emodinamica e angioplastiche guidate da fluoroscopia.
  • Odontoiatri: Utilizzo di apparecchi radiografici endorali e panoramici.

In questi contesti, il medico del lavoro svolge un ruolo cruciale: collabora alla valutazione dei rischi, definisce i protocolli di sorveglianza sanitaria e verifica l’idoneità alla mansione per prevenire effetti cumulativi sulla salute.

Industria Nucleare e Ricerca: esposizione controllata ma significativa

Un altro ambito ad alto rischio radiazioni è quello dell’energia nucleare e della ricerca scientifica:

  • Operatori di Centrali Nucleari: Manutenzione e monitoraggio di reattori e sistemi di contenimento.
  • Tecnici del Ciclo del Combustibile: Lavorazioni di uranio, arricchimento e gestione delle scorie radioattive.
  • Ricercatori in Laboratori Radiochimici: Utilizzo di isotopi per esperimenti di fisica, chimica o biologia.
  • Personale di Acceleratori di Particelle: Esposizione a fasci di radiazioni ad alta energia.

In questi ambienti, la medicina del lavoro richiede protocolli di sorveglianza sanitaria particolarmente rigorosi, con visite periodiche frequenti e monitoraggio dosimetrico individuale continuo, sotto la supervisione del medico competente.

Applicazioni Industriali e NORM: rischi spesso sottovalutati

Molti non sanno che anche settori apparentemente lontani dal nucleare possono presentare un significativo rischio radiazioni, spesso legato ai materiali NORM (Naturally Occurring Radioactive Materials):

  • Industria Estrattiva e Mineraria: Lavoratori in miniere di uranio, fosfati o terre rare, dove è presente radon e materiali radioattivi naturali.
  • Settore Oil & Gas: Tubazioni e fanghi di perforazione possono concentrare radioisotopi naturali (Ra-226, Ra-228), esponendo gli operatori a rischio radiazioni.
  • Controlli Non Distruttivi (NDT): Tecnici che utilizzano sorgenti radioattive (iridium-192, cobalto-60) o generatori di raggi X per verificare saldature e integrità strutturali.
  • Industria Ceramica e dei Materiali da Costruzione: Lavorazione di graniti, tufi o sottoprodotti industriali con contenuto naturale di radionuclidi.

In questi casi, il medico competente deve valutare attentamente le condizioni di esposizione e attivare la sorveglianza sanitaria laddove i livelli superino le soglie di attenzione previste dalla normativa.

Altri Settori a Rischio: aviazione, edilizia ed emergenze

Esistono ulteriori ambiti professionali dove il rischio radiazioni richiede specifica attenzione:

  • Equipaggi di Volo (Piloti e Assistenti di Volo): Esposizione cronica a radiazioni cosmiche durante i voli ad alta quota e alta latitudine. Per loro, la medicina del lavoro prevede specifici protocolli di monitoraggio.
  • Lavoratori in Ambienti Sotterranei: Grotte turistiche, tunnel, cantieri in zone vulcaniche o ad alta emanazione di radon, un gas radioattivo naturale classificato come cancerogeno.
  • Soccorritori e Forze dell’Ordine: In caso di incidenti radiologici o nucleari, il personale di primo intervento può essere esposto a fonti non controllate.
  • Addetti alla Saldatura e all’Uso di Laser: Esposizione a radiazioni ottiche artificiali (UV, laser), che rientrano nel rischio radiazioni non ionizzanti.

Anche per queste categorie, il medico del lavoro collabora alla definizione delle misure di protezione e alla programmazione della sorveglianza sanitaria quando prevista.

Cos’è la dosimetria personale, in quali lavori è prevista?

La dosimetria personale è l’insieme delle operazioni e delle misure necessarie per determinare la quantità di energia (dose) assorbita da un individuo esposto a radiazioni ionizzanti durante lo svolgimento della propria attività professionale.

Il dispositivo utilizzato è il dosimetro, un piccolo rilevatore (spesso a forma di badge o anello) che il lavoratore deve indossare costantemente nelle aree a rischio. I dati raccolti dal dosimetro permettono di verificare che i limiti di legge non vengano mai superati, garantendo una base oggettiva per la valutazione del rischio radiazioni.

L’obbligo della dosimetria personale scatta quando la valutazione dei rischi evidenzia la possibilità di superare determinate soglie di esposizione definite dal D.Lgs. 101/2020. I settori principali includono:

1. Settore Sanitario e Veterinario

È il campo più comune. Riguarda medici radiologi, tecnici di radiologia, infermieri di sala operatoria (emodinamica, ortopedia), dentisti e veterinari che utilizzano apparecchiature a raggi X.

2. Settore Industriale

Lavoratori impiegati nei controlli non distruttivi (radiografia industriale per verificare saldature), nell’uso di misuratori di livello o densità a sorgente radioattiva, e in impianti dove si utilizzano acceleratori di particelle.

3. Ricerca e Laboratori

Personale universitario o di centri di ricerca che manipola isotopi radioattivi o opera in prossimità di macchine radiogene.

4. Esposizione a Sorgenti Naturali (Radon e NORM)

In alcuni casi specifici (luoghi di lavoro sotterranei o lavorazione di materiali contenenti radionuclidi naturali), il medico competente o l’esperto di radioprotezione possono richiedere monitoraggi dosimetrici per i lavoratori.

La dosimetria non è un’attività isolata, ma è parte integrante della sorveglianza sanitaria.

  • Il Medico del Lavoro: Per i lavoratori classificati come esposti (Categoria A o B), è il Medico Autorizzato a interpretare i dati della dosimetria. Questi valori vengono riportati nel “Libretto Personale Radiologico” e servono a decidere l’idoneità alla mansione specifica.
  • Il Medico Competente: Collabora nella gestione dei rischi aziendali e, sebbene la normativa sulle radiazioni ionizzanti richieda spesso la figura specifica dell’autorizzato, il medico competente rimane il punto di riferimento per la salute globale del lavoratore.
  • L’Esperto di Radioprotezione: È il professionista che calcola le dosi e gestisce fisicamente i dosimetri, fornendo i dati al medico per il giudizio di idoneità.

Monitorare correttamente il rischio radiazioni tramite la dosimetria personale permette di:

  1. Prevenire malattie professionali: Evitando danni stocastici (come tumori) o deterministici (come radiodermiti).
  2. Essere in regola: Evitare pesanti sanzioni penali e amministrative previste dal D.Lgs. 101/2020.
  3. Ottimizzare i processi: Capire se le schermature e le procedure di lavoro sono realmente efficaci.
Rischio radiazioni: Vista interna di una cabina di pilotaggio di un aereo di linea durante il volo, piloti in uniforme, vista del cielo ad alta quota attraverso il finestrino. Luce solare brillante, concetto di esposizione a radiazioni cosmiche, foto realistica.

Gravidanza e rischio radiazioni sul lavoro: cosa dice la legge?

La normativa è chiara: non appena la lavoratrice comunica il proprio stato di gravidanza al datore di lavoro, devono scattare immediatamente misure di protezione specifiche. L’obiettivo è minimizzare l’esposizione del feto, che è particolarmente sensibile alle radiazioni ionizzanti.

Il limite di dose per il nascituro

La legge stabilisce che la dose al nascituro, dal momento della comunicazione della gravidanza fino alla nascita, deve essere mantenuta al livello più basso ragionevolmente ottenibile e, in ogni caso, non può superare 1 mSv (millisievert).

La gestione della lavoratrice esposta al rischio radiazioni richiede un coordinamento stretto tra diverse figure professionali della medicina del lavoro.

1. La comunicazione e la valutazione

La lavoratrice ha l’obbligo di informare il datore di lavoro non appena a conoscenza dello stato di gravidanza. A quel punto, il datore di lavoro, in collaborazione con l’Esperto di Radioprotezione, valuta se la mansione attuale sia compatibile con i limiti di dose previsti.

2. Medico Autorizzato e Medico Competente

In questo scenario, le figure mediche sono essenziali per la sorveglianza sanitaria:

  • Medico Autorizzato: È la figura centrale se la lavoratrice è classificata come esposta a radiazioni ionizzanti. Spetta a lui certificare l’idoneità o prescrivere l’allontanamento dalla zona a rischio.
  • Medico Competente: Collabora nella valutazione dei rischi generali e supporta la lavoratrice per tutti gli altri aspetti della salute occupazionale non legati alle radiazioni ionizzanti.

Se la valutazione del rischio evidenzia che la lavoratrice non può continuare a svolgere le sue mansioni senza superare i limiti di legge, il datore di lavoro deve:

  1. Spostare la lavoratrice: Assegnarla a un’altra mansione all’interno dell’azienda che non comporti l’esposizione al rischio radiazioni.
  2. Mantenere la retribuzione: Il cambio di mansione non deve comportare una riduzione dello stipendio.
  3. Interdizione anticipata: Se non è possibile lo spostamento a mansioni “sicure”, la lavoratrice può essere posta in interdizione anticipata dal lavoro (maternità anticipata) tramite l’Ispettorato del Lavoro.

La tutela non termina con il parto. Se il lavoro comporta un rischio di contaminazione radioattiva (ad esempio nei laboratori di medicina nucleare dove si manipolano sostanze radioattive non sigillate), la legge proibisce l’esposizione della donna durante tutto il periodo dell’allattamento, per evitare il passaggio di radionuclidi al neonato attraverso il latte materno.

Conclusioni: Rischio radiazioni

La gestione del rischio radiazioni rappresenta una sfida complessa che richiede un approccio multidisciplinare e un costante aggiornamento normativo. 

Come abbiamo visto, la tutela dei lavoratori non si esaurisce nella semplice fornitura di dispositivi di protezione, ma si realizza attraverso un sistema integrato di valutazione tecnica, monitoraggio costante tramite la dosimetria personale e un’attenta sorveglianza sanitaria.

Le figure della medicina del lavoro, in particolare il medico competente e il medico autorizzato, svolgono un ruolo insostituibile nel garantire che l’esposizione professionale rimanga sempre entro i limiti di sicurezza, proteggendo la salute a lungo termine del personale e assicurando la piena conformità dell’azienda alle disposizioni del D.Lgs. 101/2020.

Investire in una corretta cultura della radioprotezione — che includa la formazione, l’ottimizzazione dei processi e una particolare attenzione a situazioni delicate come la gravidanza — è l’unico modo per trasformare un rischio potenzialmente grave in una condizione lavorativa sicura e controllata.

Medicolavoro.org - Consulenza per sorveglianza sanitaria

Se hai bisogno di una consulenza contattaci o compila il modulo di richiesta

Medicolavoro ti offre una consulenza gratuita.

Scopri le nostre sedi e contattaci

Non rischiare, scopri come metterti in regola!

Per qualsiasi domanda scrivi un commento qui sotto, risponderemo al più presto ai tuoi dubbi.
Oppure non esitare a contattarci per una consulenza professionale sul tema.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cerca

Categorie

Condividi

Caro Imprenditore, se hai bisogno di una consulenza per la Sorveglianza Sanitaria della Tua Impresa, contattaci o compila il modulo di richiesta

Medicolavoro ti offre una consulenza gratuita.

Grazie agli studi medici di PaviaCesano Maderno e di Milanofiori copriamo l’intera provincia di Milano, Pavia, Monza e Brianza, parte della provincia di Lodi e di Piacenza.

Abbiamo anche uno studio a Treviso, grazie al quale possiamo coprire la provincia di Treviso e parte della provincia di Venezia.

Non rischiare, scopri come metterti in regola!

medico lavoro

Se hai bisogno di una consulenza contattaci o compila il modulo di richiesta

Medicolavoro ti offre una consulenza gratuita.

Grazie agli studi medici di PaviaCesano Maderno e di Milanofiori copriamo l’intera provincia di Milano, Pavia, Monza e Brianza, parte della provincia di Lodi e di Piacenza.

Abbiamo anche uno studio a Treviso, grazie al quale possiamo coprire la provincia di Treviso e parte della provincia di Venezia.

Non rischiare, scopri come metterti in regola!