Cos’è la sindrome da Burnout, come si risolve e come prevenirla.

Ultimo aggiornamento: 20/02/2025

La sindrome da Burnout può emergere a seguito di un lungo periodo di stress cronico sul lavoro, che si caratterizza per essere percepito dal lavoratore come opprimente e logorante dal punto di vista psico-fisico.

Si tratta di un rischio lavoro-correlato a tutti gli effetti e come tale viene inserito nel DVR – Documento Valutazione dei Rischi – dell’azienda.

Vediamo insieme le situazioni in cui può svilupparsi la sindrome da Burnout, le motivazioni, la sintomatologia e i possibili rimedi terapeutici.

Indice:
COSA SIGNIFICA BURNOUT
COS’È LA SINDROME DA BURNOUT
QUANDO SI SVILUPPA
SINTOMATOLOGIA
CAMPANELLI D’ALLARME
QUALI PROFESSIONI SONO PIU' A RISCHIO
COME CURARE LA SINDROME DA BURNOUT
PREVENZIONE DELLA SINROME DA BURNOUT

Cosa significa Burnout

Letteralmente “Burnout” significa “bruciato”, o meglio “esaurito”.

Il termine raffigura metaforicamente la condizione di mancanza di energie in cui si ritrova l’individuo affetto.

La patologia infatti rende la persona priva di motivazione, insoddisfatta, mentalmente distaccata, e può condurre nei casi peggiori alla depressione.

burnout
Foto di Tara Winstead da Pexels

Cos’è la sindrome da Burnout

Secondo l’OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità –, il Burnout è una sindrome causata da stress cronico sul lavoro.

Quando l’individuo non riesce a gestire lo stress lavoro correlato, va incontro a una serie di fenomeni che vanno dall’affaticamento, alla delusione, fino all’incapacità di essere produttivo che, se trascurati, possono lentamente dare origine a sentimenti di frustrazione, disinteresse e apatia verso la propria professione e la propria carriera.

Dal 2019, il Burnout viene riconosciuto come una vera e propria sindrome ed inserita nella classifica ICD – International Classification of Disease – ovvero la classificazione di riferimento internazionale di tutte le malattie e patologie correlate, stilata dall’Organizzazione mondiale della Sanità.

Quando si sviluppa la sindrome da Burnout

La sindrome da Burnout si riferisce esclusivamente a una patologia legata al contesto lavorativo, e si fonda sul mancato equilibrio di richieste professionali ed energie disponibili.

Non vi è mai un’unica motivazione dell’insorgere della malattia, ma piuttosto è necessario considerare un insieme di fattori.

Tra questi possono rientrare ritmi di lavoro intensi, crescita di responsabilità o compiti molto impegnativi richiesti dal proprio datore di lavoro, ma non solo: anche il bisogno personale di soddisfare le proprie aspettative o quello di identificarsi pienamente nella propria professione possono essere causa di forti condizioni di stress.

Quando il lavoratore non riesce più a gestire in maniera efficace e produttiva la situazione si sviluppa la malattia e l’esaurimento psicologico.

Sintomatologia della sindrome da Burnout

La sindrome da Burnout può essere difficile da riconoscere perché non irrompe nella vita del lavoratore in un preciso momento ma si sviluppa in modo latente attraverso un processo di un lungo periodo di tempo.

Ogni persona può vivere una situazione differente ma nella sindrome da Burnout vi sono alcuni aspetti comuni da tenere in considerazione:

  1. Perdita di energie: la persona affetta da Burnout avverte la sensazione di essere “scarica”, il senso di sfinimento si ha sia sul piano fisico che su quello psicologico. Perdita di concentrazione ed assenza di motivazioni ed emozioni sono disturbi tipici.
  2. Perdita di produttività: una bassa autostima di sé e la perdita di motivazione sono inevitabilmente collegate alla scarsa realizzazione e alla perdita di produttività sul lavoro, nonostante l’individuo si impegni continuamente nello sforzo di dare il massimo.
  3. Sentimenti negativi e distacco mentale dal proprio lavoro: la persona colpita da sindrome di Burnout si percepisce sempre più distante dalla propria attività lavorativa, può sviluppare inoltre sentimenti di apatia, isolamento, indifferenza o astio verso i propri colleghi.

Oltre a questi tre fattori principali, l’individuo può mostrare perdita di iniziativa, frustrazione, nervosismo, rabbia, tristezza, senso di colpa, crisi di pianto, costante preoccupazione immotivata, ma anche disturbi psicosomatici come stanchezza, nausea o problemi digestivi.

Tutto ciò andrà a ripercuotersi sulla vita del lavoratore, a partire dalle relazioni interpersonali tra colleghi di lavoro, fino a influenzare la sua completa quotidianità.

Nei casi peggiori una sindrome da Burnout non affrontata correttamente porta l’individuo a sviluppare disturbi d’ansia, crisi di panico, isolamento sociale o dipendenza da alcool e sostanze.

Campanelli d’allarme

Attenzione ai cosiddetti campanelli d’allarme!

Disturbi come insonnia senza spiegazione, mal di testa, crampi allo stomaco, insofferenza sul lavoro o malesseri legati generalmente allo stress possono indicare la presenza di qualcosa che non va nella propria situazione lavorativa.

Un importantissimo campanello d’allarme tipico dello sviluppo della sindrome da Burnout nel lavoratore è l’incapacità di recuperare le energie e godersi un adeguato riposo durante il weekend.

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Foto di Anna Tarazevich da Pexels

Burnout: quali le professioni più a rischio?

Alcune professioni, a causa delle loro caratteristiche intrinseche, sono maggiormente esposte a questo rischio.

Fattori di rischio comuni

  • Elevate richieste e pressioni: Ritmi di lavoro intensi, scadenze stringenti e obiettivi difficili da raggiungere possono contribuire al burnout.
  • Carico emotivo: Professioni che implicano il contatto con persone in difficoltà o situazioni traumatiche possono generare un forte stress emotivo.
  • Responsabilità elevate: Prendere decisioni importanti e avere la responsabilità della vita o del benessere di altri può essere fonte di ansia e stress.
  • Mancanza di controllo: La percezione di non avere controllo sul proprio lavoro o sulle proprie decisioni può aumentare il rischio di burnout.
  • Ambiente di lavoro negativo: Un clima lavorativo tossico, caratterizzato da conflitti, mancanza di supporto o mobbing, può favorire l’insorgere del burnout.

Professioni più a rischio

  1. Professioni sanitarie: Medici, infermieri, operatori sanitari e altre figure del settore devono affrontare spesso turni molto lunghi e carichi di lavoro elevati, affrontare situazioni stressanti e, spesso, prendere decisioni difficili. La pandemia di COVID-19 ha ancora più messo in evidenza questa situazione.
  2. Assistenti sociali e operatori dei servizi sociali: COme per il punto precedente sono spesso a contatto con situazioni sociali di difficoltà, spesso in situazioni di crisi, impattando negativamente sullo stato psicologico del lavoratore.
  3. Insegnanti: La gestione di classi numerose, le difficoltà con gli studenti, le pressioni per raggiungere gli obiettivi didattici e il carico di lavoro extra-scolastico rendono gli insegnanti particolarmente vulnerabili al burnout.
  4. Forze dell’ordine e soccorritori: Tutte le forze dell’ordine, tra cui poliziotti, vigili del fuoco, soccorritori e personale di emergenza devono affrontare situazioni di grosso impatto sulla loro salute mentale.
  5. Professionisti del settore tecnologico: Il settore tecnologico è in continua evoluzione, quindi i lavoratori di questo settore sono molto spesso sottoposti a ritmi di lavoro intensi in un ambiente di lavoro sempre più competitivo.
  6. Operatori di call center: Anche la monotonia e la ripetitività di un lavoro possono essere fonti di stress e a lungo andare logorare la salute mentale del professionista, non aiuta certo la gestione di chiamate di clienti spesso arrabbiati o insoddisfatti dei servizi dell’azienda.
  7. Lavoratori dei media: Spesso soggetti a scadenze strette, con la necessità di approfondire tematiche di sofferenza, eventi traumatici, trasformano anche Giornalisti, editori e professionisti dei media in possibili soggetti a rischio burnout. Qui si trovano alcuni consigli per migliorare il WELFARE AZIENDALE

Altre professioni a rischio

Oltre a queste, anche altre professioni possono essere a rischio burnout, come ad esempio:

  • Avvocati
  • Commercialisti
  • Manager
  • Psicologi
  • Farmacisti
  • Veterinari

Prevenzione e gestione del burnout

È importante sottolineare che il burnout è una condizione nella maggior parte dei casi superabile nel breve tempo, affidandosi a professionisti che possano supportare il lavoratore nell’affrontare la situazione, esistono infatti diverse strategie per prevenirlo e gestirlo, sia a livello individuale che organizzativo.

A livello individuale:

  • Gestione dello stress: Tecniche di rilassamento, attività fisica, hobby e interessi possono aiutare a ridurre lo stress.
  • Definizione dei limiti: Imparare a dire di no e a stabilire dei limiti tra lavoro e vita privata è fondamentale.
  • Ricerca di supporto: Parlare con amici, familiari o un professionista può aiutare ad affrontare le difficoltà.

A livello organizzativo:

  • Promozione di un ambiente di lavoro positivo: Un clima di lavoro sereno, con supporto tra colleghi e riconoscimento dei risultati, può ridurre il rischio di burnout.
  • Offerta di opportunità di sviluppo professionale: La possibilità di crescere e migliorare le proprie competenze può aumentare la soddisfazione lavorativa.
  • Implementazione di politiche di welfare: Orari di lavoro flessibili, telelavoro e altri benefit possono migliorare il benessere dei dipendenti.

Come curare la sindrome da Burnout

La diagnosi della sindrome da Burnout viene stabilita dal Medico del lavoro o dal proprio psicologo.

Sul luogo di lavoro il problema può essere affrontato chiedendo sostegno al proprio superiore o affidandosi al reparto psicologico dell’azienda.

Il supporto sociale da parte di colleghi, amici, o famiglia si rivela essere di grande aiuto.

Una valida soluzione è rappresentata dalla psicoterapia, molto utile per aiutare l’individuo ad essere maggiormente consapevole del problema e sviluppare una soluzione.

È importante inoltre riuscire ad intervenire tempestivamente già ai primi segnali per evitare il progredire della patologia e la formazione di meccanismi più complessi e difficili da trattare.

Prevenzione della sindrome da Burnout

La prima regola da imparare per essere un buon imprenditore è che un ambiente di lavoro confortevole migliorerà il benessere e la produttività di tutti i lavoratori, portando benefici all’intera azienda. 

Al contrario un ambiente di lavoro disorganizzato, mal gestito o non sicuro influirà tantissimo sul rendimento dei dipendenti.

Il rischio dell’insorgere di malesseri psicologici o sindrome da Burnout aumenta in condizioni di lavoro sfavorevoli per le persone, per questo è fondamentale dedicare tempo e attenzione alla predisposizione di un ambiente lavorativo ottimale.

Curare le relazioni interpersonali, produrre una comunicazione chiara e completa, affidare compiti adatti alla mansione, applicare le necessarie norme di sicurezza sui luoghi di lavoro, garantire orari consoni e scadenze adeguate, e rispettare tutti gli altri diritti dei lavoratori sono regole base per creare un ambiente positivo in azienda.

Sindrome da Burnout: Conclusioni

La sindrome da burnout è un problema serio che può avere un impatto negativo sulla salute mentale, fisica del lavoratore e di conseguenza sull’azienda.

È importante essere consapevoli dei sintomi del burnout e cercare aiuto se si ritiene di essere a rischio.


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18 commenti su “SINDROME DA BURNOUT”

  1. Buongiorno,
    chiedo un parere in merito a un giudizio del medico competente.Alla visita di sorveglianza sanitaria ho consegnato una prima certificazione psichiatrica che indicava la necessità di condizioni lavorative meno stressanti possibili, stabilità della sede lavorativa e possibilità di piccole pause durante l’orario di lavoro.
    Sulla base di tale documentazione il medico competente ha espresso come unica limitazione “evitare cambi di sede lavorativa”.Preciso che al momento dell’espressione del giudizio io ero ed ero già assegnata a una specifica sede lavorativa, nella quale avevo manifestato un peggioramento clinicamente rilevante della mia condizione psichica.Avendo chiesto chiarimenti sul significato della limitazione (se dovesse intendersi come esclusione da contesti lavorativi già risultati dannosi per la salute), il medico competente ha risposto di “non avere notizie di fatti accaduti”, senza richiedere integrazioni o approfondimenti clinici.
    Successivamente ho trasmesso certificazione psichiatrica aggiornata e più dettagliata, che specifica:
    – ambienti lavorativi già risultati fortemente stressogeni e da evitare;
    – indicazione di un contesto lavorativo già sperimentato come favorevole alla salute psichica;
    – chiarimento che la richiesta di “stabilità della sede lavorativa” è da intendersi solo dopo l’eventuale assegnazione a un contesto idoneo, e non come permanenza forzata in una sede clinicamente dannosa.Chiedo se, alla luce della documentazione clinica integrativa trasmessa, il medico competente sia tenuto a rivalutare il giudizio di idoneità, e se la formulazione della limitazione “evitare cambi di sede lavorativa”, applicata a una sede già causa di peggioramento clinico, possa configurare un travisamento del contenuto della certificazione specialistica.Alla luce di quanto sopra, chiedo cortesemente se sia possibile indicare quale formulazione della limitazione sarebbe stata più corretta e realmente tutelante, considerando che al momento del giudizio ero già assegnata a un contesto lavorativo clinicamente dannoso e che la “stabilità della sede” non era da intendersi come permanenza in tale contesto.

    Grazie per l’attenzione.

    1. Buongiorno, in base a ciò che ha scritto posso consigliarle di richiedere una nuova visita con il medico del lavoro specificando che ha effettuato nuovi esami specialistici e ha necessità di aggiornare il medico del lavoro.
      Se non le viene concessa la visita con il medico del lavoro, può rivolgersi all’ufficio spresal dell’ASL di competenza e procedere con la contestazione del giudizio del medico, questo può implicare la convocazione di una commissione che valuterà il suo caso.
      Le conviene prima richiedere una visita con il medico del lavoro aziendale e richiedere di specificare eventuali limitazioni sull’esito della visita, che devono essere prese in considerazione dall’azienda per cui lavora.
      Le aggiungo qui due link per approfondire:

      Visita medica su richiesta: https://medicolavoro.org/visita-medica-su-richiesta/
      Contestare il giudizio del medico del lavoro: https://medicolavoro.org/contestare-il-giudizio-del-medico-del-lavoro/

      1. la ringrazio per il riscontro.

        Tengo a precisare che la documentazione specialistica psichiatrica è già completa e dettagliata e non si limita a indicare singole sedi da evitare, ma descrive in modo esplicito un rischio clinico legato ai cambi di contesto lavorativo, alla necessità di stabilità di sede e già nota e all’evitare ambienti nuovi o già risultati stressogeni, con indicazione di possibili conseguenze gravi in caso di mancato rispetto.Il giudizio del medico competente aziendale, pur recependo parzialmente tali indicazioni (divieto di due sedi specifiche e pause al bisogno), non ha trasposto integralmente le limitazioni cliniche già presenti, lasciando quindi margine all’assegnazione a un contesto lavorativo nuovo, che risulta in contrasto con quanto certificato dalla mia psichiatra Il mio quesito riguarda quindi non l’assenza di nuova documentazione, ma la coerenza tra certificazione specialistica e giudizio di idoneità, e le corrette modalità per ottenere un aggiornamento del giudizio affinché rifletta pienamente le indicazioni cliniche già in essere.

        La ringrazio per l’attenzione e per l’eventuale ulteriore chiarimento.

        1. Buongiorno, consiglio di richiedere nuova visita, in tale sede specifichi che le sue necessità siano indicate nel giudizio dal medico. Buona giornata

          1. sono una lavoratrice con giudizio di idoneità con limitazioni già in essere e in cura psichiatrica con terapia farmacologica per disturbo d’ansia e attacchi di panico.La mia psichiatra ha rilasciato una certificazione in cui, in via temporanea, consiglia una fascia oraria pomeridiana e la riduzione dell’esposizione a contesti affollati.Dal punto di vista della medicina del lavoro, vorrei sapere:
            il Medico Competente ha la facoltà di inserire queste indicazioni cliniche direttamente nel giudizio di idoneità come “limitazioni/prescrizioni”, oppure esula dalle sue competenze e resta solo una raccomandazione?

  2. Buongiorno,
    sono una lavoratrice dipendente con contratto di apprendistato.
    Sono attualmente in malattia da fine ottobre per gravidanza a rischio (certificata dal mio medico).
    Vorrei capire se, in caso di gravidanza a rischio, la maternità obbligatoria può iniziare prima dei due mesi precedenti la data presunta del parto oppure se, anche in questo caso, la maternità decorre solo dal 7° mese e prima si parla eventualmente di malattia o interdizione anticipata.
    Ringrazio anticipatamente per il chiarimento.

    1. Buongiorno, tramite il suo titolare d’azienda contatti il medico del lavoro che saprà darle tutte le informazioni del caso in base alla sua situazione clinica.

  3. io vivo da più di un anno in una situazione di burnout dovuto ad un datore di lavoro con comportamenti discriminatori e disfunzionali, che tra l’altro ci ha messo gli uni contro gli altri tra colleghi. L’ambiente è invivibile ed io ho crisi d’ansia di notte, insonnia, stanchezza e voglia di mandar tutto all’aria… ma non posso perché ho un mutuo da pagare.
    Ora il titolare dice che concederà lo Smart working solo a chi gli presenti della documentazione medica attestante una situazione grave.
    Come posso muovermi?
    Ps. Abbiamo un medico competente in azienda che però si occupa solo della visita oculistica.

    Grazie per l’attenzione e buona giornata

    1. Cara Costanza,
      dimostrare la sindrome da burnout non è cosa semplice.
      Ti consiglio di andare dal medico di base e spiegare che soffri di stress e di insonnia
      per ottenere un certificato che dimostri questi disturbi.
      A questo punto chiedi una visita straordinaria (senza aspettare che sia la scadenza normale della tua idoneità)
      e, supportata dal certificato, chiedi al medico competente lo smart working.
      Tienici aggiornati, grazie!

  4. Ho richiesto “visita a richiesta” ed ottenuta col medico del lavoro per problemi derivanti dall’ambiente di lavoro che mi hanno portato a non riuscire a recarmi più a lavoro.
    Il medico del lavoro ha richiesto perizia psichiatrica (in cui lo psichiatra del servizio nazionale ha dichiarato che non ho patologie psichiatriche tali da necessitare delle sue cure) e nel frattempo ha richiesto all’azienda di mettermi in “lavoro agile” (che prontamente il giorno successivo alla comunicazione del medico al mio datore mi è stata rifiutata senza che nemmeno ne avessi fatto richiesta io) mi ha comunque dichiarato idoneo al lavoro.
    Ora dopo avergli fatto pervenire la dichiarazione dello Psichiatra e dopo che gli ho chiesto di certificare che sono in Burnout dice che l’unica cosa che può fare è quella di dichiararmi inabile al lavoro.

    Perchè non mi dichiara in Burnout? Perchè non mi aiuta? Perchè non tutela la mia salute, anzi, vuole dichiararmi “matto”?

    Si sta comportando bene? é questa la tutela che un medico del lavoro deve garantire ad un lavoratore?

    Grazie per l’attenzione e per l’eventuale risposta

    1. DB, se non sei d’accordo con l’esito della valutazione del medico competente puoi chiedere la revisione da parte di medico della ASL.

  5. Buongiorno, un lavoratore che manifestasse chiaramente tutti i sintomi e i campanelli d’allarme di cui sopra e che non riuscisse ad ottenere supporto dal proprio superiore, che iter dovrebbe seguire per affrontare la situazione?
    Grazie

      1. Gilda,
        Non credo ci sia una procedura. Molto dipende dalle dimensioni dell’azienda…
        Io suggerisco di fare così:
        se il diretto superiore non ascolta, si può chiedere una visita medica (non serve spiegare la motivazione).
        Se la richiesta non ha successo, rifare la richiesta ma con una PEC.
        Se non si muove nulla, si fa richiesta all’INL (o ai sindacati).

        1. Grazie per la risposta, ma …. e se sono proprio i dirigenti la causa del malessere?
          La richiesta di visita medica per il Medico Competente?
          Grazie

          1. come detto prima:
            – si manda una PEC in cui si chiede un appuntamento con il medico del lavoro (il medico è tenuto al segreto professionale)
            Se entro una decina di giorni non si ottiene l’appuntamento, allora è meglio rivolgersi a chi può difendere i diritti dei lavoratori.

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