Malattia Professionale: Guida completa alla definizione, tipologie INAIL (tabellate e non tabellate), patologie più comuni (MSD e stress lavoro-correlato) e l’iter di denuncia; il ruolo cruciale di prevenzione e sorveglianza sanitaria affidato al medico competente nell’ambito della medicina del lavoro e gli obblighi essenziali del datore di lavoro
La malattia professionale è una patologia che si sviluppa lentamente e progressivamente a causa dell’esposizione cronica a rischi specifici presenti nell’ambiente di lavoro.
A differenza dell’infortunio, che è un evento traumatico acuto, la tecnopatia ha una genesi lenta e richiede l’identificazione di un chiaro nesso causale tra l’attività svolta e la patologia contratta.
La disciplina della medicina del lavoro è cruciale in questo contesto, occupandosi della prevenzione, della diagnosi e della gestione di queste patologie.
Il sistema italiano, gestito dall’INAIL, distingue tra Malattie Tabellate (con presunzione legale d’origine) e Non Tabellate (per le quali il nesso deve essere dimostrato).
Comprendere la natura della malattia professionale, le più comuni e gli obblighi legali correlati è fondamentale per garantire la sicurezza e la salute sul luogo di lavoro.
COS'È LA MALATTIA PROFESSIONALE?
QUALI SONO LE MALATTIE PROFESSIONALI PER L’INAIL?
QUALI SONO LE MALATTIE PROFESSIONALI PIÙ COMUNI?
QUAL’È LA DIFFERENZA TRA INFORTUNIO E MALATTIA PROFESSIONALE?
QUALI SONO LE MALATTIE PROFESSIONALI LEGATE ALLO STRESS LAVORO-CORRELATO?
COME È POSSIBILE DENUNCIARE UNA MALATTIA PROFESSIONALE?
COME È POSSIBILE FAR RICONOSCERE LA MALATTIA PROFESSIONALE NON IN TABELLA INAIL?
QUALI SONO GLI OBBLIGHI DEL DATORE DI LAVORO IN CASO DI MALATTIA PROFESSIONALE?
CONCLUSIONI: MALATTIA PROFESSIONALE
Cos’è la malattia professionale?
La malattia professionale è una patologia che si sviluppa lentamente e progressivamente a causa dell’esposizione, cronica o prolungata nel tempo, a rischi specifici presenti nell’ambiente o nello svolgimento dell’attività lavorativa.
A differenza dell’infortunio sul lavoro, che è un evento acuto e traumatico con causa violenta e concentrata nel tempo, la malattia professionale ha una genesi lenta, spesso con un periodo di latenza anche lungo tra l’esposizione al rischio e la manifestazione clinica.
Il riconoscimento di una malattia professionale si basa sull’identificazione di un nesso causale diretto tra l’attività lavorativa svolta e la patologia contratta.
È qui che entra in gioco la medicina del lavoro, la disciplina che si occupa della prevenzione, diagnosi e cura delle patologie correlate all’occupazione.
Le malattie professionali si dividono in due categorie principali ai fini indennitari INAIL:
- Malattie Tabellate: Elencate in apposite tabelle ministeriali. In questi casi, il nesso causale è presunto se la patologia è stata contratta durante lo svolgimento di una delle lavorazioni indicate nella tabella.
- Malattie Non Tabellate: Patologie per le quali il lavoratore deve dimostrare in modo inequivocabile il nesso causale tra la sua attività lavorativa e la malattia.
In sintesi, la malattia professionale è una conseguenza diretta della non adeguatezza delle misure di prevenzione e protezione in un determinato ambiente di lavoro, la cui gestione ricade sotto la responsabilità congiunta della medicina del lavoro, del medico competente e dell’applicazione rigorosa della sorveglianza sanitaria.

Quali sono le malattie professionali per l’INAIL?
Le malattie professionali indennizzabili dall’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (INAIL) sono quelle patologie contratte a causa dello svolgimento di specifiche attività lavorative.
L’INAIL utilizza un sistema di classificazione basato su tabelle ufficiali che determina le modalità di riconoscimento e indennizzo.
Le malattie professionali si dividono in due grandi categorie: Tabellate e Non Tabellate
1. Malattie Professionali Tabellate (Lista I)
Sono le patologie per le quali l’origine lavorativa è di elevata probabilità.
Per queste malattie vige la presunzione legale d’origine: se il lavoratore ha contratto una delle patologie elencate nelle tabelle ed ha svolto le corrispondenti lavorazioni indicate, si presume che la causa sia di natura professionale. Sarà l’INAIL, semmai, a dover dimostrare il contrario.
Queste patologie sono suddivise in gruppi a seconda dell’agente e dell’apparato colpito. Le categorie più significative includono:
- Malattie da Agenti Fisici:
- Ipoacusia e Sordità professionale (causate da esposizione prolungata al rumore).
- Patologie Muscolo-Scheletriche (come tendinopatie, sindrome del tunnel carpale, lombalgie) causate da vibrazioni o da movimentazione manuale dei carichi.
- Malattie da Agenti Chimici: Patologie derivanti da esposizione a solventi, metalli pesanti (come Piombo, Cromo, Nichel) o polveri.
- Malattie dell’Apparato Respiratorio: Come Silicosi (da silice cristallina) o Asbestosi (da amianto) e altre pneumoconiosi.
- Tumori Professionali: Neoplasie derivanti dall’esposizione a cancerogeni noti (es. mesotelioma pleurico/peritoneale da amianto, tumori della vescica, del polmone).
2. Malattie Professionali Non Tabellate (Lista II e III)
Queste liste includono malattie la cui origine lavorativa è di probabilità limitata (Lista II) o sospetta (Lista III).
Per queste patologie, non scatta la presunzione legale: il lavoratore deve essere in grado di dimostrare l’esistenza del nesso causale tra la sua attività e la malattia. L’onere della prova, in questo caso, ricade sul lavoratore che deve fornire documentazione clinica e anamnestica approfondita.
Un esempio crescente è quello delle Malattie Psichiche e Psicosomatiche causate da disfunzioni dell’organizzazione del lavoro o da stress lavoro-correlato, sempre più spesso ricomprese nelle Liste a probabilità limitata.In sintesi, l’elenco delle malattie professionali INAIL non è statico, ma viene periodicamente aggiornato dal Ministero per includere nuove patologie emergenti e riflettere il progresso scientifico e l’evoluzione dei rischi lavorativi.
Quali sono le malattie professionali più comuni?
Le malattie professionali (o tecnopatie) rappresentano la principale sfida per la salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.
L’INAIL riceve annualmente decine di migliaia di denunce, e l’analisi di questi dati evidenzia che alcune patologie sono statisticamente predominanti.
La loro gestione e prevenzione costituisce il cuore dell’attività di medicina del lavoro.
1. Le Patologie Muscolo-Scheletriche (MSD)
Sono la categoria di malattie professionali in assoluto più frequente, spesso superando il 60% del totale delle denunce. Queste patologie sono legate all’interazione fisica tra il lavoratore e l’ambiente.
- Cause Principali:
- Movimentazione Manuale dei Carichi (MMC): Riguarda il sollevamento, lo spostamento o il trasporto di pesi. È la causa primaria di lombalgie, ernie del disco e altre lesioni alla colonna vertebrale, specialmente nei settori logistici e assistenziali.
- Movimenti Ripetitivi ad Alta Frequenza: Determinano disturbi degli arti superiori. Le più diffuse sono la Sindrome del Tunnel Carpale e le tendinopatie croniche (come l’epicondilite), comuni in chi lavora alla catena di montaggio, al confezionamento o al videoterminale.
- Posture Incongrue: Mantenere a lungo posizioni statiche o innaturali contribuisce all’insorgenza di disturbi muscolari e scheletrici diffusi.
2. Sordità e Ipoacusia Professionale
L’ipoacusia da rumore (perdita uditiva) è un classico esempio di malattia professionale “storica”, dovuta all’esposizione a livelli di pressione sonora elevati e prolungati. Il danno si sviluppa lentamente, è irreversibile e tipicamente neurosensoriale.
- Settori a Rischio: Manifatturiero, metalmeccanico, costruzioni, cave e miniere.
- Diagnosi: Il medico competente, attraverso l’audiometria periodica, può rilevare i primi segni di calo uditivo prima che questo diventi una malattia professionale conclamata, consentendo l’adozione immediata di misure protettive aggiuntive.
3. Patologie Respiratorie e da Agenti Cancerogeni
Nonostante l’inasprimento delle normative sulla sicurezza, l’esposizione a inquinanti atmosferici, polveri, fibre e fumi industriali continua a provocare gravi malattie professionali.
- Pneumoconiosi: Asbestosi (amianto), Silicosi (silice), e talcosi. Queste patologie, spesso con un lunghissimo periodo di latenza, sono invalidanti e possono evolvere in tumori.
- Tumori Professionali: L’esposizione a sostanze cancerogene (benzene, cromo, amianto, fumi di saldatura) è all’origine di tumori polmonari, mesoteliomi e tumori della vescica.
4. Malattie Psichiche e Psicosomatiche (Emergenti)
Un numero crescente di denunce riguarda patologie legate a rischi organizzativi e psicosociali.
Sebbene il nesso causale sia spesso complesso da dimostrare (malattie non tabellate), l’INAIL ha iniziato a riconoscere:
- Disturbi d’Ansia, Depressione e Post-Traumatici: Conseguenza di stress lavoro-correlato acuto o cronico, mobbing e burnout. La valutazione di questi rischi è ormai obbligatoria e rientra nelle competenze di prevenzione della medicina del lavoro.
La prevenzione non è solo un obbligo legale, ma è la chiave per ridurre l’incidenza di queste patologie e i costi sociali ed economici associati.

Qual’è la differenza tra infortunio e malattia professionale?
La distinzione tra infortunio sul lavoro e malattia professionale è fondamentale, sia dal punto di vista medico-legale (INAIL) sia per la gestione della prevenzione da parte della medicina del lavoro.
Entrambi portano a un danno alla salute causato dall’attività lavorativa, ma differiscono drasticamente per le loro modalità di insorgenza.
La principale differenza risiede nella velocità e nella natura della causa:
| Caratteristica | Infortunio sul Lavoro | Malattia Professionale |
| Causa | Violenta ed Esterna | Lenta, insidiosa e diluita nel tempo |
| Tempo di Insorgenza | Immediato (o in itinere) | Progressivo e a lunga latenza |
| Esempio | Caduta, taglio, schiacciamento | Sordità da rumore, Sindrome del Tunnel Carpale |
| Natura del Rischio | Evento traumatico / acuto | Esposizione cronica a un agente nocivo |
L’infortunio è un evento che si verifica in un momento ben definito (es. oggi alle 10:30 sono caduto dalle scale).
La diversa natura dei due eventi richiede approcci di prevenzione distinti, gestiti dal medico competente (o medico del lavoro):
Per l’Infortunio:
La prevenzione si concentra sull’eliminazione del rischio acuto e sull’uso dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI). Il medico del lavoro interviene per la valutazione dell’idoneità e la gestione dell’eventuale rientro a lavoro dopo la guarigione.
Per la Malattia Professionale:
La prevenzione si basa sulla Sorveglianza Sanitaria.
- Il medico del lavoro non si limita a curare ma monitora attivamente la salute del lavoratore esposto a rischi cronici (es. rumore, agenti chimici, movimentazione manuale).
- Attraverso la sorveglianza sanitaria periodica (visite ed esami specifici), il medico cerca i primi segnali di compromissione (diagnosi precoce) per intervenire modificando il rischio ambientale o la mansione, prevenendo lo sviluppo di una malattia professionale conclamata.
Il riconoscimento da parte dell’INAIL dipende dal tipo di patologia:
- Infortunio: Il nesso causale tra l’evento violento e la lesione è quasi sempre lampante.
- Malattia Professionale Tabellata: Se la malattia è nell’elenco ufficiale INAIL (tabellata) ed è stata contratta nello svolgimento di lavorazioni specifiche, si presume che l’origine sia professionale.
- Malattia Professionale Non Tabellata: Se la patologia non è in tabella, il lavoratore (con l’aiuto del medico competente e del medico curante) ha l’onere di dimostrare il nesso causale tra la sua specifica attività lavorativa e la patologia, un processo spesso complesso che richiede accuratezza documentale e anamnestica.
In conclusione, la malattia professionale è l’espressione di un danno cronico e progressivo, la cui gestione efficace dipende interamente dal sistema preventivo della medicina del lavoro e dalla sorveglianza sanitaria attuata dal medico competente.
Quali sono le malattie professionali legate allo stress lavoro-correlato?
Lo stress lavoro-correlato è un rischio emergente e significativo in tutti i settori lavorativi.
Sebbene le più comuni malattie professionali siano tradizionalmente legate ad agenti fisici (come il rumore) o chimici, l’impatto di un ambiente di lavoro disfunzionale sulla salute mentale è sempre più riconosciuto, anche ai fini dell’indennizzo INAIL.
Le patologie derivanti da stress non rientrano tipicamente nelle liste di malattie professionali tabellate (quelle con presunzione d’origine), ma sono spesso riconosciute come malattie professionali non tabellate.
In questi casi, il lavoratore e la medicina del lavoro devono dimostrare l’esistenza di un nesso causale diretto e preponderante tra l’organizzazione del lavoro e la patologia contratta.
Le patologie che possono essere ricondotte a una eziologia professionale legata allo stress includono:
- Disturbi d’Ansia e Depressione Maggiori: Sono le diagnosi più frequenti. Questi disturbi possono derivare da carichi di lavoro eccessivi, obiettivi irrealistici, insicurezza del posto di lavoro, o da conflitti interpersonali prolungati.
- Sindrome da Burnout: Sebbene non sia classificato come malattia nel DSM-5 o nell’ICD-10 (che lo definisce come “fenomeno occupazionale”), viene sempre più considerato come una sindrome complessa di esaurimento emotivo, depersonalizzazione e ridotta realizzazione personale, strettamente legata all’ambiente lavorativo.
- Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD): Può manifestarsi a seguito di eventi traumatici singoli avvenuti sul luogo di lavoro (come aggressioni o incidenti gravi).
Malattie Psicosomatiche: Si tratta di disturbi fisici (come ulcere, ipertensione, disturbi gastrointestinali) che hanno una componente eziologica di natura psicologica, scatenata o aggravata dalle condizioni di stress lavorativo cronico.

Come è possibile denunciare una malattia professionale?
La diagnosi di una malattia professionale è solo l’inizio. Per accedere alle prestazioni e all’indennizzo erogati dall’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (INAIL), è necessario seguire una procedura ben definita che coinvolge diverse figure professionali.
L’intero iter si articola in passaggi precisi e temporizzati, fondamentali per garantire il riconoscimento del nesso causale e l’efficacia della medicina del lavoro.
1. Il Primo Passo: Il Certificato Medico (Obbligo del Medico)
Il processo di denuncia inizia obbligatoriamente con il medico curante o il medico specialista:
- Accertamento e Diagnosi: Il lavoratore che sospetta l’esistenza di una malattia professionale deve rivolgersi tempestivamente al proprio medico curante (medico di base) o a una struttura sanitaria pubblica.
- Obbligo di Invio Telematico: Il medico che accerta la malattia è tenuto per legge a compilare e trasmettere all’INAIL, esclusivamente per via telematica, il Certificato Medico di Malattia Professionale. Questo certificato attesta la diagnosi e, soprattutto, indica il presunto nesso causale con l’attività lavorativa.
- Lavoratore: Il medico deve rilasciare al lavoratore il numero identificativo e la data di rilascio del certificato inviato telematicamente.
2. La Comunicazione del Lavoratore (Termine Cruciale)
Il lavoratore ha un dovere di informazione nei confronti del datore di lavoro:
- Termine di 15 giorni: Il lavoratore deve comunicare al proprio datore di lavoro l’avvenuta manifestazione della malattia professionale e consegnare il numero identificativo del certificato medico entro 15 giorni dalla manifestazione dei primi sintomi.
- Importanza: La mancata osservanza di questo termine comporta la perdita del diritto all’indennità per il periodo antecedente la comunicazione.
3. La Denuncia all’INAIL (Obbligo del Datore di Lavoro)
Una volta informato, il datore di lavoro subentra negli obblighi di denuncia:
- Termine di 5 giorni: Il datore di lavoro deve trasmettere la Denuncia di Malattia Professionale all’INAIL, sempre in via telematica, entro 5 giorni dalla data in cui ha ricevuto la comunicazione da parte del lavoratore. Nella denuncia, deve obbligatoriamente inserire i dati del certificato forniti dal dipendente.
- Conseguenze: L’omessa o ritardata denuncia è soggetta a sanzioni amministrative.
Importante: Se il datore di lavoro non provvede alla denuncia, il lavoratore (con l’aiuto di un Patronato) ha la facoltà e il diritto di denunciare direttamente la malattia professionale all’INAIL, allegando il certificato medico.
Come è possibile far riconoscere la malattia professionale non in tabella INAIL?
Il riconoscimento di una malattia professionale è solitamente più agevole quando la patologia rientra nelle Tabelle INAIL (Malattie Tabellate), dove il nesso causale è presunto. Tuttavia, la medicina del lavoro e la normativa (in particolare l’art. 3 del D.P.R. 1124/65) prevedono la tutela anche per le patologie che non sono presenti in tali elenchi: le Malattie Professionali Non Tabellate.
Per queste ultime, il processo è più complesso, poiché l’onere di dimostrare l’origine professionale spetta interamente al lavoratore.
1. La Sfida Principale: Dimostrare il Nesso Causale
Per far riconoscere una malattia professionale non tabellata, il lavoratore deve provare due elementi fondamentali:
- La Presenza del Rischio: Dimostrare che nell’ambiente di lavoro erano presenti agenti patogeni o rischi specifici (fisici, chimici, biologici, organizzativi) capaci di provocare la patologia in questione.
- Il Nesso Causale Esclusivo: Provare che l’esposizione a quel rischio lavorativo è stata la causa diretta ed efficiente della malattia. Questo significa escludere o minimizzare il più possibile altre cause extra-lavorative (malattie comuni, stili di vita, ecc.).
2. Il Ruolo Decisivo della Medicina del Lavoro e della Documentazione
Il successo del riconoscimento dipende strettamente dalla qualità della documentazione raccolta, un ambito dove la medicina del lavoro e il medico competente giocano un ruolo insostituibile:
- Il Medico Curante/Specialista: Invia il Certificato Medico di Malattia Professionale all’INAIL, indicando in modo chiaro il sospetto di origine professionale.
- Il Medico Competente (MC): Le informazioni contenute nel fascicolo sanitario e di rischio gestito dal medico del lavoro sono vitali. Il medico competente può fornire dati cruciali:
- Anamnesi Lavorativa Dettagliata: La storia delle mansioni e dei rischi specifici a cui il lavoratore è stato esposto nel tempo.
- Risultati della Sorveglianza Sanitaria: I dati storici (esami strumentali, esiti di visite periodiche) che dimostrano un peggioramento progressivo della salute in concomitanza con l’esposizione al rischio.
- Documentazione Aziendale: L’INAIL richiederà il documento di Valutazione dei Rischi (DVR) aziendali, che devono attestare l’esistenza e la misurazione del rischio specifico al quale il lavoratore era sottoposto.
3. L’Iter di Riconoscimento INAIL
Dopo la denuncia (presentata dal lavoratore e dal datore di lavoro), l’INAIL avvia l’istruttoria:
- Indagini Medico-Legali: Il lavoratore viene sottoposto a visite da parte dei medici INAIL, che analizzano tutta la documentazione clinica e lavorativa.
- Consulenza Tecnica: In casi complessi di malattia professionale non tabellata, l’INAIL può richiedere consulenze mediche specialistiche aggiuntive.
- Il Giudizio: L’INAIL, basandosi sulle evidenze scientifiche e sulla documentazione fornita dalla medicina del lavoro e dal lavoratore, emette un provvedimento di riconoscimento o non riconoscimento.
Se la domanda viene respinta, il lavoratore può avviare la procedura di ricorso amministrativo e, successivamente, ricorrere al giudice del lavoro, supportato da una perizia medico-legale di parte che deve controbattere il giudizio INAIL e rafforzare la prova del nesso causale.

Quali sono gli obblighi del datore di lavoro in caso di malattia professionale?
Quando un dipendente contrae o sospetta una malattia professionale, il datore di lavoro ha precisi obblighi legali da adempiere, stabiliti principalmente dal D.Lgs. 81/08 (Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro) e dalle norme INAIL.
Questi obblighi non si limitano alla denuncia, ma toccano l’intero sistema di prevenzione e gestione della medicina del lavoro.
1. Obbligo di Denuncia e Comunicazione
Il primo e più immediato obbligo è di natura amministrativa:
- Tempistica Rigorosa: Il datore di lavoro deve inviare la Denuncia di Malattia Professionale all’INAIL entro 5 giorni dalla data in cui ha ricevuto la comunicazione della malattia da parte del lavoratore.
- Modalità: La denuncia deve essere trasmessa esclusivamente in via telematica e deve contenere tutti i dati richiesti, incluso il numero identificativo del certificato medico che il lavoratore ha ricevuto dal proprio medico curante.
- Sanzioni: L’omissione o il ritardo nella denuncia espongono l’azienda a sanzioni amministrative.
2. Obbligo di Collaborazione Documentale con INAIL
In caso di istruzione della pratica da parte dell’INAIL, il datore di lavoro deve fornire tutti i documenti necessari per verificare il nesso causale:
- Documento di Valutazione dei Rischi (DVR): Deve essere messo a disposizione dell’INAIL per attestare i rischi presenti nell’ambiente lavorativo.
- Documentazione del Medico Competente: Vanno forniti i dati relativi all’esposizione del lavoratore e le informazioni pertinenti tratte dalla sorveglianza sanitaria, nel rispetto della privacy.
3. Obblighi di Prevenzione e Gestione del Rischio (Medicina del Lavoro)
L’obbligo più significativo, e quello che coinvolge la medicina del lavoro, riguarda la tutela della salute residua del lavoratore e la prevenzione di futuri casi:
- Revisione del DVR: L’accertamento di una malattia professionale è la prova che le misure preventive adottate non sono state sufficienti. Il datore di lavoro, in collaborazione con il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) e il Medico Competente (MC), deve immediatamente rivedere e aggiornare il DVR.
- Intervento del Medico Competente: Il medico del lavoro valuta il caso specifico e, in sede di sorveglianza sanitaria, è tenuto a:
- Rivalutare l’Idoneità: Emettere un nuovo giudizio di idoneità per la mansione specifica. Spesso, ciò si traduce in un’idoneità con limitazioni o, nei casi più gravi, nella non idoneità a svolgere la mansione che ha causato la malattia.
- Allontanamento dal Rischio: Se il rischio non può essere eliminato, il datore di lavoro, su indicazione del medico competente, ha l’obbligo di assegnare il lavoratore a mansioni diverse che non comportino l’ulteriore esposizione all’agente patogeno responsabile della malattia professionale.
In sintesi, la corretta gestione di una malattia professionale richiede che il datore di lavoro non solo adempia agli obblighi burocratici di denuncia, ma soprattutto sfrutti i principi della medicina del lavoro per attuare immediate azioni correttive e garantire che la sorveglianza sanitaria sia lo strumento efficace per prevenire il ripetersi di tali patologie.
Conclusioni: malattia professionale
La malattia professionale è una patologia insidiosa, la cui lenta manifestazione la distingue nettamente dall’infortunio acuto.
La sua gestione efficace e, soprattutto, la sua prevenzione, sono l’obiettivo primario della medicina del lavoro. Figure chiave come il medico competente non si limitano a curare, ma agiscono attraverso la sorveglianza sanitaria periodica, monitorando attivamente i lavoratori esposti a rischi (fisici, chimici, o psicosociali come lo stress lavoro-correlato) per intercettare i primi segnali di danno.
In conclusione, che si tratti di patologie tabellate (dove il nesso causale è presunto) o di patologie non tabellate (dove la prova spetta al lavoratore, supportata dai dati forniti dalla medicina del lavoro), l’esistenza di una malattia professionale impone un’azione immediata.
Il datore di lavoro è chiamato non solo ad adempiere agli obblighi di denuncia INAIL entro i termini previsti, ma soprattutto a rivedere il proprio sistema di valutazione dei rischi e ad adottare le misure correttive necessarie, inclusa la ricollocazione del lavoratore, per garantire la salute e la sicurezza futura.

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