Lavoro sedentario, i rischi e le soluzioni
Ultimo aggiornamento: 15/07/2026
Indice:
PERCHÉ STARE SEDUTI TROPPO A LUNGO È UN RISCHIO PER LA SALUTE
IL VIDEOTERMINALISTA SECONDO IL D.LGS. 81/2008
QUANTO COSTA IL LAVORO SEDENTARIO ALLE AZIENDE
LE SOLUZIONI: DAL WELFARE ALL'ERGONOMIA DELLA POSTAZIONE
FAQ
Perché stare seduti troppo a lungo è un rischio per la salute
Il lavoro sedentario o sedentarietà non è “solo” una questione di peso o di forma fisica. È un fattore di rischio autonomo, con un impatto che ci ha sorpreso noi stessi per dimensione.
Uno studio dell’Università di Cambridge (unità MRC Epidemiology, coorte EPIC con oltre 334.000 partecipanti), pubblicato nel 2015, ha stimato che in Europa l’inattività fisica sia responsabile di circa 676.000 decessi l’anno: il doppio di quelli attribuibili all’obesità, fermi a circa 337.000.
Sul versante specifico del lavoro svolto da seduti definito lavoro sedentario, i dati più solidi arrivano da una ricerca pubblicata nel 2024 su JAMA Network Open, condotta su una coorte di oltre 481.000 persone con un follow-up medio di quasi tredici anni.
Chi lavora prevalentemente seduto ha mostrato un rischio di mortalità generale più alto del 16% e un rischio di mortalità cardiovascolare più alto del 34% rispetto a chi non sta seduto in modo prevalente.
Un dato importante, però, ci offre anche la via d’uscita: l’attività fisica nel tempo libero attenua questo rischio.
I meccanismi con cui il corpo “paga il conto” dello stare fermi sono diversi e li vediamo spesso combinarsi:
- Cardiovascolare e metabolico: una meta-analisi su oltre 700.000 adulti, pubblicata nel 2016 su JAMA Cardiology, ha rilevato un rischio cardiovascolare più alto del 14% in chi resta seduto circa dodici ore al giorno rispetto a chi lo è per due ore e mezza, con un aumento non lineare sopra le dieci ore. Lo studio internazionale PURE (105.677 partecipanti in 21 paesi), sempre su JAMA Cardiology nel 2022, ha associato lo stare seduti otto o più ore al giorno a un aumento del rischio di mortalità totale e di eventi cardiovascolari maggiori. Nella pratica ci accorgiamo di questo versante quando, durante la visita, troviamo valori pressori o glicemici alterati in lavoratori giovani e magri, che a prima vista non presentano altri fattori di rischio: spesso l’unico elemento comune è proprio la giornata trascorsa a svolgere lavoro sedentario.
- Muscoloscheletrico: cervicalgie, lombalgie, disturbi da postura incongrua. È l’ambito in cui, come Medicolavoro.org ha già illustrato nell’articolo Rischio Ergonomico, la postazione mal progettata fa la differenza. Ne parliamo anche a proposito dei Movimenti Ripetitivi degli Arti Superiori, un rischio che nell’impiegato al computer convive con quello posturale.
- Psicologico: qui i dati sono più prudenti, ma la direzione è chiara. Uno studio pubblicato nel 2025 su BMC Public Health conferma la conclusione ormai consolidata in letteratura, ovvero che sostituire tempo di lavoro sedentario con attività fisica si associa a una riduzione dei sintomi di ansia e depressione. È un aspetto che si intreccia con lo Stress Lavoro Correlato, tema che abbiamo trattato a parte proprio per la sua rilevanza crescente.

Il videoterminalista secondo il D.Lgs. 81/2008
Nel linguaggio comune “lavoro d’ufficio” è tutto uguale. Per la legge no. Il D.Lgs. 81/2008, all’art. 173, comma 1, lettera c), definisce lavoratore videoterminalista chi utilizza attrezzature munite di videoterminali in modo sistematico o abituale per almeno venti ore settimanali, dedotte le interruzioni previste dall’art. 175.
È una soglia precisa, e nella nostra esperienza è anche il primo punto su cui si generano errori in azienda: molti datori di lavoro credono che basti “usare il PC ogni tanto” per rientrare o restare fuori dalla categoria, mentre il criterio è quantitativo e va valutato caso per caso.
L’errore che vediamo più spesso è il conteggio a occhio: si dichiara “meno di venti ore” per escludere un dipendente dalla sorveglianza, senza aver mai misurato davvero il tempo effettivo passato allo schermo, che oggi, tra e-mail, gestionali e riunioni online, supera quasi sempre la soglia.
Superata quella soglia scatta un obbligo preciso. L’art. 176 dello stesso decreto impone la sorveglianza sanitaria, gli accertamenti medici sull’idoneità alla mansione, per i videoterminalisti: il Medico Competente la effettua ai sensi dell’art. 41, comma 6, con visite di norma biennali per i lavoratori idonei con prescrizioni o limitazioni e per chi ha compiuto cinquant’anni, e quinquennali negli altri casi.
La norma prevede anche che il datore di lavoro fornisca a proprie spese i dispositivi speciali di correzione visiva, quando risultino necessari.
In pratica, durante questa visita valutiamo l’apparato muscoloscheletrico, indaghiamo i disturbi posturali riferiti e, quando serve, andiamo a vedere com’è organizzata concretamente la postazione, perché è lì che spesso si nasconde la causa del disturbo.
Abbiamo dedicato una guida specifica al rischio da lavoro al videoterminale (VDT): la sorveglianza del videoterminalista non è un adempimento formale, è lo strumento che ci permette di intercettare precocemente proprio quei disturbi che il lavoro sedentario alimenta.
Per capire chi vi rientra rimandiamo alla nostra guida Sorveglianza Sanitaria: quando è obbligatoria e per chi, mentre il ruolo, i doveri e la responsabilità della figura chiave li abbiamo raccolti nell’articolo su Il Medico Competente Aziendale.
Un aspetto che chiariamo spesso: l’esito della visita non è un semplice “sì/no”, ma può contenere prescrizioni e limitazioni operative, come spieghiamo in Idoneità alla mansione: 5 cose che devi sapere.
Quanto costa il lavoro sedentario alle aziende
Ci troviamo spesso a dover spiegare ai datori di lavoro che il rischio di lavoro sedentario non è un problema “del singolo dipendente”: ha un costo aziendale misurabile, fatto di assenteismo, cali di produttività e, sul lungo periodo, malattie professionali riconosciute.
I numeri più recenti sono eloquenti.
Secondo i dati diffusi dall’INAIL nel febbraio 2026, nel corso del 2025 in Italia sono state presentate 98.463 denunce di malattia professionale (+11,3% sul 2024); di queste, le patologie osteo-muscolari rappresentano da sole 64.015 casi, il 75,4% del totale (+10,9%).
E il primo trimestre 2026 conferma la tendenza, con 28.487 denunce, in crescita del 16,7% sullo stesso periodo dell’anno precedente.
Sono proprio i disturbi muscoloscheletrici derivanti da lavoro sedentario, quelli che nascono da posture protratte, movimenti ripetitivi e postazioni non ergonomiche, a guidare questa statistica. Per il datore di lavoro significa che investire in prevenzione è gestione del rischio. Lo abbiamo argomentato nella nostra guida del datore di lavoro alla sicurezza.
Le soluzioni: dal welfare all’ergonomia della postazione
La buona notizia è che, tra tutti i rischi che gestiamo, quello del lavoro sedentario è forse il più modificabile.
Dopo anni di attività sul campo, le contromisure che vediamo funzionare davvero sono concrete e a basso costo:
- Micro-pause e movimento: interrompere la posizione seduta ogni ora, alzarsi, camminare qualche minuto. La scheda pratica “Get moving at work” dell’EU-OSHA (Agenzia europea per la sicurezza sul lavoro) resta un riferimento utile, anche se la campagna che la conteneva è ormai conclusa e sostituita da iniziative più recenti.
- Ergonomia della postazione: quando parliamo di ergonomia non intendiamo un accessorio costoso, ma regolazioni semplici e spesso a costo zero, il bordo superiore dello schermo all’altezza degli occhi, la sedia regolata in modo che i piedi appoggino a terra e la schiena sia sostenuta, la tastiera vicina per non protendere le spalle. Sono interventi che rientrano nella valutazione del rischio e che devono essere tracciati nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR).
- Welfare aziendale: convenzioni con palestre, incentivi al movimento, promozione della salute. Come raccontiamo nel nostro approfondimento sul Welfare Aziendale, quando il benessere entra nella cultura d’impresa i risultati sulla produttività e sul clima si vedono.
- Sorveglianza attiva: la Visita Medica Periodica non è un timbro, ma il momento in cui il Medico Competente può suggerire correttivi personalizzati prima che il disturbo diventi cronico.
Una considerazione critica che facciamo sempre agli RSPP: lo smart working, diffuso dopo la pandemia, ha spostato molte postazioni a casa, spesso su tavoli e sedie non idonei. È un fattore di rischio aggiuntivo che la valutazione aziendale non può più ignorare.
Il lavoro sedentario è un rischio reale, documentato dai dati INAIL e dalla letteratura internazionale, ma è anche uno dei più prevenibili.
Nella nostra esperienza il vero salto di qualità avviene quando l’azienda smette di considerarlo un tema “di benessere” e lo tratta per quello che è: un rischio professionale da valutare nel DVR, monitorare con la sorveglianza sanitaria e affrontare con il Medico Competente.
Ci teniamo a ribadire un punto che ripetiamo in ogni sopralluogo: nessuna tecnologia sostituisce il gesto più semplice, cioè alzarsi.
Le aziende che ottengono i risultati migliori non sono quelle che comprano l’arredo più sofisticato, ma quelle che costruiscono l’abitudine al movimento nell’organizzazione quotidiana del lavoro. Muoversi di più, sedersi meno e progettare bene la postazione non sono consigli motivazionali: sono, per noi, medicina del lavoro.

Non dimentichiamo però che il primo grande passo arriva da noi stessi e impegnandoci in piccoli cambiamenti durante il giorno possiamo riuscire a combattere gli effetti negativi di un lavoro sedentario, migliorando anche la nostra felicità.
È importante imparare a sfruttare tutte le occasioni durante il corso della giornata per mantenersi il più attivi possibili: andare al lavoro a piedi o in bicicletta, parcheggiare l’auto più lontano dal nostro luogo di lavoro così da fare una camminata, occupare i propri momenti di svago con attività fisiche e non stando davanti al televisore.
Oggi più che mai è da considerarsi attuale il famoso detto latino “Mens sana in corpore sano”.
FAQ
Ogni quanto deve fare la visita un videoterminalista?
Secondo l’art. 176 del D.Lgs. 81/2008, la sorveglianza sanitaria è di norma biennale per i lavoratori idonei con prescrizioni o limitazioni e per chi ha compiuto 50 anni, quinquennale negli altri casi. Ne parliamo in dettaglio nella nostra guida alla Sorveglianza Sanitaria.
Quando un lavoratore è considerato videoterminalista?
Quando utilizza attrezzature munite di videoterminale in modo sistematico o abituale per almeno 20 ore settimanali, dedotte le pause di legge (art. 173 D.Lgs. 81/2008).
Il datore di lavoro deve pagare gli occhiali?
Sì, quando dall’esito della sorveglianza sanitaria risultano necessari dispositivi speciali di correzione visiva per l’attività al videoterminale: l’art. 176 li pone a carico del datore di lavoro.
La sedentarietà può diventare malattia professionale?
I disturbi muscoloscheletrici legati a posture protratte possono essere riconosciuti come malattie professionali: rappresentano oggi il 75,4% delle denunce secondo l’INAIL (2025).
Basta andare in palestra dopo il lavoro?
L’attività fisica nel tempo libero attenua il rischio (JAMA Network Open, 2024), ma non lo azzera: restano fondamentali le micro-pause e una postazione ergonomica durante l’orario di lavoro.
Speriamo che questo articolo ti abbia lasciato degli spunti di riflessione interessanti, sia per te stesso sia per la salute degli impiegati della tua Azienda.
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