Ultimo aggiornamento: 14/02/2025
Autore: Stefano Venuti

Il Questionario Claustrofobia: uno strumento utile che il Medico Competente può utilizzare per valutare le paure del lavoratore degli spazi chiusi.

La claustrofobia è un disturbo d’ansia caratterizzato dalla paura intensa e irrazionale di spazi chiusi o ristretti.

Questa condizione può avere un impatto significativo sulla vita lavorativa, soprattutto in determinate professioni che richiedono di operare in ambienti confinati.

Per questo motivo, il questionario claustrofobia o simili test si rivelano uno strumento prezioso, in mano al Medico Competente, per valutare il rischio, l’idoneità a svolgere una specifica mansione lavorativa e adottare misure preventive adeguate.

Uno strumento che potrebbe essere utile è anche il “Claustrophobia Questionnaire” (CLQ), oggi però utilizzato prevalentemente in contesti di ricerca e di pratica clinica.

Attualmente, non esiste ancora una sua versione validata in italiano, nell’ambito della medicina del lavoro.

Gli strumenti sono rivolti a tutti quei lavoratori che operano in ambienti confinati oppure in luoghi particolarmente restrittivi, condizioni di costrittività fisica (ad es. imbracatura), oppure spazi molto affollati (ad es., personale di fiere ed eventi ecc.)

Che cosa si intende per Claustrofobia

Come abbiamo accennato all’inizio di questo articolo, il termine “claustrofobia” si indica la paura di spazi e luoghi chiusi, ristretti, angusti o molto affollati.

La claustrofobia rientra tra i disturbi d’ansia. Si tratta di una fobia specifica di tipo situazionale.

La paura estrema ed irrazionale degli spazi chiusi (ascensori, mezzi di trasporto, gallerie, ecc.), da cui la fuga è difficile o impossibile, causa spesso nel soggetto una reazione di intenso stress psicologico.

Quindi, nell’ ambito della medicina del lavoro, un lavoratore fobico potrebbe essere particolarmente a rischio per quanto riguarda la sua Salute e Sicurezza, in determinati contesti lavorativi.

Una donna lavoratrice, giovane, asiatica, intenta a compilare un questionario claustrofobia, compilandolo con attenzione.

Claustrofobia: quali i sintomi

Riconoscere i sintomi della claustrofobia è il primo passo per affrontare il problema. Le manifestazioni possono variare da persona a persona, ma spesso includono:

  • Sintomi fisici: tachicardia, sudorazione, tremori, difficoltà respiratorie, senso di soffocamento, nausea, vertigini.
  • Sintomi psicologici: paura intensa, panico, senso di oppressione, pensiero di non riuscire a fuggire, angoscia.

Se questi sintomi si presentano in situazioni come ascensori, stanze piccole, gallerie o aerei, è possibile che tu soffra di claustrofobia.

In tal caso, è consigliabile consultare un medico o uno specialista per una valutazione accurata.

Donna in stanza piccola con claustrofobia - Questionario Claustrofobia

Claustrofobia: idoneità del lavoratore a svolgere determinate mansioni

Il certificato di idoneità al lavoro o alla mansione lavorativa è redatto dal Medico Competente, nominato dal Datore di Lavoro e incaricato di svolgere visite mediche preventive e periodiche sui lavoratori.

La valutazione della paura claustrofobica del lavoratore attraverso un test specifico (questionario claustrofobia), così come di altri fattori di rischio (soggettivi/psichici e oggettivi), rientra nelle mansioni della Sorveglianza Sanitaria di cui al D.Lgs. 81/08.

Si tratta di tutti quegli accertamenti sanitari finalizzati alla tutela della Salute e Sicurezza dei lavoratori, in relazione alle proprie condizioni di salute, all’ambiente lavorativo, alle modalità di svolgimento dell’attività e a vari fattori di rischio.

Come abbiamo già detto, la Sorveglianza Sanitaria è obbligatoria per tutte quelle categorie che svolgono attività lavorativa con particolari rischi, come ad es. movimentazione manuale dei carichi, lavori in quota, esposizione al rumore, alle vibrazioni, alle radiazioni, ad agenti cancerogeni ecc.

Operaio claustrofobico in galleria - Questionario Claustrofobia

Quali lavoratori sono sottoposti al questionario claustrofobia

Il questionario claustrofobia o simili sono strumenti molto utili per valutare l’ idoneità a svolgere una specifica mansione lavorativa per tutti quei lavoratori che operano in ambienti confinati, in luoghi particolarmente restrittivi, in condizioni di costrittività fisica (imbracatura) oppure in spazi molto affollati (ad esempio, personale di fiere ed eventi ecc.)

In particolare, per quanto concerne gli spazi confinati, il DPR 177/2011 è la normativa di riferimento, riportante linee guida e procedure necessarie.

Si tratta di ambienti come

  • vasche,
  • cisterne,
  • serbatoi,
  • silos,
  • reti fognarie,
  • tubazioni,
  • locali tecnici di piscine,
  • scavi a sezione ristretta, 
  • tutti quegli spazi con scarsa o assente ventilazione.

Per quanto riguarda, invece, i lavori in quota il D.Lgs. 81/08 li definisce come “tutte quelle attività lavorative che espongono il lavoratore al rischio di caduta da una quota posta ad altezza superiore a 2 m rispetto ad un piano stabile”.

Nella categoria rientrano anche attività di scavo con profondità superiori a 2m.

Si tratta quindi di tutti quei lavoratori che operano in attività di costruzione edili o ingegneristiche, di manutenzione, riparazione, demolizione o smantellamento, trasformazione o rinnovamento, lavori di installazione di impianti e linee elettriche, montaggio e smontaggio di prefabbricati.

Questionario Claustrofobia: Quali i rischi per il lavoratore e per l'azienda?

Come abbiamo già accennato nei paragrafi precedenti la claustrofobia sul luogo di lavoro può rappresentare un problema serio, soprattutto per chi svolge professioni che implicano l’accesso a spazi ristretti, come minatori, operai edili, tecnici di manutenzione o personale di laboratorio, è quindi molto importante la valutazione da parte del Medico Competente nell’ambito della Sorveglianza Sanitaria per esempio attraverso un questionario claustrofobia.

I rischi per i lavoratori claustrofobici includono:

  • Difficoltà a svolgere le proprie mansioni

Uno dei rischi più evidenti è la difficoltà nel portare a termine le proprie mansioni.

La paura e l’ansia possono compromettere la concentrazione, la capacità di prendere decisioni, la memoria a breve termine e la performance generale. Un lavoratore che si sente intrappolato o in pericolo in un ambiente chiuso potrebbe avere difficoltà a focalizzarsi sul lavoro, commettendo errori o rallentando i processi.

  • Aumento del rischio di incidenti

In alcune professioni, come l’edilizia, l’industria mineraria o la manutenzione di impianti, i lavoratori possono trovarsi a operare in spazi confinati, come tunnel, pozzi, cisterne o condotti.

In questi contesti, la claustrofobia può aumentare il rischio di incidenti. Un lavoratore in preda al panico potrebbe avere difficoltà a seguire le procedure di sicurezza, a comunicare efficacemente con i colleghi o a reagire prontamente in caso di emergenza.

La claustrofobia può anche indurre comportamenti rischiosi, come cercare di fuggire da un ambiente chiuso in modo precipitoso, mettendo a repentaglio la propria incolumità e quella degli altri.

  • Impatto sulla salute mentale

Oltre ai rischi immediati per la sicurezza, la claustrofobia sul lavoro può avere un impatto negativo sulla salute mentale del lavoratore.

La paura costante di doversi confrontare con spazi chiusi può generare stress cronico, ansia anticipatoria, depressione e altri disturbi d’ansia. Questi problemi possono compromettere la qualità della vita lavorativa e personale, portando a assenteismo, difficoltà relazionali e, nei casi più gravi, all’abbandono del lavoro.

Ripercussioni sull’azienda

La claustrofobia di un dipendente può avere conseguenze negative anche per l’azienda. Oltre all’aumento del rischio di incidenti e infortuni, possono verificarsi cali di produttività, errori, ritardi nella consegna dei lavori e un clima lavorativo teso.

Inoltre, l’azienda potrebbe essere chiamata a rispondere legalmente in caso di incidenti causati dalla claustrofobia di un dipendente, con conseguenti costi economici e danni d’immagine.

Importanza della prevenzione e della gestione

Per tutti questi motivi, la prevenzione e la gestione della claustrofobia sul lavoro sono di fondamentale importanza.

Le aziende devono valutare attentamente i rischi presenti nei luoghi di lavoro, informare e formare i dipendenti sui sintomi della claustrofobia e sulle strategie di gestione.

Attraverso il Medico Competente e una specifica e corretta Sorveglianza Sanitaria il datore di lavoro deve adottare misure preventive per ridurre al minimo l’esposizione a spazi chiusi e offrire supporto psicologico ai lavoratori che ne hanno bisogno.

Solo in questo modo è possibile tutelare la salute e la sicurezza dei dipendenti e garantire un ambiente di lavoro sereno e produttivo.

Una donna lavoratrice, giovane, asiatica, intenta a compilare un questionario claustrofobia, compilandolo con attenzione.

Conclusioni Questionario Claustrofobia: che cos’è e a cosa serve

Ad oggi, in Italia non esiste una versione ufficialmente validata del questionario claustrofobia “Claustrophobia Questionnaire” (CLQ) utilizzato prevalentemente in contesti di ricerca e di pratica clinica. Alcuni studi https://sipiss.it/wp-content/uploads/Claustrophobia_PDF.pdf, comunque, ne considerano la versione italiana affidabile e valida per indagare la paura claustrofobica, anche in Medicina del Lavoro.

Il Questionario Claustrofobia è volto a valutare, nell’ ambito di due sottoscale di valutazione “Soffocamento” e “Restrizione”, il grado di ansietà, da 0 (per niente ansioso) a 4 (estremamente ansioso). La domanda “Quanto ansioso ti sentiresti in questi luoghi o situazioni?” è declinata in varie circostanze, come ad esempio “Aspettare per 15 minuti in un aereo a terra con le porte chiuse” oppure “Trovarsi su un treno affollato che si ferma tra due stazioni”.

Ad oggi, in medicina del lavoro, la diagnosi di claustrofobia si basa sul colloquio con il Medico Competente, che pone al lavoratore una serie di domande, a cui egli è tenuto a rispondere con un’ autovalutazione.

I quesiti sono sempre del tipo “Ti senti ansioso in determinate situazioni costrittive o luoghi particolarmente angusti?” o simili.

Questi possono essere strumenti validi per valutare la paura claustrofobica del lavoratore e per certificarne o meno l’ idoneità a svolgere determinati compiti e specifiche mansioni.

 


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