STRESS LAVORO CORRELATO: 9 ASPETTI CHIAVE PER UNA GESTIONE EFFICACE

Stress Lavoro Correlato:

Lo Stress Lavoro Correlato dalla corretta valutazione del rischio alla tutela della salute del dipendente; una guida per scoprire i sintomi, le patologie connesse (come il Burnout).


Nel panorama della medicina e sicurezza sul lavoro, il benessere psicofisico dei dipendenti è un tema cruciale. 

Lo stress lavoro correlato non è una semplice sensazione di stanchezza o pressione passeggera, ma una condizione specifica, riconosciuta a livello normativo, che richiede una gestione attenta e professionale. 

Questa condizione di squilibrio si manifesta quando le richieste poste dall’organizzazione lavorativa superano le risorse o le capacità del lavoratore di farvi fronte. 

È essenziale comprendere che lo stress, se non gestito, può evolvere in vere e proprie patologie fisiche, psicologiche e sociali.

COSA SI INTENDE CON IL TERMINE STRESS LAVORO CORRELATO?
CHI DEVE EFFETTUARE LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO STRESS LAVORO CORRELATO?
A CHI RIVOLGERSI PER STRESS LAVORO CORRELATO?
OGNI QUANTO VA AGGIORNATA LA VALUTAZIONE RISCHIO STRESS LAVORO CORRELATO?
COME CAPIRE SE SOFFRO DI STRESS LAVORO CORRELATO?
COME DIMOSTRARE LO STRESS LAVORO CORRELATO?
QUAL'È LA DIFFERENZA TRA MOBBING E STRESS LAVORO CORRELATO?
QUALI SONO LE MALATTIE CAUSATE DALLO STRESS LAVORO CORRELATO?
COS’È LA SINDROME DA BURNOUT?
CONCLUSIONI: STRESS LAVORO CORRELATO

Cosa si intende con il termine stress lavoro correlato?

Nel panorama della sicurezza aziendale odierna, pochi temi sono dibattuti quanto il benessere psicofisico dei dipendenti. 

Non si tratta semplicemente di “essere stanchi” o “sotto pressione”. È una condizione specifica, riconosciuta a livello normativo, che richiede una gestione attenta e professionale.

Secondo l’Accordo Europeo del 2004 (recepito in Italia nel 2008), lo stress lavoro correlato è definito come una condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale.

Questa condizione si manifesta quando le persone non si sentono in grado di superare il gap tra le richieste o le aspettative poste loro dall’organizzazione lavorativa e le risorse o capacità di cui dispongono per farvi fronte.

In sintesi, lo stress non è la malattia, ma la reazione a una pressione eccessiva e prolungata. Se non gestita, questa reazione può evolvere in patologia. I fattori scatenanti possono essere molteplici:

  • Carichi di lavoro eccessivi o scadenze impossibili.
  • Mancanza di autonomia decisionale.
  • Relazioni conflittuali con colleghi o superiori.
  • Insicurezza lavorativa o cambiamenti organizzativi mal gestiti.
Stress Lavoro Correlato: Medico Competente (uomo o donna) in camice, seduto di fronte a una scrivania, mentre ascolta empaticamente un lavoratore. La scena deve trasmettere riservatezza e professionalità nella medicina del lavoro.

Chi deve effettuare la valutazione del rischio stress lavoro correlato?

Spesso si commette l’errore di pensare che sia un compito esclusivo di un singolo professionista (come lo psicologo o l’RSPP), ma la normativa è chiara: la valutazione dello stress lavoro correlato non è un atto solitario, ma un processo corale che coinvolge diverse figure della prevenzione e della medicina del lavoro.

La risposta normativa primaria è univoca: l’obbligo ricade interamente sul Datore di Lavoro. La valutazione di tutti i rischi, incluso quello da stress lavoro-correlato, è un obbligo non delegabile

Questo significa che il Datore di Lavoro deve promuovere l’attività, approvarne la metodologia e firmare il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR).

Tuttavia, il Datore di Lavoro non agisce da solo.

Deve avvalersi, per legge, della collaborazione di un “Gruppo di Gestione” composto da figure tecniche e sanitarie.

Per effettuare una valutazione corretta ed efficace, il Datore di Lavoro deve coinvolgere:

  1. Il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP): Fornisce la metodologia tecnica e coordina le fasi della valutazione.
  2. Il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS): Deve essere consultato preventivamente per garantire che il punto di vista dei lavoratori sia rappresentato.
  3. Il Medico Competente: Figura centrale per l’analisi dei dati sanitari e degli eventi sentinella.

All’interno del team di valutazione, il medico competente (o medico del lavoro) gioca un ruolo insostituibile. 

La sua partecipazione non è solo formale, ma sostanziale.

A chi rivolgersi per stress lavoro correlato?

Molti lavoratori pensano erroneamente di dover gestire il problema da soli o di potersi rivolgere esclusivamente al proprio medico di famiglia. 

Sebbene il medico curante sia importante, all’interno del contesto aziendale la figura di riferimento principale in azienda è il medico competente colui che periodicamente svolge la visita medica del lavoro.

Ai sensi del D.Lgs 81/08, ogni lavoratore ha il diritto di richiedere una visita medica straordinaria se ritiene che i propri disturbi di salute siano causati dall’attività lavorativa.

Come richiedere la visita?

Non è necessario attendere la visita periodica annuale. 

Puoi inviare una richiesta formale (spesso tramite l’ufficio del personale o direttamente al servizio di medicina del lavoro dell’azienda) chiedendo una visita per “sopraggiunti disturbi ritenuti correlati al lavoro”.

Il medico competente non effettua psicoterapia, ma ha un ruolo fondamentale di diagnosi preventiva e protezione, se dovesse riscontrare una sofferenza legata all’attività professionale, può emettere un giudizio di idoneità con limitazioni o prescrizioni.

Abbiamo scritto un articolo sull’argomento: https://medicolavoro.org/visita-medica-su-richiesta/

Ogni quanto va aggiornata la valutazione rischio stress lavoro correlato?

A differenza di altre scadenze rigide previste dal D.Lgs 81/08, per lo stress lavorativo non esiste una risposta numerica universale (es. “ogni 2 anni”).

La normativa prevede invece un approccio dinamico: la valutazione deve essere sempre attuale e rispecchiare la reale situazione aziendale.

L’articolo 29 del D.Lgs 81/08 stabilisce che il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), inclusa la sezione dedicata allo stress lavoro correlato, deve essere rielaborato immediatamente al verificarsi di specifiche condizioni.

Il medico del lavoro, attraverso le visite periodiche, raccoglie dati anonimi e aggregati. 

Se nota un aumento di patologie stress-correlate (ansia, disturbi del sonno, ipertensione) in un determinato reparto, ha l’obbligo di segnalarlo.

Questa segnalazione rende obbligatorio l’aggiornamento della valutazione, anche se questa era stata fatta solo pochi mesi prima. 

In questo senso, il medico agisce come garante della tempestività dell’intervento.

Come capire se soffro di stress lavoro correlato?

Riconoscere lo stress lavoro correlato non è semplice, perché i suoi sintomi spesso si confondono con la stanchezza quotidiana o con problemi personali. Tuttavia, la medicina del lavoro identifica dei campanelli d’allarme precisi che il corpo e la mente inviano quando l’equilibrio tra le richieste lavorative e le tue risorse si è spezzato.

Eccoti alcuni consigli per aiutarti a decifrare questi segnali e capire quando è il momento di rivolgersi al medico del lavoro.

Ascolta il tuo corpo

Lo stress lavoro correlato non è “essere solo stressati”. È una reazione psicofisica avversa che, se prolungata, porta a conseguenze misurabili sulla salute. Per capire se ne soffri, devi prestare attenzione a tre categorie di sintomi.

Sintomi Fisici (Il corpo parla)

Spesso sono i primi a comparire, ma vengono curati singolarmente senza capirne la causa profonda:

  • Mal di testa frequenti (cefalea tensiva) o emicranie.
  • Disturbi gastrointestinali (gastrite, colite, nausea prima di andare al lavoro).
  • Tensione muscolare cronica (soprattutto collo e spalle).
  • Palpitazioni, tachicardia o senso di oppressione al petto.
  • Disturbi del sonno (insonnia, risvegli notturni, sonno non riposante).
Sintomi Psicologici ed Emotivi
  • Irritabilità eccessiva, scatti d’ira improvvisi o pianto facile.
  • Ansia costante legata alle scadenze o all’ambiente lavorativo.
  • Calo della concentrazione e della memoria (la sensazione di avere la “nebbia mentale”).
  • Senso di inadeguatezza o calo dell’autostima.
  • Apatia e mancanza di motivazione (che può evolvere in Burnout).
Sintomi Comportamentali
  • Tendenza all’isolamento sociale (non voler vedere nessuno dopo il lavoro).
  • Aumento del consumo di alcol, tabacco o cibo (fame nervosa o inappetenza).
  • Assenteismo (prendere molti giorni di malattia) o presenzialismo (andare al lavoro anche se si sta male, ma senza produrre).
L’effetto Weekend

Un metodo empirico, spesso suggerito dagli psicologi del lavoro per capire se l’origine del malessere è professionale, è osservare l’andamento dei sintomi nel tempo.

La figura preposta a valutare clinicamente la tua condizione è il medico competente. Non devi aspettare la visita annuale obbligatoria: il D.Lgs 81/08 ti dà il diritto di richiedere una visita straordinaria se ritieni che i tuoi disturbi siano causati dal lavoro.

Malattia professionale: Un gruppo di colleghi seduti a una riunione, con uno di loro visibilmente stressato, con la testa tra le mani e un'espressione di affaticamento, per illustrare lo stress lavoro-correlato.

Come dimostrare lo stress lavoro correlato?

Per ottenere tutele, riconoscimenti INAIL o risarcimenti, serve costruire un impianto probatorio solido che unisca diagnosi clinica e fatti oggettivi. In questo percorso, la medicina del lavoro e il medico competente svolgono un ruolo di validazione essenziale.

Ecco i passaggi fondamentali per trasformare un sintomo in una prova.

1. La diagnosi medica: il punto di partenza

La prima prova necessaria non è legale, ma sanitaria. Non si può dimostrare lo “stress” (che è una reazione), ma si deve dimostrare la patologia che ne è derivata (es. disturbo dell’adattamento, sindrome ansioso-depressiva, disturbo post-traumatico).

Per fare questo, hai bisogno di referti ufficiali:

  • Certificato del Medico di Medicina Generale: Attesta lo stato di malattia e la necessità di astensione dal lavoro.
  • Relazione di uno Specialista: Un referto di uno psichiatra o psicologo (meglio se di una struttura pubblica come un Centro Psico-Sociale o un Centro per le Patologie da Stress) che diagnostichi la patologia.
2. Il Nesso di Causalità

Avere una diagnosi di ansia non basta. Per parlare di stress lavoro correlato, devi dimostrare il nesso di causalità: devi provare cioè che è stato esclusivamente o prevalentemente il lavoro a causare quella malattia, escludendo fattori vita privata.

È qui che la raccolta delle prove diventa tecnica.

Per dimostrare che l’ambiente di lavoro è “patogeno” (cioè causa malattia), è utile raccogliere:

  • Email e comunicazioni: Messaggi con richieste impossibili, toni aggressivi, o inviati fuori orario lavorativo in modo sistematico (diritto alla disconnessione violato).
  • Report dei turni: Documenti che provano straordinari eccessivi, mancati riposi o carichi di lavoro sproporzionati rispetto al contratto.
  • Modifiche frequenti di mansione: Ordini di servizio che dimostrano demansionamento o spostamenti ingiustificati (spesso legati al mobbing).
  • Testimonianze: Dichiarazioni di colleghi che possono confermare il clima ostile o la disorganizzazione.
3. Il ruolo chiave del Medico Competente

Molti ignorano che una delle prove più forti risiede proprio all’interno dell’azienda, nei registri della medicina del lavoro.

Il medico competente è la figura che conosce i rischi specifici dell’azienda. Rivolgersi a lui è strategico per “ufficializzare” il disagio.

L’art. 41 del D.Lgs 81/08 permette al lavoratore di richiedere una visita se accusa disturbi legati al lavoro.

  • Se durante la visita di sorveglianza sanitaria il medico competente riscontra che i tuoi sintomi sono compatibili con i rischi lavorativi, emetterà un giudizio di idoneità con limitazioni (es. “non idoneo al lavoro notturno per stress” o “idoneo con limitazione del carico di responsabilità”).
  • Questo giudizio è una prova: È un atto formale in cui un professionista della medicina del lavoro attesta che l’ambiente sta nuocendo alla tua salute.

Se l’obiettivo è ottenere il riconoscimento economico e le tutele assicurative, la prova regina è l’iter INAIL. 

A differenza degli infortuni, per lo stress lavoro correlato (considerato malattia tabellata solo in alcuni casi o malattia “costituzionale”), l’onere della prova è a carico del lavoratore.

Il percorso prevede:

  1. Il medico certificatore invia il primo certificato di malattia professionale.
  2. L’INAIL apre l’istruttoria.
  3. L’INAIL richiede all’azienda la Valutazione dei Rischi e può sentire il medico competente per verificare se la sorveglianza sanitaria aveva già evidenziato criticità.
Stress Lavoro Correlato: Primo piano di una donna in piedi, vestita in modo professionale, che guarda fuori da una finestra.

Qual’è la differenza tra mobbing e stress lavoro correlato?

I termini “Mobbing” e “Stress Lavoro Correlato” vengono spesso usati come sinonimi per descrivere un forte disagio in ufficio. Tuttavia, dal punto di vista legale, assicurativo e della medicina del lavoro, sono due concetti profondamente diversi che richiedono tutele e percorsi di dimostrazione distinti.

Confonderli può portare a errori strategici gravi: denunciare per mobbing un’azienda che è “solo” disorganizzata potrebbe portare a perdere una causa, mentre trattare come semplice stress una persecuzione mirata rischia di non proteggere adeguatamente la vittima.

Ecco come distinguere le due condizioni e quale ruolo svolge la sorveglianza sanitaria in questo delicato confine.

Che cos’è lo Stress Lavoro Correlato?

Come definito dall’Accordo Europeo, lo stress lavoro correlato è una condizione di squilibrio che si verifica quando le richieste lavorative superano le capacità del lavoratore di affrontarle.

La caratteristica fondamentale è l’assenza di intenzionalità lesiva. Nello stress, il datore di lavoro non vuole “fare del male” al dipendente. 

Il malessere deriva da una cattiva gestione organizzativa: carichi di lavoro eccessivi, scadenze irrealistiche, mancanza di chiarezza nei ruoli o strumenti inadeguati. 

È un problema strutturale, non personale. Spesso, infatti, colpisce interi reparti o gruppi di lavoro, non un singolo individuo.

Che cos’è il Mobbing?

Il Mobbing (dall’inglese to mob, assalire) è invece una forma di violenza psicologica. 

Si caratterizza per una serie di comportamenti aggressivi e persecutori, esercitati in modo sistematico e duraturo contro un lavoratore specifico.

Gli elementi chiave che lo differenziano dallo stress sono due:

  1. Il bersaglio singolo: Mentre lo stress colpisce “a pioggia”, il mobbing è un “tiro al bersaglio” contro una persona specifica.
  2. L’intento persecutorio (Dolo): C’è una precisa volontà (del capo o dei colleghi) di emarginare, umiliare o espellere la vittima dal contesto lavorativo.

Quali sono le malattie causate dallo stress lavoro correlato?

Quando si parla di stress lavoro correlato, l’errore più comune è pensarlo come una semplice sensazione di stanchezza o nervosismo passeggero. In realtà, la letteratura scientifica e la medicina del lavoro confermano che lo stress cronico è un potente fattore patogeno: se non gestito, può evolvere in vere e proprie malattie, alcune delle quali invalidanti.

Patologie della sfera Psichica ed Emotiva

Sono le prime a manifestarsi e spesso le più difficili da ammettere per il lavoratore. L’esposizione prolungata a tensioni lavorative può sfociare in:

  • Disturbo dell’Adattamento: È la diagnosi più frequente in ambito lavorativo. Si manifesta con ansia, umore depresso e preoccupazione eccessiva in risposta diretta agli eventi stressanti (mobbing, carichi eccessivi).
  • Sindrome da Burnout: Sebbene non sia ancora classificata come malattia medica a sé stante in tutte le diagnosi, l’OMS la riconosce come fenomeno occupazionale. È il collasso emotivo totale: esaurimento, cinismo verso il lavoro e crollo dell’efficacia professionale.
  • Disturbi d’Ansia Generalizzata e Attacchi di Panico: Improvvise crisi di tachicardia e paura che possono verificarsi prima di entrare al lavoro o durante lo svolgimento delle mansioni.
  • Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD): Più raro, ma possibile in lavori ad alto rischio (sanità, forze dell’ordine, soccorso) o in vittime di gravi episodi di violenza o mobbing estremo.
Patologie Psicosomatiche

Il corpo umano reagisce allo stress lavoro correlato rilasciando ormoni come cortisolo e adrenalina. Se questa attivazione è costante, gli organi iniziano a soffrire.

Le malattie fisiche più comuni rilevate durante la sorveglianza sanitaria includono:

Apparato Cardiovascolare

È il bersaglio preferito dello stress. Si riscontra un aumento del rischio di:

  • Ipertensione arteriosa (spesso “ipertensione da camice bianco” o legata ai giorni lavorativi).
  • Aritmie e palpitazioni.
  • Nei casi più gravi, aumentato rischio di eventi ischemici (infarti) in soggetti predisposti.
Apparato Gastrointestinale

L’intestino è il nostro “secondo cervello” e risente immediatamente delle tensioni:

  • Gastriti e Reflusso Gastroesofageo.
  • Sindrome del Colon Irritabile (IBS): Coliti frequenti che peggiorano nei periodi di picco lavorativo.
  • Ulcere peptiche.
Apparato Muscoloscheletrico

La tensione nervosa si traduce in tensione muscolare costante, portando a:

  • Cefalee tensive ed emicranie.
  • Lombalgie e cervicalgie croniche (non dovute solo alla postura, ma alla contrattura da stress).
Apparato Cutaneo

La pelle spesso manifesta ciò che la voce non dice:

  • Dermatiti da stress.
  • Psoriasi (riacutizzazioni).
  • Alopecia (perdita di capelli a chiazze).
Disturbi Comportamentali

Lo stress altera anche il nostro stile di vita, innescando circoli viziosi dannosi:

  • Disturbi del sonno (insonnia o risvegli precoci).
  • Disturbi dell’alimentazione (fame compulsiva o inappetenza).
  • Aumento dell’uso di sostanze (fumo, alcol, psicofarmaci) come meccanismo di compensazione (coping disfunzionale).

Cos’è la Sindrome da Burnout?

La Sindrome da Burnout è un fenomeno sempre più riconosciuto e studiato nel panorama della medicina del lavoro

Non è un semplice stato di stanchezza, ma una vera e propria sindrome, ufficialmente riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come un fenomeno correlato al lavoro che non è classificato come condizione medica.

La Sindrome da Burnout è il risultato di uno stress lavoro correlato cronico, gestito in modo inefficace, che porta all’esaurimento delle risorse fisiche ed emotive del lavoratore.

1. La definizione della Sindrome da Burnout

L’OMS definisce il Burnout come una sindrome concettualizzata come derivante dallo stress lavoro correlato cronico che non è stato gestito con successo. La sindrome si manifesta attraverso tre dimensioni principali che si sviluppano progressivamente:

Le tre dimensioni del Burnout:

  1. Esaurimento Emotivo: Sentirsi svuotati di energie, emotivamente e fisicamente. È la sensazione di non avere più nulla da dare a livello psicologico.
  2. Cinismo o Depersonalizzazione: Sviluppo di sentimenti negativi, distacco e indifferenza verso il proprio lavoro, i colleghi e i destinatari del servizio (clienti o pazienti).
  3. Ridotta Efficacia Professionale: Tendenza a valutare negativamente le proprie capacità lavorative e a non sentirsi più in grado di raggiungere obiettivi professionali (calo dell’autostima lavorativa).

A differenza dello stress lavoro correlato generico, che può essere passeggero e risolversi, il Burnout è uno stato di collasso cronico che richiede spesso un intervento multidisciplinare specialistico.

Conclusioni: Stress lavoro correlato

Lo stress lavoro correlato non è un problema di natura soggettiva o un semplice segno di debolezza, ma una condizione specifica, riconosciuta e normata, che può evolvere in vere e proprie patologie fisiche e psichiche gravi, come la Sindrome da Burnout

Dalle gastriti croniche all’ipertensione, fino all’esaurimento emotivo, il corpo e la mente inviano segnali inequivocabili quando l’ambiente lavorativo supera le risorse del dipendente.

La gestione di questo rischio non può limitarsi a un mero adempimento burocratico. Richiede un approccio dinamico e multidisciplinare, dove il Datore di Lavoro ha l’obbligo non delegabile di agire, avvalendosi della collaborazione fondamentale di figure esperte. 

Il medico competente è in questo senso il garante della salute, intervenendo non solo in fase di diagnosi, ma anche come “sentinella” per l’aggiornamento costante della valutazione del rischio, grazie ai dati raccolti attraverso la sorveglianza sanitaria.

Che il disagio derivi da una disorganizzazione strutturale (lo stress classico) o da una persecuzione mirata (il mobbing), la via d’uscita passa sempre attraverso la formalizzazione del problema. 

Riconoscere i sintomi e rivolgersi tempestivamente al medico competente è il primo passo per trasformare un disagio individuale in un’opportunità di miglioramento collettivo, facendo della medicina del lavoro l’alleato indispensabile per un ambiente di lavoro sano e produttivo.


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