green pass e privacy

GREEN PASS E PRIVACY IN AZIENDA: QUALI DATI PERSONALI SONO VISIBILI?

Quali dati sensibili sono contenuti all’interno del green pass?

Il green pass sta diventando uno strumento sempre più necessario e dall’utilizzo quotidiano nelle nostre vite.

Molte persone si domandano legittimamente come funziona il meccanismo di lettura dei dati della Certificazione Verde e quali informazioni personali sono visibili tutte le volte che “scansioniamo” il nostro telefonino, (o per i meno tecnologici), il QR code cartaceo per accedere all’interno della gran parte dei luoghi al chiuso.

Come sapete, dal 15 ottobre, il green pass sarà obbligatorio per tutte le categorie di lavoratori per accedere in Azienda, e il suo utilizzo sarà all’ordine del giorno per più di 20 milioni di italiani.

Se ti sei perso questa novità importantissima leggi il nostro articolo “Green pass obbligatorio sul lavoro”.

Perciò, quanto meno, vediamo di capire come funziona il trattamento dei dati contenuti nel QR code del green pass e se la nostra privacy sarà protetta.

Indice:
COS’È IL QR CODE
QUALI DATI CONTIENE IL GREEN PASS
TRATTAMENTO DEI DATI DEL GREEN PASS
CHI LEGGE IL MIO GREEN PASS
CONSERVAZIONE DEI DATI
GREEN PASS E MEDICO COMPETENTE

Cos’è il QR code

Il QR Code, o Quick Response Code, è un “codice a risposta veloce” inventato per essere velocemente letto da una fotocamera e contiene al suo interno determinate informazioni sotto forma di “quadratini”.

Il QR Code è una tecnologia sicura di cui il primo utilizzo risale al 1994.

Non l’avresti mai detto vero? A quei tempi fu creato per identificare pezzi di automobili importati dal Giappone.

qr code

Quali dati sono contenuti nel green pass

Il QR code del green pass contiene al suo interno solo dati strettamente essenziali per rispondere alla funzione per cui è stato creato:

I dati includono:

  1. nome e cognome della persona,
  2. data di nascita,
  3. soggetto che ha rilasciato la Certificazione,
  4. identificativo univoco della Certificazione.

Chi ha ottenuto il green pass effettuando la vaccinazione avrà incluso nel suo documento anche il tipo di vaccino somministrato, il numero di dosi ricevute e la data di vaccinazione.

Chi si è sottoposto al tampone avrà un documento che contiene il tipo di test (molecolare o antigenico), la data, l’ora, il luogo in cui è stato svolto e il risultato.

Il green pass di chi è guarito dalla malattia, invece, conterrà il certificato di guarigione da Covid-19 e nient’altro più che la data del test positivo con il periodo di validità.

Trattamento dei dati contenuti nel green pass

Il GPDP – Garante della protezione dei dati personali – si è espresso in materia per chiarire tutte le questioni relative al trattamento dei dati sensibili contenuti nel green pass.

Ha infatti dichiarato che questo strumento è da ritenersi legittimo:
“nella misura in cui si limiti ai soli dati effettivamente indispensabili alla verifica della sussistenza del requisito soggettivo in esame – cioè – (titolarità della certificazione da vaccino, tampone o guarigione), alle operazioni a tal fine necessarie e segua le modalità indicate dal dPCM 17 giugno 2021”

Ossia il dPCM che prevedeva l’obbligo del green pass per accedere ai luoghi al chiuso, nelle RSA, partecipare a eventi e cerimonie o per spostarsi tra le Regioni.

Per l’appunto, i soli dati indicati all’interno della Certificazione Verde sono proprio il codice dell’avvenuta somministrazione del vaccino, o codice del tampone effettuato, o della certificata guarigione, a seconda dei casi, e le nostre generalità (nome, cognome e data di nascita), né più né meno.

ANMA – Associazione Nazionale Medico Competenti – ci ricorda inoltre attraverso una Nota Associativa, che il rilascio di green pass può avvenire solo ed esclusivamente dalla Piattaforma nazionale Digital Green Certificate, gestita direttamente dal Ministero della Salute, che è anche l’unico titolare del trattamento dei dati.

Chi legge il mio green pass

Come stabilito dal Garante della Privacy la verifica della validità della Certificazione Verde deve essere effettuata attraverso misure idonee e sicure, al fine di garantire la riservatezza dei dati.

Proprio per questo il green pass può essere verificato tramite la sola app VerificaC19, unica app ufficiale sviluppata dal Ministero della Salute.

L’app VerificaC19 è stata progettata in modo tale da non rendere visibili i dati sanitari durante la procedura di controllo e non comporta in alcun caso la raccolta dei dati sensibili della persona.

Recentemente Inps ha lanciato inoltre un nuovo servizio per il controllo digitale delle Certificazioni destinato alle Aziende con più di 50 dipendenti, chiamato “Greenpass 50+”.

green pass e privacy: app verifica C19 la rende sicura

Conservazione dei dati del green pass

Per rendere ancora più sicura la nostra privacy è stato tassativamente vietato agli esercenti delle attività commerciali o di chiunque sia in situazione tale da dover controllare le Certificazioni Verdi la conservazione dei dati personali contenuti all’interno del documento.

Sono quindi vietate la registrazione o la trascrizione delle informazioni in qualsiasi forma, che si tratti di un green pass digitale o cartaceo, poiché la conservazione comporterebbe il rischio del verificarsi di operazioni illegali.

L’unico soggetto legittimato alla conservazione dei dati è il Ministro della Salute.

La conservazione dei dati, in ogni caso, terminerà con lo scadere del periodo di validità della Certificazione Verde.

Aggiornamento 10/11/2021: le ultime indicazioni dal Governo prevedono l’eliminazione del controllo giornaliero del green pass qualora il lavoratore voglia consegnare direttamente una copia della propria Certificazione Verde al datore di lavoro.
Per saperne di più consulta il nostro ultimo articolo qui.

Green pass e Medico Competente Aziendale

Per chiarire ancora una volta la sicurezza della nostra privacy, dopo la notizia degli ultimi giorni relativa alla pubblicazione del Decreto super green pass, che prevede l’obbligo di esibizione della Certificazione Verde Covid-19 per accedere ai luoghi di lavoro, vi ricordiamo che a effettuare i controlli non sarà il Medico Competente, ma il Datore di lavoro.

Il ruolo del Medico Competente si limiterà come sempre all’aggiornamento delle misure di prevenzione da contagio per la diffusione del Covid-19 (quindi utilizzo mascherina, distanziamento, sanificazione ecc..) da attuarsi sul luogo di lavoro e alla sensibilizzazione sull’importanza della vaccinazione ai lavoratori.

Per approfondire l’argomento leggi anche “Green pass e medico competente”.

La decisione delle modalità con cui effettuare le verifiche all’ingresso dell’Azienda è affidata ai Datori di lavoro, e saranno comunque stabilite entro il 15 ottobre, data in cui partirà l’obbligo del decreto.

Per ora possiamo solo anticiparvi che si sta riflettendo sull’inserire delle piattaforme informatiche addette ai controlli, proprio come quelle che sono state adottate dalle scuole.


Speriamo di averti chiarito ogni dubbio. Per qualsiasi domanda lascia un commento!

38 commenti su “GREEN PASS E PRIVACY IN AZIENDA: QUALI DATI PERSONALI SONO VISIBILI?”

  1. Buongiorno,
    vorrei chiedere aiuto per capire come comportarmi. Sono lavoratrice dipendente nel pubblico (Università), incinta all’ottavo mese, non vaccinata. Lavoro in smart working continuativo dall’inizio della gravidanza in quanto la mia ginecologa chiese, attraverso un certificato, l’esonero temporaneo al vaccino Covid (senza però indicata la data di scadenza che si desume essere quella del parto) e di accordarmi lo smart working vista la pandemia e visto il mio utilizzo di mezzi pubblici per il raggiungimento del luogo di lavoro (50 km da casa). Il certificato e le mie motivazioni furono valutate dal medico competente che mi catalogò come lavoratrice fragile visto il mio stato di gravidanza. Non ho un certificato di esenzione rilasciato da un medico vaccinatore in quanto, quando mi è stato rilasciato il certificato (fine agosto), era considerato valido anche il certificato cartaceo rilasciato da uno specialista e poi ci sono state le relative proroghe. Tuttavia, seguo le regole dei non vaccinati ma ho l’esonero di frequentare il luogo di lavoro. Ora che dal primo febbraio è stato introdotto l’obbligo vaccinale per tutto il personale universitario, anche per chi lavora in smart working, non so cosa devo fare. E’ possibile che mi venga richiesto ora il super green pass anche se, di fatto, lavoro solo da casa e non può essere considerato come luogo di lavoro a rischio contagio? Oppure con la decisione del medico competente si da’ per scontato che sono esonerata dall’esibire il super green pass in quanto definita lavoratrice fragile? Inoltre, potrei andare già in maternità obbligatoria da fine gennaio ma vorrei richiedere il posticipo di un mese per utilizzarlo dopo il parto, tuttavia temo che solo per questo mese rimasto mi venga richiesto l’obbligo vaccinale. Grazie se saprete aiutarmi.

    1. Isa, la vaccinazione è obbligatoria per il personale sanitario. Devi farti fare l’esenzione dal medico vaccinatore oppure fare il vaccino.
      Domanda 2: no, il medico competente deve attenersi alle norme, quindi devi iniziare la procedura di vaccinazione (o esonero).
      domanda 3: l’obbligo è a prescindere.

  2. Buongiorno compirò 67 anni tra poco. Lavoro in smartw permanente fino al pensionamento per raggiunti limiti di età. Sono stata sottoposta a visita medica legale dove appunto hanno consigliato lo smartw per età e patologie. Sono obbligata a fare il vaccino, nonostante la reazione avversa avuta dopo la 1a dose nel giugno ’21? Non mi reco sul posto di lavoro, sono perfettamente attiva da casa. Grazie. Distinti saluti.

  3. buon giorno
    mi chiamo luca sono stato incaricato dalla mia azienda a controllare il green pass dei colleghi in entrata e mi hanno detto che devo usare il mio telefono e scaricare la app di verifica .la normativa mi tutela a usare il mio telefono personale o dovrei usare un dispositivo aziendale ?
    grazie Lucaq

    1. Luca, chieda al suo datore di lavoro un altro apparato se non vuole usare il suo…
      Comunque non succede proprio nulla al suo cellulare. Cosa teme?

  4. Scusate una curiosità (che mi pare aver già sentito verificarsi)…
    Se accedo in azienda con il pass di qualcun altro, (e chi mi verifica all’ingresso è ancora “addormentato” e non si accorge, oppure passo da un tornello automatico non presidiato), poi nome/cognome errati restano memorizzati nella App e possono essere ripescati successivamente per una contestazione, oppure passata la giornata in questione è tutto resettato e nessuno può più obiettare nulla?
    Perchè teoricamente ripescare i dati a posteriori andrebbe a violare l’obbligo di non registrare nulla…
    Grazie. Cordiali saluti.

    1. Manuel, è un reato. Se succede qualcosa e si scopre una cosa del genere, se ne risponderà in giudizio.
      La privacy ha un limite che le forze dell’ordine e i giudici possono superare quando vogliono (a fronte di una indagine).

  5. ho avuto il virus a gennaio 2021 e dopo la quarantena ho effettuato due successive vaccinazioni ( una a maggio e l’altra a novembre), dopo la seconda vaccinazione ho ricevuto una prima certificazione con la dicitura numero della dose effettuata 2/2 e validità 12 mesi, dopo una decina di giorni ho ricevuto una seconda certificazione dose 2/1 e validità 270 giorni (nove mesi) cosa è cambiato e perchè??? mi trovo un pò confuso !!!

  6. Buongiorno,
    Sono una farmacista in gravidanza al primo trimestre e se non ho capito male chiunque non è vaccinato con la terza dose non può lavorare in farmacia.
    Il mio medico di base ha detto che può farmi un certificato cartaceo temporaneo per esenzione da vaccino, ma mi ha detto che non è malattia.
    In questo caso io ho lo stesso diritto allo stipendio? Il datore di lavoro mi ha detto che sono fatti miei con l’ordine dei farmacisti o con la asl e che per loro potrei lavorare lo stesso…

    1. Francesca, è spiegato abbastanza bene nel decreto legge 172, art. 1 comma 3 (lo trovi linkato in queste pagine).
      Il datore di lavoro ha detto bene.
      riguardo alla pericolosità del vaccino nel primo trimestre di gravidanza ti invito a leggere la circolare apposita.

      Riporto le indicazioni:

      il Ministero della salute raccomanda la vaccinazione anti SARS-CoV-2/COVID-19, con vaccini a mRNA, alle donne in gravidanza nel secondo e terzo trimestre e per le donne che allattano, senza necessità di sospendere l’allattamento.

      Per quanto riguarda la vaccinazione nel primo trimestre, sebbene la vaccinazione possa essere considerata sicura in qualsiasi periodo della gravidanza, sono ancora poche le evidenze. Le donne che desiderino vaccinarsi nel primo trimestre devono valutare rischi e benefici insieme al proprio medico.

      Il target prioritario per la vaccinazione in gravidanza sono le donne a maggior rischio di contrarre l’infezione da SARS-CoV-2 (es. professioniste sanitarie, caregiver) e/o a maggior rischio di sviluppare una malattia grave da COVID-19 (donne con fattori di rischio come età> 30 anni, BMI>30, comorbidità come diabete e ipertensione, cittadinanza di Paesi ad alta pressione migratoria).

      Si sottolinea che, se una donna vaccinata scopre di essere in gravidanza dopo aver già ricevuto il vaccino, non c’è evidenza in favore dell’interruzione della gravidanza. Inoltre, se una donna scopre di essere in gravidanza tra la prima e la seconda dose del vaccino può considerare di ritardare la seconda dose fino al secondo trimestre.

      È raccomandata la vaccinazione dei conviventi per limitare ulteriormente il rischio di contagio delle donne in gravidanza e durante l’allattamento.

      Se sei in gravidanza o in allattamento e decidi di vaccinarti parlane con il tuo medico. Il personale sanitario è tenuto a illustrare nella maniera più chiara possibile il rapporto tra rischi e benefici, così da permettere a ogni donna di prendere la decisione più appropriata per il proprio caso.

  7. Buongiorno, vorrei sapere sulla base di quali patologie, eccetto allergie verificabili solo dopo avvenuta vaccinazione, si può essere esentati dalla somministrazione del vaccino stesso.

          1. Ho letto di un ragazzetto che girava col green pass del papà. Al momento sei controlli, se ne sono accorti, dunque si vede tutto ! (nome, cognome, età ). È così o no?

        1. La mia azienda non effettua tampone ma lascia libero arbitrio al lavoratore di sottoporsi al tampone quindicinale, e a sorpresa effettua controlli del G.P… Ma questo è un altra storia.. La mia domanda è, può una volta aver scansionato il codice trascrivere I dati Sensibili Nome Cognome e Reparto su un taquino?

  8. In certe aziende dove vado a scaricare, dopo la scansione del green pass, viene trascritto su un registro cartaceo il mio nome, cognome e azienda per la quale lavoro… È legale?

  9. Il mio datore di lavoro pretende di avere il mio green pass cartaceo da conservare in azienda. Io gli ho detto che non è corretta questa richiesta per motivi di privacy e che io sono tenuta solo a esibire il qr code e lui a verificarlo. Chi ha ragione?

  10. Posso lasciare il mio green pass (solo il QR code) presso il datore di lavoro, con mio consenso? A me non sembra che il deposito del solo QR code possa considerarsi una “registrazione” di dati sensibili.

    1. Chiara, no.
      I dati del green pass SONO sensibili, vanno conservati con cura, non esposti, non ceduti, non registrati.
      Al datore di lavoro è VIETATO conservarli.

      …non capisco a che pro lasciare in giro il proprio green pass…

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