DVR: cos’è il Documento di Valutazione dei Rischi e come si redige senza errori

DVR

Ultimo aggiornamento: 23/09/2026

DVR: Contenuti obbligatori, chi lo firma, i 90 giorni per le nuove imprese, gli esoneri reali e gli errori che rendono un DVR indifendibile davanti a un’ispezione.

Il DVR è un documento in cui deve essere indicata la mappatura completa dei rischi presenti in un’azienda.

Il DVR è obbligatorio per tutte le imprese e gli enti, pubblici o privati, comprese la Polizia, le Forze Armate, enti della Pubblica Amministrazione, le Università e tutti gli Istituti di Educazione ed Istruzione.

NOVITA' 2025 - Accordo Stato-Regioni 17/04/25
Ecco un riassunto delle novità introdotte dall'Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 in punti chiave:

- Documento Valutazione dei Rischi DVR come Strumento Strategico: Il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) diventa ancora di più il perno centrale per una cultura della sicurezza efficace e uno strumento operativo strategico.
- Formazione Basata sul DVR: La formazione specifica dei lavoratori deve essere costruita sulla base dei rischi individuati nel DVR e deve mirare ai rischi specifici dell'attività.
- Progettazione dei Corsi: La progettazione dei corsi deve basarsi su gruppi omogenei di lavoratori esposti agli stessi rischi, come indicato nella valutazione dei rischi.
- Attività Pratica con Documento Valutazione dei Rischi DVR : L'Accordo include l'esercitazione pratica di strutturare un DVR per un caso concreto.
- Ruolo del Datore di Lavoro: Si enfatizza la responsabilità e consapevolezza del datore di lavoro nel promuovere un sistema formativo coerente con la realtà aziendale.
- Personalizzazione della Formazione: Ogni percorso formativo deve essere personalizzato e calibrato su obiettivi concreti e mansioni specifiche.
- DVR per la Documentazione della Formazione: Il Documento Valutazione dei Rischi deve includere un paragrafo dedicato alla formazione per la tracciabilità e il miglioramento continuo.
- Obiettivi Formativi Chiari: Ogni corso deve indicare esplicitamente le conoscenze (sapere), le abilità (saper fare) e gli atteggiamenti (saper essere) da promuovere.
- Aggiornamento del DVR Obbligatorio: L'aggiornamento del Documento Valutazione dei Rischi è fondamentale e richiesto ogni volta che cambiano le condizioni di lavoro (nuove mansioni, macchinari, modifiche organizzative, ecc.).

In questo articolo cerchiamo di capire meglio insieme in che cosa consiste il Documento Valutazione dei Rischi, che più spesso troviamo citato con la sigla DVR.

Indice:
COS'è IL DVR?
COSA DEVE CONTENERE IL DVR SECONDO L'ART. 28
CHI REDIGE IL DVR: UN OBBLIGO CHE IL DATORE DI LAVORO NON PUÒ DELEGARE
PER CHI È OBBLIGATORIO IL DVR E CHI NE È REALMENTE ESONERATO
QUANDO REDIGERE E AGGIORNARE IL DVR: I 90 GIORNI E LE OCCASIONI DI REVISIONE
GLI ERRORI PIÙ FREQUENTI NEI DVR E COSA RISCHIA L'AZIENDA
FAQ

Cos’è il DVR -Documento Valutazione dei Rischi?

Il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) è l’atto con cui il datore di lavoro mette per iscritto quali pericoli esistono nella sua azienda, quanto sono gravi, chi vi è esposto e cosa intende fare per ridurli.

Introdotto dal D.Lgs. 626/1994, trova oggi la sua disciplina negli articoli 28 e 29 del D.Lgs. 81/2008, il Testo Unico sulla salute e sicurezza, più volte modificato negli anni: l’intervento più recente è il D.L. 159/2025, che ha inasprito l’apparato sanzionatorio e introdotto la patente a crediti.

Noi di Medicolavoro.org abbiamo riepilogato le novità in Aggiornamento 2025 del D.Lgs. 81/08, e conviene rileggerle prima di mettere mano a un DVR.

Un dato che ci colpisce ogni volta è il divario tra la mole di carta prodotta e i numeri reali degli infortuni.

Nel 2025 l’INAIL ha registrato 597.710 infortuni denunciati, in crescita dell’1,4% rispetto al 2024, 1.093 decessi e 98.463 malattie professionali denunciate, +11,3% sull’anno precedente, con il 75,4% rappresentato da patologie muscolo-scheletriche.

Sono proprio i rischi ergonomici e da sovraccarico biomeccanico quelli che nei DVR troviamo liquidati in tre righe.

DVR: Un datore di lavoro che esamina un DVR aggiornato in un ambiente di lavoro, con lavoratori che seguono le procedure di sicurezza.

Qual è il contenuto del Documento Valutazione dei Rischi

L’art. 28 del D.Lgs. 81/2008 non lascia margini di fantasia: il DVR deve contenere almeno sei elementi.

  • una relazione sulla valutazione di tutti i rischi presenti, con la specificazione dei criteri adottati;
  • l’indicazione delle misure di prevenzione e protezione attuate e dei dispositivi di protezione individuale adottati;
  • il programma delle misure di miglioramento nel tempo, con una scansione temporale credibile;
  • l’individuazione delle procedure per attuare le misure, con i ruoli aziendali che devono provvedere;
  • i nominativi del RSPP, del RLS o RLST e del medico competente che ha partecipato alla valutazione;
  • l’individuazione delle mansioni che espongono i lavoratori a rischi specifici e richiedono capacità professionali, esperienza o formazione adeguate.

Il punto più sottovalutato è il primo: tutti i rischi, nessuno escluso. Significa includere, tra gli altri:

  • stress lavoro-correlato;
  • rischi psicosociali;
  • rischio da esposizione al caldo;
  • rischi legati all’organizzazione del lavoro;
  • differenze di genere, età e provenienza dei lavoratori.

Noi di Medicolavoro.org abbiamo dedicato guide specifiche a Stress Lavoro Correlato e al Rischio Psicosociale, e la conclusione era chiara: sono i rischi che si valutano peggio perché non si vedono.

Per il metodo di identificazione rimandiamo a Rischio sul Lavoro: cos’è e come identificarlo, mentre la scelta e la gestione dei dispositivi è trattata in DPI: Dispositivi di Protezione Individuale.

Sul metodo insistiamo sempre, perché cambia il risultato. Uno studio pubblicato nel 2025 su PubMed Central da Magnavita e colleghi, dedicato alla violenza sul lavoro nel personale infermieristico, mostra come lo strumento di raccolta dei dati incida sull’accuratezza della stima del risch.

Tradotto in pratica: un DVR costruito su una checklist generica sottostima ciò che un questionario mirato o un sopralluogo strutturato farebbe emergere.

documento valutazione dei rischi: Un lavoratore che indossa dispositivi di protezione individuale (DPI) e segue le istruzioni di sicurezza, basate sul DVR, in un ambiente industriale.

Chi redige il DVR: un obbligo che il datore di lavoro non può delegare

Questa è la domanda che riceviamo più spesso, e la risposta sorprende ancora molti imprenditori: il DVR lo redige il datore di lavoro, e la valutazione dei rischi è un obbligo che la legge gli attribuisce in via personale, senza possibilità di delega. Può farsi assistere, deve farsi assistere, ma non può scaricare la firma su un consulente esterno.

L’art. 29 del D.Lgs. 81/2008 chiarisce che la valutazione va effettuata in collaborazione con il RSPP e con il medico competente nei casi in cui è prevista la sorveglianza sanitaria, previa consultazione del RLS. È una triangolazione che nella nostra esperienza fa la differenza tra un DVR vivo e un documento di facciata.

Il contributo del medico competente è il tassello che vediamo mancare più spesso: senza il suo giudizio, i rischi per la salute restano descritti in astratto e il protocollo sanitario diventa un copia-incolla. Come Medicolavoro.org ha già illustrato in Il Medico Competente Aziendale, la sua partecipazione alla valutazione dei rischi non è un favore all’azienda ma un obbligo di legge; ed è dal DVR che nasce il protocollo di Sorveglianza Sanitaria dei Lavoratori, con visite e accertamenti calibrati sui rischi effettivi. Per i ruoli intorno al tavolo rimandiamo a RSPP: Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione, a RLS – Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza e a Preposto e Sicurezza sul Lavoro.

documento valutazione dei rischi

Per chi è obbligatorio il DVR e chi ne è realmente esonerato

Il DVR è obbligatorio per ogni azienda che abbia almeno un lavoratore, con qualunque forma contrattuale, compresi apprendisti e tirocinanti.

Non esiste una soglia dimensionale sotto la quale il documento non serve: un’impresa con un solo dipendente ha lo stesso obbligo di una multinazionale, e ci troviamo ancora oggi davanti a titolari convinti del contrario.

L’esonero, previsto dall’art. 21 del D.Lgs. 81/2008, riguarda solo chi lavora senza dipendenti e senza soci lavoratori:

  • i componenti dell’impresa familiare ai sensi dell’art. 230-bis del codice civile;
  • i lavoratori autonomi che compiono opere o servizi secondo l’art. 2222 del codice civile;
  • i coltivatori diretti del fondo;
  • i piccoli imprenditori artigiani e commercianti privi di lavoratori dipendenti.

Attenzione però: l’esonero riguarda DVR, nomina del RSPP, medico competente e sorveglianza sanitaria, non la sicurezza in sé. Questi soggetti restano obbligati a utilizzare attrezzature conformi e DPI adeguati, e nel momento in cui assumono anche un solo lavoratore o operano in cantiere l’esonero cade. È un errore che vediamo pagare caro: basta un contratto stagionale per far scattare tutti gli obblighi descritti in Sicurezza sul Lavoro: la Guida del Datore di Lavoro e in Datore di Lavoro e Medicina del Lavoro.

Quando redigere e aggiornare il DVR: i 90 giorni e le occasioni di revisione

Per le imprese di nuova costituzione l’art. 28 comma 3-bis concede 90 giorni dall’inizio dell’attività per redigere il documento, ma il dettaglio che sfugge quasi sempre è questo: la valutazione dei rischi va effettuata immediatamente, non entro tre mesi. I 90 giorni riguardano solo la stesura formale del DVR. Nel frattempo l’azienda deve già aver nominato il medico competente, avviato la sorveglianza sanitaria e comunicato il nominativo del RSPP.

Il DVR non ha una scadenza annuale, ma va rielaborato ogni volta che qualcosa cambia in modo significativo:

  • modifiche del processo produttivo, dell’organizzazione del lavoro o dei macchinari;
  • introduzione di nuove sostanze, nuove mansioni o nuove tecnologie;
  • infortuni significativi o segnalazioni del medico competente in esito alla sorveglianza sanitaria;
  • evoluzione della tecnica di prevenzione o comparsa di rischi prima non considerati.

L’ultima voce è quella che nella nostra esperienza fa invecchiare i documenti più rapidamente. Il caldo estremo è l’esempio del momento: il progetto WORKLIMATE 2.0 di INAIL e CNR-IBE ha stimato una riduzione degli infortuni tra il 20% e il 40% nelle regioni che hanno adottato ordinanze anti-caldo basate sulla previsione del rischio. Un dato che dovrebbe convincere chiunque a inserire il rischio termico nel proprio DVR, come spieghiamo in Rischio Caldo: Estate Bollente 2026. Lo stesso accadde con il SARS-CoV-2, integrato d’urgenza nei DVR di mezza Italia.

Sulla conservazione la regola è semplice: il DVR, munito di data certa, deve essere custodito presso l’unità produttiva a cui si riferisce ed essere immediatamente disponibile in caso di controllo. Un documento conservato solo nello studio del consulente, in un’altra provincia, vale poco.

Chiariamo infine un equivoco: il Nuovo Accordo Stato-Regioni del 2025 riguarda esclusivamente durata e contenuti dei corsi di formazione, non il DVR. Ne parliamo in Nuovo Accordo Stato-Regioni 2025: quali novità sulla formazione?, ed è bene non citarlo come base normativa del documento.

documento valutazione dei rischi: Una riunione tra datore di lavoro, RSPP e preposto per discutere l'aggiornamento del DVR e pianificare la formazione sulla sicurezza.

Gli errori più frequenti nei DVR e cosa rischia l’azienda

Dopo anni di sopralluoghi, gli errori che ricorrono nei DVR che leggiamo sono sempre gli stessi:

  • il DVR copiato da un modello generico, con rischi che in azienda non esistono e rischi reali assenti;
  • l’assenza del medico competente nella valutazione, con protocollo sanitario scollegato dai rischi;
  • il programma di miglioramento senza date né responsabili, quindi non verificabile;
  • la mancata rielaborazione dopo modifiche di impianti, mansioni o organizzazione;
  • il documento non aggiornato sui nominativi di RSPP, RLS e medico competente.

Le conseguenze non sono teoriche. Nel 2025 l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha effettuato 157.381 accessi ispettivi, riscontrando un tasso di irregolarità del 74,0% e 83.488 illeciti, e la corretta redazione o il mancato aggiornamento del DVR figura tra le criticità più frequenti; nello stesso anno i controlli hanno portato al recupero di oltre 1,29 miliardi di euro tra contributi INPS e premi INAIL evasi.

L’omessa redazione del DVR è punita con arresto o ammenda nell’ordine indicativo dei 3.000-9.000 euro, mentre un DVR incompleto nei contenuti essenziali si colloca intorno ai 3.000-6.000 euro: importi indicativi, perché le sanzioni del D.Lgs. 81/2008 sono soggette a rivalutazione periodica e sono già state aumentate del 15,9% dal 1° luglio 2023 per decreto del Ministero del Lavoro.

FAQ

Il DVR va aggiornato ogni anno?

No. Il D.Lgs. 81/2008 non fissa una scadenza periodica: il documento va rielaborato in caso di modifiche significative del processo produttivo o dell’organizzazione, di infortuni rilevanti, di segnalazioni del medico competente in esito alla sorveglianza sanitaria o di evoluzione della tecnica di prevenzione. Nella nostra esperienza, una revisione almeno annuale resta comunque una buona pratica di gestione.

Posso far scrivere il DVR da un consulente esterno?

Un tecnico può redigerlo materialmente, ma la valutazione dei rischi resta un obbligo personale e non delegabile del datore di lavoro, che firma e risponde. Un documento “chiavi in mano” mai letto dal titolare è il caso che ci troviamo davanti più spesso, e in sede di ispezione è il più difficile da difendere.

Un’azienda con un solo dipendente deve avere il DVR?

Sì. Basta un lavoratore, anche part-time o stagionale, perché scattino l’obbligo di redazione, la nomina del medico competente e l’avvio della sorveglianza sanitaria: ne parliamo in La Sorveglianza Sanitaria dei Lavoratori.

Dove va conservato il DVR?

Presso l’unità produttiva a cui si riferisce, munito di data certa e immediatamente disponibile in caso di ispezione. Averlo solo in cloud o nello studio del consulente, senza copia in sede, è una delle carenze più banali che vediamo contestare.

Cosa rischia chi non ha il DVR?

Arresto o ammenda, con importi indicativi intorno ai 3.000-9.000 euro per omessa redazione e ai 3.000-6.000 euro per un documento incompleto, soggetti a rivalutazione periodica. In caso di infortunio l’assenza del documento pesa anche sul piano della responsabilità civile e penale del datore di lavoro, come ricordiamo in Sicurezza sul Lavoro: la Guida del Datore di Lavoro.


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4 commenti su “DVR: cos’è il Documento di Valutazione dei Rischi e come si redige senza errori”

  1. Un libero professionista senza dipendenti (e quindi senza medico competente) che prende però per un periodo limitato un tirocinante tramite la scuola superiore; come fa ad ottenerlo firmato da un medico del lavoro?

    1. Se il tirocinante è sottoposto a rischi, deve essere sottoposto a visita medica del lavoro, quindi devi fare una nomina di un medico, realizzare un DVR, effettuare la visita anche solo per il tirocinante.
      Per il D. Lgs 81/08 il tirocinante, stagista, anche non retribuito, ma sottoposto ai medesimi rischi di un lavoratore ha i medesimi diritti di sicurezza e salute sul lavoro di un lavoratore.

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