Rachide: quali controlli sono effettuati sulla colonna e, quali lavoratori la richiedono per legge e come l’esito incide sul giudizio di idoneità
Se sei un lavoratore che opera nell’industria dei trasporti, in logistiche o in qualsiasi ambiente di lavoro dove le tue mansioni includono il sollevamento manuale di carichi, un pesante sforzo fisico, l’assunzione di posizioni incongrue o anche l’esposizione prolungata a vibrazioni devi sapere che è tuo diritto effettuare una valutazione clinica di spalle e rachide.
Il Medico Competente d’Azienda, nell’effettuare l’esame analizza le funzionalità della struttura fondamentale del corpo umano che sostiene testa e tronco, che comprende non solo la colonna vertebrale, ma anche le vertebre, i legamenti, i dischi intervertebrali, muscoli, nervi e midollo spinale.
Leggi i nostri precedenti articoli per conoscere gli altri esami medici fondamentali per i lavoratori quali: il Visiotest, l’ ECG, gli Esami Tossicologici, l’Audiometria, o la Spirometria.
Ora, vediamo insieme in cosa consiste la Valutazione clinico-funzionale del rachide e della spalla.
COSA SI INTENDE PER VALUTAZIONE DEL RACHIDE
Nella nostra esperienza di medici del lavoro, la valutazione clinico-funzionale del rachide è uno degli esami più sottovalutati della sorveglianza sanitaria: costa pochi minuti, non richiede apparecchiature, e restituisce informazioni che una radiografia da sola non darebbe mai.
Eppure viene ancora vissuta, in troppe aziende, come un passaggio burocratico da spuntare.
Il rachide è la colonna vertebrale, tratto cervicale, dorsale e lombare, il segmento più esposto ai rischi da sovraccarico biomeccanico nei luoghi di lavoro.
Nel 2025 l’INAIL ha registrato 98.463 denunce di malattia professionale, l’11,3% in più rispetto alle 88.499 del 2024. Di queste, le patologie osteomuscolari e del tessuto connettivo, la famiglia che comprende discopatie, ernie e le altre patologie del rachide, sono la prima causa in assoluto: 64.015 casi, il 75,4% delle denunce con esito definito, in crescita del 10,9% sull’anno precedente.
Tre denunce su quattro riguardano quindi l’apparato muscolo-scheletrico. Una mappatura del rischio professionale curata dalla Sovrintendenza Sanitaria Centrale INAIL, sul quinquennio 2015-2019, mostra quanto le malattie del rachide siano trasversali ai settori: edilizia, logistica, agricoltura, sanità.
È il motivo per cui, nella nostra pratica quotidiana, il rachide resta il primo sorvegliato speciale. Noi di Medicolavoro.org ne abbiamo parlato in Malattia professionale: i segnali precoci rilevabili grazie alla sorveglianza sanitaria, e la conclusione era chiara: il danno al rachide si annuncia molto prima di diventare invalidante.
Quali lavoratori devono sottoporsi alla valutazione clinico-funzionale del rachide
La domanda che ci arriva più spesso, sia dai lavoratori sia dagli RSPP, è la stessa: chi deve farla? La risposta non sta in un elenco di mansioni, ma nel profilo di rischio ricostruito dal Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), l’analisi obbligatoria dei rischi aziendali a cura del datore di lavoro. Nella nostra esperienza, la valutazione clinico-funzionale del rachide entra nel protocollo sanitario quando esiste almeno una di queste esposizioni:
- Movimentazione manuale dei carichi: è il caso disciplinato dal Titolo VI del D.Lgs. 81/2008 (artt. 167-171), che all’art. 167 individua espressamente il rischio di patologie da sovraccarico biomeccanico dorso-lombari e all’art. 168 mette in capo al datore di lavoro l’obbligo di valutarlo. L’Allegato XXXIII richiama come criterio le norme tecniche ISO 11228, oggi nella versione ISO 11228-1:2021 per sollevamento e trasporto, che ha sostituito quella del 2003: un aggiornamento che molti DVR non hanno ancora recepito. Ne parliamo in Peso massimo sollevabile e in Rischio del magazziniere.
- Postura seduta prolungata: chi resta seduto per gran parte del turno, in particolare al videoterminale per almeno venti ore settimanali, sollecita il rachide lombare in modo statico e continuo. Come Medicolavoro.org ha già illustrato in VDT: rischio lavoro al videoterminale, qui il problema non è il carico ma la durata.
- Vibrazioni trasmesse al corpo intero: autisti, conducenti di mezzi movimento terra, carrellisti. Il Titolo VIII, Capo III del D.Lgs. 81/2008 (artt. 199-208): l’art. 200 indica tra gli effetti delle vibrazioni corpo intero il mal di schiena e i traumi del rachide, l’art. 201 fissa il valore d’azione a 0,5 m/s2 e il valore limite giornaliero a 1,0 m/s2, e l’art. 202 pone in capo al datore di lavoro la valutazione, con misurazione, dell’esposizioni. Ne parliamo in Rischio vibrazioni sul lavoro.
- Posture incongrue e movimenti ripetitivi del tronco: torsioni, flessioni ripetute, lavoro con le braccia sopra le spalle. È il perimetro del rischio ergonomico, che tocca anche il rachide cervicale.
Lo confermano i dati della letteratura recente. Uno studio pubblicato nel 2025 su International Archives of Occupational and Environmental Health ha analizzato 2.418 casi di lombalgia acuta occupazionale in Giappone: chi movimentava carichi pari o superiori a 30 kg aveva un rischio significativamente più alto di assenze prolungate oltre i 31 giorni rispetto a chi restava sotto i 10 kg. È il tipo di evidenza che usiamo quando dobbiamo spiegare a un’azienda perché il rachide non tollera i picchi di carico. Sul fronte vibrazioni, una ricerca pubblicata nel 2026 su Frontiers in Public Health su operatori di macchine pesanti e autisti a lungo raggio ha rilevato una prevalenza di lombalgia cronica a dodici mesi del 42,5%, con un incremento del 22% del rischio relativo sopra il valore d’azione di 0,5 m/s2, mentre una revisione sistematica del 2025 su BMJ Military Health, su 37 studi esaminati, ne ha trovati 11 con un’associazione documentata tra vibrazioni corpo intero e lombalgia.
Cosa guardiamo davvero durante la valutazione clinico-funzionale del rachide
Non è una radiografia, e questo è il primo equivoco da sciogliere. La valutazione clinico-funzionale del rachide è un esame clinico strutturato che il medico competente esegue in ambulatorio, in genere durante la visita medica periodica, e si articola in passaggi precisi:
- Anamnesi mirata: storia di lombalgie, sciatalgie, pregressi traumi, terapie in corso, ma anche descrizione concreta del gesto lavorativo, turni e pause.
- Ispezione del rachide in stazione eretta: valutiamo le curve fisiologiche e le loro alterazioni, accentuazione della cifosi dorsale, iperlordosi o rettilineizzazione lombare, atteggiamenti scoliotici, oltre a simmetria delle spalle, del bacino e dei triangoli della taglia.
- Palpazione: ricerca di contratture della muscolatura paravertebrale e di punti dolorosi sui processi spinosi, segmento per segmento.
- Valutazione della mobilità articolare: flessione, estensione, inclinazioni e rotazioni del rachide cervicale, dorsale e lombare, per capire dove il movimento si blocca e se il blocco è antalgico o strutturale.
- Test funzionali e neurologici di base: manovre di stiramento radicolare, riflessi, forza e sensibilità agli arti inferiori, per distinguere un dolore muscolare da un possibile interessamento radicolare.

Tutto viene registrato su una scheda dedicata: un fac-simile utilizzabile è la scheda di valutazione clinica del rachide, della spalla e del ginocchio pubblicata dall’Associazione Ambiente e Lavoro ETS, mentre per la metodologia resta utile il documento del Ministero del Lavoro sui metodi di valutazione del rischio da sovraccarico del rachide. Il valore di questa scheda, nella nostra esperienza, non sta nella singola visita ma nel confronto tra visite successive: è lì che vediamo comparire una rigidità che un anno prima non c’era.

Dal referto al giudizio di idoneità: cosa cambia per lavoratore e azienda
L’esito della valutazione del rachide non resta un dato clinico fine a sé stesso: alimenta il giudizio di idoneità alla mansione specifica previsto dall’art. 41 del D.Lgs. 81/2008.
Il lavoratore riceve una delle formulazioni possibili, idoneità piena, idoneità con prescrizioni o limitazioni, inidoneità temporanea o permanente, parziale o totale, e l’azienda riceve solo il giudizio, non la diagnosi, perché il dato sanitario resta coperto dal segreto professionale.
Nella nostra esperienza la formula più utile, e più fraintesa, è l’idoneità con limitazioni: non è una mezza bocciatura, è uno strumento di prevenzione. Scrivere che un lavoratore può movimentare carichi fino a un certo peso, o alternare postura seduta ed eretta a intervalli regolari, protegge il rachide mantenendolo in produzione. Ne abbiamo parlato in Idoneità alla mansione: 5 cose che devi sapere e, quando la limitazione non è compatibile con il posto, in Visita medica per cambio mansione. Il datore di lavoro, per sua parte, non è liberato: le prescrizioni devono tradursi in modifiche organizzative reali, non in una fotocopia archiviata.
Gli errori che vediamo ripetersi più spesso sul rachide
Dopo anni di attività sul campo, alcuni equivoci sul rachide li riconosciamo prima ancora di entrare in azienda:
Nominare il medico competente e fermarsi lì: senza un DVR aggiornato e un protocollo sanitario coerente, la valutazione del rachide diventa un rito. Chi sia e cosa faccia davvero questa figura lo abbiamo chiarito in Il Medico Competente Aziendale.
Credere che serva una radiografia per tutti: l’esposizione radiologica non è giustificata come screening di massa; la valutazione clinico-funzionale del rachide serve proprio a selezionare i casi in cui un approfondimento ha senso.
Cercare un unico limite di peso valido per tutti: non esiste. Il limite dipende da età, sesso, altezza di presa, distanza dal corpo, frequenza e durata, come spiegano le linee guida INAIL Conoscere il rischio: movimentazione manuale dei carichi10, che restano il riferimento operativo più chiaro.
Trattare il giudizio come un lasciapassare annuale: la sorveglianza sanitaria non certifica che il rachide sia a posto per dodici mesi, fotografa una condizione in un momento dato. In caso di dolore lombare persistente esiste la visita medica su richiesta del lavoratore.
Modulo
Di seguito trovi un fac-simile del modulo prestampato che i medici utilizzano per effettuare la valutazione clinica del rachide e della spalla del Lavoratore:
VALUTAZIONE_CLINICA__RACHIDE-SPALLA.pdf
Alla fine del modulo prestampato vi è anche una piccola guida dove vengono catalogate le patologie del rachide e della spalla suddivise in lievi, medie e gravi, indicando anche se possono causare un danno reversibile o irreversibile.
FAQ
La valutazione clinico-funzionale del rachide è obbligatoria per tutti i lavoratori?
No. È obbligatoria quando il rischio di sovraccarico biomeccanico emerge dalla valutazione dei rischi aziendale e viene inserita dal medico competente nel protocollo sanitario, secondo l’art. 41 del D.Lgs. 81/2008. Il criterio è l’esposizione reale della mansione, non il nome del ruolo: ne parliamo in Il Protocollo Sanitario.
Serve fare una radiografia della colonna prima della visita?
Di norma no. La valutazione del rachide è clinica; l’imaging viene richiesto solo se l’esame obiettivo o i test neurologici lo giustificano. Usarlo come screening generalizzato significa esporre a radiazioni senza beneficio preventivo.
Ogni quanto va ripetuta?
Segue la periodicità della sorveglianza sanitaria stabilita nel protocollo (spesso annuale o biennale, in funzione del rischio). Il valore diagnostico cresce con il confronto tra controlli successivi: lo spieghiamo in Visita medica periodica.
Se dalla valutazione emerge un problema al rachide, rischio il licenziamento?
Nella grande maggioranza dei casi no: si arriva a un’idoneità con limitazioni o, se il posto non è compatibile, a un percorso di ricollocazione. Abbiamo trattato l’argomento in Visita medica per cambio mansione e in Idoneità alla mansione.
Chi può eseguire la valutazione del rachide in ambito lavorativo?
Solo il medico competente nominato dal datore di lavoro, eventualmente con il supporto di specialisti per gli approfondimenti. I requisiti di questa figura sono descritti in Il Medico Competente Aziendale.
Ricorda, la prevenzione è fondamentale!
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8 commenti su “Rachide: come si svolge davvero la valutazione clinico-funzionale in medicina del lavoro”
Salve Dottore, ho vinto un concorso come autista patente C, devo fare visita medica preassuntiva. Un paio di anni fa sono stato operato di ernia discale (L5-S1) e artrodesi (L5-S1). Ora sto benissimo. Attualmente svolgo la mansione di autista presso azienda privata. Il neurochirurgo ha certificato che ora sto bene e posso anche svolgere attività sportiva.
Lei crede che possano farmi inidoneo alla mansione durante la visita medica preassuntiva?
Franco, io credo di no. Ma ovviamente non decido io ma il medico che la visiterà e che potrà valutare nell’insieme la sua salute e l’eventuale incompatibilità con quella mansione specifica…
Salve corretto il giudizio del medico competente che non indica nella cartella sanitaria e di rischio il rischio lavorativo di un autista di autobus urbani che presenta varie ernie discali lombari e la malattia professionale riconosciuta dall’iINAIL? Inoltre in questo caso che tipo di limitazione /prescrizione deve rilasciare?
Grazie.. Cordiali saluti. Amedeo
Amedeo, non riesco a giudicare l’operato di un medico così, da una domanda…
In generale posso dire che la cartella sanitaria è visibile solo al medico, al lavoratore e agli ispettori del lavoro.
E posso dire che la idoneità può semplicemente indicare idoneo/non idoneo/ non idoneo temporaneamente/ idoneo con limitazioni. Senza ulteriori spiegazioni.
Se non si è soddisfatti dalle decisioni del medico si può far ricorso, leggi l’articolo QUI.
Buonasera, è possibile una valutazione funzionale del rachide meramente dialogica, basta solamente su domande poste al lavoratore e nessun altro test di sorta?
Ringrazio in anticipo
Agnese, sì è possibile. E’ il dottore che decide cosa fare. Se, in base alla mansione, all’età, allo stato di salute, decide che sono sufficienti le risposte al questionario specifico, non farà palpazione e movimenti.
Buongiorno sono un collaboratore scolastico, con invalidità civile con problemi alla colonna sia nel tratto cervicale che dorsale, mi chiedevo se deve essere il Dirigente a farmi visita dal medico competente e lo devo chiedere io, grazie
Pietro, probabilmente avrà una visita annuale del medico competente dell’istituto. Ma se vuole anticipare la visita deve chiederlo lei.