Ultimo aggiornamento: 17/07/26
La classificazione rischio aziende avviene sulla base dell’Indice di Rischio, le aziende vengono classificate in 3 settori: BASSO, MEDIO e ALTO rischio.
Cos’è la classificazione del rischio aziendale? È l’inquadramento di un’impresa in una classe di rischio, basso, medio o alto basato sulla pericolosità storica del settore.
Da questa classe dipendono la durata della formazione obbligatoria, i DPI da fornire, l’organizzazione del primo soccorso e l’intensità della sorveglianza sanitaria.
Indice:
BASSO, MEDIO, ALTO RISCHIO: COSA SIGNIFICANO QUESTE TRE CLASSI
CODICE ATECO E VOCE DI TARIFFA INAIL: DUE SISTEMI DIVERSI CHE TUTTI CONFONDONO
COME SCOPRIRE LA CLASSE DI RISCHIO DELLA PROPRIA AZIENDA
DALLA CLASSE DI RISCHIO AI GRUPPI A, B E C DEL PRIMO SOCCORSO
COSA CAMBIA IN PRATICA: FORMAZIONE, DPI E SORVEGLIANZA SANITARIA
FAQ
Basso, medio, alto rischio: cosa significano queste tre classi di classificazione rischio aziende?
Il sistema italiano raggruppa le attività produttive in tre macro-classi di rischio:
- basso,
- medio
- alto.
Non è una valutazione soggettiva del singolo imprenditore, ma un inquadramento che nasce dai dati oggettivi sulla pericolosità del settore, in particolare dalla frequenza e gravità degli infortuni rilevati storicamente.
Lo confermano i numeri: nel 2025 l’INAIL ha registrato 597.710 denunce di infortunio sul lavoro, in crescita dell’1,4% rispetto al 2024.1
I casi mortali sono stati 1.093, e più della metà si è concentrata in due soli comparti:
- agricoltura (29,9%)
- costruzioni (26,4%),
- manifatturiero (17,2%)
- trasporti e logistica (7,5%).
Non è un caso che siano proprio i settori tradizionalmente classificati ad alto rischio: la classificazione fotografa una realtà infortunistica concreta.
A cosa serve, in pratica, sapere in quale classe rientra un’azienda?
A dimensionare correttamente:
- Formazione obbligatoria di lavoratori, preposti e dirigenti: la durata cambia proprio in base alla classe di rischio.
- Dispositivi di protezione individuale da fornire (ne abbiamo parlato in dettaglio nella nostra guida ai DPI: Dispositivi di Protezione Individuale).
- Misure di primo soccorso e composizione della squadra di emergenza.
- Impostazione del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), che resta il cuore di tutta la prevenzione aziendale.
Prima di ragionare sulla classe, consigliamo sempre di avere chiaro cosa sia un rischio e come identificarlo: un passaggio che approfondiamo nel nostro articolo su Rischio sul lavoro: cos’è e come identificarlo, spesso dato per scontato.
Codice ATECO e voce di tariffa INAIL: due sistemi diversi che tutti confondono
Qui arriviamo al punto che, nella nostra esperienza, genera più equivoci in assoluto. Molti pensano che il codice ATECO e la classe di rischio INAIL siano la stessa cosa. Non lo sono.
Il codice ATECO è la classificazione rischio aziende delle attività economiche gestita dall’ISTAT. Serve a identificare cosa fa un’impresa ed è organizzato su sei livelli di dettaglio, dalla sezione generale fino alla sottocategoria.
Dal 1° aprile 2025 sono operativi i nuovi codici ATECO 2025, che hanno sostituito i precedenti ATECO 2007/2022, con tabelle di corrispondenza pubblicate dall’ISTAT.
La classificazione INAIL delle lavorazioni, invece, è tutt’altra cosa. L’INAIL organizza le attività nella Tariffa dei premi2, articolata in 10 grandi gruppi, a loro volta suddivisi in gruppi, sottogruppi e voci di tariffa; l’ultima revisione strutturale risale al Decreto del 27 febbraio 2019, tuttora vigente.
Da questo sistema discende il tasso di rischio effettivo dell’attività ai fini assicurativi.
Il punto cruciale, chiarito dallo stesso INAIL: il codice ATECO serve ad attribuire la voce di tariffa corretta, ma non coincide con essa. In altre parole, l’ATECO è il tramite per arrivare alla classificazione INAIL, non la classificazione stessa.
È una distinzione tecnica ma decisiva: abbiamo visto aziende inquadrare la propria formazione basandosi solo sul codice ATECO letto sulla visura, senza verificare la voce di tariffa reale, e ritrovarsi con corsi di durata sbagliata.

Come scoprire la classe di rischio della propria azienda
Poiché i nuovi ATECO 2025 rischiano di rendere superate le tabelle di codici, il nostro consiglio è di verificare sempre il dato alla fonte, attraverso i canali ufficiali:
- Cassetto previdenziale INAIL: riporta la voce di tariffa effettivamente attribuita all’azienda.
- Visura camerale della Camera di Commercio: riporta il codice ATECO.
- Servizi dell’Agenzia delle Entrate: presso cui il codice viene comunicato all’apertura della partita IVA.
- Tabelle e classificatori dell’ISTAT.
Nella nostra esperienza, il momento più delicato è l’avvio dell’attività o un cambio di lavorazione: è lì che un inquadramento impreciso si trascina poi per anni.
Alcuni comparti, poi, hanno profili di rischio molto specifici che meritano un’analisi dedicata: pensiamo al rischio in agricoltura e ai suoi 8 fattori chiave, al rischio ergonomico tipico delle attività ripetitive, o al rischio biologico e ai suoi 4 livelli nelle strutture sanitarie. Anche mestieri apparentemente “leggeri” nascondono insidie: ne abbiamo scritto a proposito dei rischi lavoro-correlati dei parrucchieri, spesso sottovalutati. E con le estati sempre più torride, cresce il peso di fattori un tempo marginali, come raccontiamo nell’articolo sul rischio caldo.
Che i settori non siano tutti uguali lo confermano i dati INAIL 2025: a fronte di un manifatturiero in lieve calo (-0,5%), le costruzioni segnano +3%, il commercio +2,1% e la sanità +1,6%.1 Le malattie professionali denunciate sono state 98.463 (+11,3%), di cui il 75,4% riconducibile a disturbi muscoloscheletrici: un dato che ci colpisce ogni volta e che spiega perché la valutazione del rischio ergonomico stia diventando centrale in quasi ogni azienda.
Dalla classe di rischio ai gruppi A, B e C del primo soccorso
Un ambito in cui la classificazione rischio aziende si traduce in obblighi concreti è il primo soccorso. Qui entra in gioco l’articolo 455 del D.Lgs. 81/20084, che impone al datore di lavoro di organizzare le misure di primo soccorso in base alla natura dell’attività e alle dimensioni aziendali, sentito il medico competente ove nominato.
L’articolo 45 rimanda esplicitamente a un decreto ancora oggi in vigore che suddivide le aziende in tre gruppi; A, B e C proprio in funzione della tipologia di attività, del numero di lavoratori e dei fattori di rischio, valutati anche attraverso l’indice infortunistico INAIL di inabilità permanente.
La classificazione rischio aziende che incontriamo quotidianamente l’abbiamo spiegato in dettaglio nella guida alle aziende del Gruppo A, Gruppo B e Gruppo C.
La distinzione ha conseguenze pratiche precise sulla formazione degli addetti:
- Gruppo A (attività più a rischio): corso di 16 ore (10 di teoria e 6 di pratica), con aggiornamento triennale di 6 ore.
- Gruppi B e C: corso di 12 ore (8 di teoria e 4 di pratica), con aggiornamento triennale di 4 ore.
Su come impostare correttamente questa formazione rimandiamo alla nostra panoramica sui Corsi di Primo Soccorso e all’approfondimento su quanti lavoratori devono fare il corso di Primo Soccorso, una domanda che ci viene rivolta praticamente in ogni sopralluogo. Segnaliamo che anche la letteratura tecnica di settore insiste su un punto che condividiamo: l’inquadramento nel gruppo giusto non è un adempimento formale, ma la condizione perché la squadra di emergenza sia davvero dimensionata sul rischio reale.
Come è fatto un codice ATECO
Il codice ATECO è un codice formato da lettere e numeri.
Le lettere servono per indicare il macrosettore economico, i numeri successivi (che possono essere da 2 fino a 6) indicano invece le sottocategorie dettagliate del settore in cui opera l’azienda.
Il codice ATECO si basa su 6 livelli, che indicano:
- Sezioni (lettere)
- Divisioni (numeri)
- Gruppi (numeri)
- Classi (numeri)
- Categorie (numeri)
- Sottocategorie (numeri)
Puoi recuperare il codice ATECO:
- sul certificato di attribuzione del numero di Partita IVA
- sulla Visura Camerale
Altrimenti, puoi andare sul sito di ISTAT, dove trovi uno strumento di ricerca che ti aiuta a trovare il tuo codice ATECO, inserendo alcune informazioni sulla Tua Azienda.
Cosa cambia in pratica: formazione, DPI e sorveglianza sanitaria
Una volta stabilita la classe di rischio, tutto il sistema di prevenzione si dimensiona di conseguenza. La formazione dura di più nelle aziende ad alto rischio, i DPI sono più numerosi e specifici, le figure della sicurezza hanno compiti più impegnativi.
A questo proposito, ricordiamo sempre quanto sia centrale il ruolo dell’RSPP, il Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione, che deve tradurre la classificazione in misure operative coerenti.
La classe di rischio incide sull’intensità della sorveglianza sanitaria e sul lavoro del medico competente.
Non tutte le aziende hanno l’obbligo di nominarlo, e non tutti i lavoratori vanno sottoposti agli stessi controlli: chiariamo chi deve farlo e in quali casi nella guida a quando la Sorveglianza Sanitaria è obbligatoria e per chi, mentre il ruolo, i compiti e i limiti di questa figura li abbiamo raccolti nell’articolo dedicato al Medico Competente Aziendale.
La classificazione del rischio aziendale è la mappa da cui dipendono formazione, dispositivi, primo soccorso e sorveglianza sanitaria.
In sintesi
- Le aziende italiane sono classificate in tre classi di rischio — basso, medio, alto — in base alla pericolosità del settore e ai dati infortunistici.
- Il codice ATECO (ISTAT) identifica l’attività economica; la voce di tariffa INAIL determina il rischio assicurativo: sono due sistemi distinti, verificabili su Cassetto previdenziale INAIL, visura camerale, Agenzia delle Entrate e ISTAT.
- Dal 1° aprile 2025 sono in vigore i nuovi codici ATECO 2025; non esiste ancora una tabella generale e ufficiale di raccordo con la Tariffa INAIL per tutti i settori.
- Il D.M. 388/2003, richiamato dall’art. 45 del D.Lgs. 81/2008, suddivide le aziende in Gruppi A, B, C per il primo soccorso: 16 ore di corso per il Gruppo A, 12 ore per i Gruppi B e C.
- Nel 2025 l’INAIL ha registrato 597.710 infortuni denunciati e 98.463 malattie professionali, confermando che la classificazione riflette rischi reali.

FAQ
Qual è la differenza tra codice ATECO e classificazione di rischio INAIL?
Il codice ATECO, gestito dall’ISTAT, indica il tipo di attività economica svolta. La classificazione INAIL, basata sulla Tariffa dei premi, stabilisce il rischio assicurativo attraverso le voci di tariffa. Il codice ATECO serve ad attribuire la voce di tariffa corretta, ma i due sistemi non coincidono.
Come faccio a sapere a quale classe di rischio appartiene la mia azienda?
Il modo più affidabile è verificare la voce di tariffa nel Cassetto previdenziale INAIL e il codice ATECO nella visura camerale o presso l’Agenzia delle Entrate. Sconsigliamo di affidarsi a tabelle non aggiornate, soprattutto dopo l’introduzione dei codici ATECO 2025.
Cosa sono i gruppi A, B e C del primo soccorso?
Sono le tre categorie in cui il D.M. 388/2003 suddivide le aziende ai fini del primo soccorso, in base ad attività, numero di lavoratori e indice infortunistico INAIL. Determinano la durata del corso per gli addetti: 16 ore per il Gruppo A, 12 ore per i Gruppi B e C.
In che modo la classe di rischio influisce sulla sorveglianza sanitaria?
Il livello di rischio incide sull’intensità della sorveglianza sanitaria e sui compiti del medico competente, oltre che sulla formazione e sui dispositivi di protezione individuale. Non tutte le aziende hanno l’obbligo di nominare il medico competente: dipende proprio dalla classe di rischio e dall’attività svolta.
I nuovi codici ATECO 2025 cambiano la classificazione della mia azienda?
Possono cambiare il codice identificativo dell’attività. La struttura della Tariffa INAIL del 2019 resta invece vigente. Poiché non esiste ancora un raccordo ufficiale completo, conviene verificare il proprio inquadramento ai canali ufficiali.
Per tutte le informazioni visita la nostra pagina sui Corsi di Primo Soccorso.





4 commenti su “Classificazione rischio aziende”
Una agenzia marittima con soli 3 dipendenti (codice ateco 2025: 52.31.00) svolge una attività ausiliare dei trasporti ma comporta unicamente lavoro di ufficio, con PC per le e-mail, stampanti e telefoni ma senza magazzino e/o movimentazione di carichi e/o trasporti, eppure secondo la classificazione di rischio avrebbe un rischio “medio”?
Come è possibile?
La legge precede che la classificazione dei rischi aziendale si basi sul codice ATECO, se il vostro è quello indicato, ha un codice ATECO che comporta un rischio aziendale. Dato che fate altro forse è il caso di fare una variazione per adeguarlo alla vostra tipologia aziendale.
quindi il lavoratore ha tutti i diritti e il datore di lavoro solo doveri???
Si di solito è così.